Tasso soglia usura e commissione di massimo scoperto.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 14 dicembre 2021, n. 39898.

Massima redazionale

 

La Sesta Sezione Civile riafferma come per la determinazione del tasso di interesse usurario si debba tenere conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito (ex art. 644, comma 4, c.p.).

Nella specie, la Corte territoriale, nel verificare se fosse stato superato il tasso soglia, ha preso in considerazione un “non meglio precisato” «tasso di interesse debitore effettivo annuo»; tale tasso risulta dallo stesso testo contrattuale e non appare affatto coincidente col tasso effettivo globale (TEG), ovverosia col tasso che indica il costo complessivo dell’operazione, comprensivo delle richiamate commissioni, remunerazioni e spese che assumono importanza nel quadro della «determinazione del tasso di interesse usurario», di cui all’art. 644, comma 4, c.p.

Non vale opporre che, ai fini del calcolo del TEG, commissioni, remunerazioni e spese vadano aggiunte al tasso nominale (e cioè al tasso d’interesse, in percentuale e su base annua, dell’interesse preteso per l’operazione di finanziamento consistente nell’affidamento), e non al detto «tasso di interesse debitore effettivo annuo», come, per contro, parrebbe pretendere la società istante. Quel che rileva, infatti, è l’errore in cui è incorsa la Corte d’Appello nell’individuazione del TEG, consistito nel mancato apprezzamento delle commissioni, remunerazioni e spese che incidono sul costo complessivo dell’operazione.

Il Collegio, da ultimo, precisa che, con riguardo alla commissione di massimo scoperto, la verifica dell’usura imponesse non già di includere la stessa nel tasso effettivo globale, quanto di effettuare la separata comparazione del TEG e della commissione stessa, eventualmente applicata, rispettivamente con il «tasso soglia» e con la «commissione di massimo scoperto soglia», secondo l’insegnamento delle Sezioni Unite[1].

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 20 giugno 2018, n. 16303.

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