Polizze linked e finanziarizzazione dell’attività assicurativa.



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Nota a App. Catanzaro, Sez. III, 5 novembre 2021, n. 1433.

di Cesare Valentino

 

La pronuncia della Corte d’Appello di Catanzaro si inserisce nell’articolato dibatitto giurisprudenziale e dottrinario sorto in merito alla natura delle polizze unit linked. Questione la cui risoluzione incide sulla disciplina in concreto applicabile alle medesime. Nella specie veniva azionata in giudizio una polizza unit linked sottoscritta in data 17.1.2005, in cui il capitale, versato sotto forma di premio, veniva gestito mediante l’acquisto di quote di un fondo comune di investimento. In particolare la sottoscrittrice lamentava la violazione dei doveri informativi da parte dell’intermediario assicurativo, che non le avrebbe fornito, specie in fase contrattuale, informazioni afferenti l’andamento della gestione e i rischi insiti nella stessa. In primo grado il Tribunale di Cosenza, qualificata la polizza azionata come contratto sostanzialmente finanziario, pronunciava la risoluzione della stessa, in quanto la violazione da parte dell’intermediario dei doveri informativi in corso di rapporto costituiva “grave inadempimento” rilevante ai sensi e per gli effetti dell’art. 1453 c.c.
A medesime conclusioni perviene la Corte d’Appello di Catanzaro nella sentenza che qui si segnala, che qualifica la polizza unit linked oggetto di giudizio quale prodotto finanziario alla luce della sostanziale prevalenza della causa di investimento rispetto alla causa assicurativa. Prevalenza derivante dalla irrisorietà della percentuale di rischio gravante sull’impresa assicuratrice emittente. A tale esito intepretativo si riconnette, quale corollario applicativo, la sottoposizione della polizza linked azionata alle regole che infirmano lo statuto della trasparenza finanziaria, cristallizzate, con particolare riferimento alle polizze linked sottoscritte in data anteriore alla l. 262/2005 , all’art. 21 TUF e a livello di normazione secondaria agli art. 28 e 29 Reg. Consob n. 11522/1998 .
Con tale pronuncia pertanto la Corte d’Appello di Catanzaro aderisce all’orientamento giurisprudenziale allo stato prevalente , in forza del quale il giudice di merito, al di là del nomen iuris attribuito alla polizza linked dai contraenti, deve interpretare il contratto e desumere dal complessivo regolamento negoziale se il medesimo sia da qualificare come assicurazione sulla vita, in cui il rischio avente ad oggetto un evento che involge l’esistenza dell’assicurato è assunto dall’assicuratore, oppure se l’operazione contrattuale si concreti nell’investimento in uno strumento finanziario, laddove il rischio di performance sia per intero addossato all’assicurato. Tale orientamento diverge dall’impostazione tradizionale della Corte di Giustizia, che con due pronunciamenti , muovendo dalla lettera delle disposizioni della direttiva 79/267/CEE (“direttiva vita”), ha affermato la natura assicurativa delle polizze linked, ritenendo irrilevanti ai fini della qualificazione di tali prodotti il profilo dell’allocazione del rischio e della garanzia di restituzione del capitale. Tale indirizzo del giudice sovranazionale è stato fatto proprio anche dal legislatore europeo, che con la direttiva 2014/65/UE (“MiFid II”) ha introdotto nel sistema la nozione di “prodotto di investimento assicurativo”, nel cui perimetro rientrano anche le polizze linked. Nozione ripresa anche nel Regolamento n. 1286/2014 e nella direttiva 2016/97/UE (“IDD”). In particolare con il Reg. n. 1286/2014 è stato previsto, quale veicolo informativo precontrattuale per i prodotti di investimento assicurativo il “Kid”, contenente le informazioni chiave sul prodotto necessarie alla prestazione, da parte del sottoscrittore, di un consenso consapevole, specie in ordine ai profili di rischio insiti nell’operazione. Con la direttiva “IDD” , invece, alla trasparenza in senso formale, intesa come complesso di doveri informativi posti a carico dell’intermediario, sono state affiancate specifiche regole di governo del prodotto, tese ad anticipare la tutela del sottoscrittore di polizze linked ad una fase che precede la conclusione del contratto. La logica è quella di immettere nel sistema prodotti adeguati alle esigenze dei sottoscrittori, nell’intento di superare i tradizionali limiti insiti nel canone della trasparenza “formale”.

 

Qui la sentenza.

 

 

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