Sull’assicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta: pronuncia monografica della Terza Sezione Civile.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 17 gennaio 2022, n. 1166.

di Antonio Zurlo

 

In via preliminare, il Collegio rileva come la mera attività di formulazione del regolamento contrattuale sia da tenere distinta dalla predisposizione delle condizioni generali di contratto, non potendo considerarsi unilateralmente predisposte non solo le condizioni contrattuali assunte a seguito e per effetto di trattative svoltesi tra le parti, ma anche quelle clausole contrattuali predisposte da uno dei due contraenti in previsione e con riferimento a una singola, specifica vicenda negoziale ed a cui l’altro contraente possa, del tutto legittimamente, richiedere ed apportare le necessarie modifiche dopo averne liberamente apprezzato il contenuto.

Nella specie, la sentenza impugnata aveva ritenuto che l’illecito, oggetto di copertura assicurativa, fosse solo quello compiuto per conto e nell’interesse della società e, quindi, nell’esercizio di un’attività inscindibilmente correlata alla funzione rivestita dall’assicurato all’interno della compagine societaria. In altri termini, la Corte territoriale ha escluso gli illeciti legati da un nesso di occasionalità necessaria con la società (ritenendo che la divulgazione di informazioni privilegiate non potesse che provenire da un soggetto che in ragione della sua funzione all’interno della società ne fosse in possesso), per ritenere compresi solo quelli posti in essere nell’esercizio delle funzioni attribuite all’assicurato dalla società, nel senso che il fatto illecito, per essere oggetto di copertura assicurativa, avrebbe dovuto rivelarsi necessario per espletamento di attività che la società aveva il potere di esigere dall’amministratore.

Sotto il profilo dell’illecito compiuto “nell’interesse”, parte ricorrente pretende di introdurre una distinzione nella regolamentazione del contratto per conto di chi spetta, rispetto al contratto a favore di terzo, al fine di farne derivare la ricorrenza di un proprio personale interesse, in quanto parte del contratto, a discapito dell’interesse della società, ritenuto irrilevante per questa tipologia di contratto (al punto da poter persino mancare). Il Collegio rileva, pur tuttavia, come tale censura sia fondata su di una premessa in iure erronea, ovverosia che nel contratto di assicurazione per conto di chi spetta possa far difetto un interesse del contraente alla stipulazione del contratto e che, al contempo, esso sia stipulato nell’interesse esclusivo del terzo assicurato, parte in senso sostanziale del contratto. La giurisprudenza di legittimità ha ritenuto, per contro, che l’assicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta «si configura, sul piano morfologico, quale vicenda negoziale sui generis di contratto a favore di terzo (…), sicché ad essa si applicano tanto le norme proprie dell’istituto ex art. 1411 e ss. c.c., quanto quelle del contratto di assicurazione nella parte in cui derogano ai principi generali dettati dalla legge per il contratto a favore di terzo. Ne consegue che, con specifico riferimento al requisito dell'”interesse” questo risulta, nell’assicurazione ex art. 1891, di duplice natura e di diverso contenuto, dovendo esso venir valutato, ai fini della validità del contratto, sia con riguardo alla posizione dell’assicurato-terzo, a norma dell’art. 1904 c.c., sia con riferimento alla posizione dello stipulante, a norma dell’art. 1411 c.c.: sotto il primo profilo, l’interesse assicurativo sottende, nella sostanza, una relazione, economica tra un soggetto e un bene esposto a rischio in rapporto 16 ad un evento futuro potenzialmente dannoso (dovendo, per l’effetto, risultarne una posizione soggettiva giuridicamente qualificata e non un interesse di mero fatto); sotto il secondo aspetto, ferma l’operatività del principio generale dell’art. 1411 c.c., l’interesse in discorso non deve giocoforza assumere caratteri di giuridicità, potendo, per converso, risolversi in una situazione soggettiva di mero fatto, morale o di immagine»[1].

 

Qui la sentenza.


[1] Cfr. Cass. 20.08.1997, n. 7769; Cass. 04.05.2005, n. 9284; Cass. 05.06.2007, n. 13058; Cass. 13.12.2007, n. 26253.

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