Sull’onere della prova gravante sull’attore in ripetizione di indebito: il punto della Prima Sezione Civile.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 19 gennaio 2022, n. 1550.

di Antonio Zurlo

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Prima Sezione Civile ripropone il principio per cui sia gravante sull’attore in ripetizione dell’indebito la prova dell’inesistenza di una giusta causa dell’attribuzione patrimoniale, compiuta in favore del convenuto[1], ancorché si tratti di prova di un fatto negativo.

Del pari, il Collegio rileva come non sia affermazione esatta quella per cui, ai fini della dimostrazione dell’indebito da pagamento di interessi anatocistici o a tasso ultralegale, sia sufficiente dimostrare, come sostiene parte ricorrente, l’avvenuto pagamento degli stessi (per provare il quale basta effettivamente la produzione degli estratti conto), essendo la legge a vietarne la corresponsione: vero è, per contro, che la legge, sia per gli uni che per gli altri, consenta alle parti di concordarne il pagamento in particolari situazioni. Invero, l’art. 1283 c.c., pur vietando in linea di principio che gli interessi scaduti producano a loro volta ulteriori interessi, lo consente tuttavia «per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza»; anche l’art. 120 TUB attribuisce ampio spazio a convenzioni giustificative dell’anatocismo; analogamente, l’art. 1284 c.c. e l’art. 117 TUB consentono la pattuizione di interessi a tasso superiore a quello legale. Ciò premesso, grava sull’attore in ripetizione di indebito anche la prova negativa, dell’inesistenza di tali accordi tra le parti.

È pur vero, tuttavia, che la produzione del contratto a base del rapporto bancario sia, a tal fine, per un verso, non indispensabile e, per altro verso, neppure sufficiente. Nello specifico, non è sufficiente perché, anche una volta che sia stato esibito il contratto, resta possibile che l’accordo sia stato stipulato con un atto diverso e successivo; non è, soprattutto, indispensabile perché anche altri mezzi di prova, quali le presunzioni unitamente agli argomenti di prova ricavabili dal comportamento processuale della controparte, ai sensi dell’art. 116, secondo comma, c.p.c., nonché al limite il giuramento, possono valere allo scopo di dimostrare l’assenza dei fatti costitutivi del debito dell’attore.

Nella specie, la Corte territoriale ha errato nell’attribuire alla produzione del contratto di conto corrente valenza decisiva ed esclusiva quanto alla prova della domanda attorea, senza darsi carico di valutare anche gli elementi di giudizio atti a fondare la prova presuntiva invocata dall’appellante, così come il comportamento processuale della banca appellata. Quali siano, tuttavia, le conseguenze da trarre, sulla fondatezza della domanda, da tali elementi, è compito riservato al giudice del merito e che non può essere svolto nel giudizio di legittimità.

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr., ex multis, Cass. n. 14428/21; Cass. n. 11294/20; Cass. n. 33009/19; Cass. n. 30822/18; Cass. n. 7501/12.

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