SIM Swap: sugli obblighi di identificazione a carico dell’operatore telefonico.



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Nota a Trib. Rimini, 11 novembre 2021, n. 1003.

Massima redazionale

 

 

La responsabilità della Banca non deve reputarsi esistente per il sol fatto che dalla piattaforma home banking fosse partito un pagamento non autorizzato, dovendo, per contro, essere ritenuta responsabile solo in caso di omessa adozione delle misure di sicurezza previste contrattualmente.

Ne consegue che l’Istituto che svolta un’attività di tipo finanziario o, in generale, creditizio risponda, quale titolare del trattamento di dati personali, dei danni conseguenti al fatto di non aver impedito a terzi di introdursi illecitamente nel sistema telematico del cliente, mediante la captazione dei suoi codici di accesso, se non dovesse comprovare che l’evento dannoso non gli sia imputabile, perché discendente da trascuratezza, errore o frode dell’interessato, o, ancora, da forza maggiore.

Con riferimento all’operatore telefonico, il Tribunale riminese non ritiene ammissibile medesimo addebito. Invero, solo con l’art. 2 della delibera n. 86/21/CIR dell’AGCOM (“Identificazione del soggetto richiedente il cambio della sim”) è stato stabilito che il fornitore di servizi di telefonia mobile, nel caso di cambio sim, tanto nel caso in cui la richiesta sia stata fatto presso il dealer, quanto in caso di richiesta telematica, «è tenuto ad identificare il soggetto che richiede la sostituzione della sim attuando le relative vigenti norme. Nel caso delle SIM, l’identificazione è effettuata prima del caricamento del profilo da remoto o della sua attivazione in rete.». In precedenza, il Codice delle Comunicazioni Elettroniche (segnatamente, l’art. 55, comma 71), non prevedeva l’identificazione del soggetto richiedente, in caso di richiesta di duplicazione della sim.

 

Qui la sentenza.

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