In tema di opposizione alla devoluzione dei rapporti bancari, caduti in successione (continua la “querelle” fra i diversi Collegi territoriali).



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Nota a ABF, Collegio di Napoli, 20 ottobre 2021, n. 21852.

di Donato Giovenzana

 

La questione oggetto di ricorso verte sulla valutazione della legittimità della pretesa avanzata dalla ricorrente, in qualità di erede legittima, per rappresentazione, della de cuius, di vedersi liquidare dall’intermediario la propria quota ereditaria pari ad 1/27, in presenza di una formale diffida fatta pervenire via pec alla banca da un’altra coerede.

L’eredità in esame, a detta della banca, consiste nel saldo attivo di circa € 508.000,00 presenti sul conto corrente, in un dossier titoli intestato alla sola de cuius, in un ulteriore dossier titoli cointestato con il coniuge e nel contenuto di due cassette di sicurezza.

La ricorrente agisce quale erede legittima, per rappresentazione, della de cuius, deceduta in data 19/2/2014.

Rileva il Collegio che non sussistono contestazioni da parte della banca circa la presentazione della dichiarazione di successione o della relativa dichiarazione integrativa, ai fini dell’eventuale vincolo di indisponibilità ex art. 48, c. 4 del d.lgs. 346/1990, di cui alla decisione n. 5305/2013 del Collegio di coordinamento.

Dalla suddetta dichiarazione (versata in atti), nonché dalla ricostruzione dell’intermediario, la ricorrente è una delle tre figlie della sorella premorta della de cuius e la quota alla stessa spettante, in assenza di specifiche contestazioni tra le parti sul punto o sulla quantificazione degli importi, risulta pari ad 1/27, ai sensi dell’articolo 582 c.c.

La questione sottoposta all’ABF verte sulla valutazione della legittimità della richiesta di liquidazione della propria quota ereditaria da parte della ricorrente, pur in presenza di una opposizione ricevuta dalla banca da parte di un coerede terzo (nel caso in oggetto si tratta di una figlia del coniuge/erede della de cuius, morto in data 7/4/2019, nel cui asse ereditario risulterebbe conseguentemente compresa la relativa quota di eredità della de cuius, non ancora oggetto di divisione).

Non sfugge al Collegio che “ogni coerede può agire anche per l’adempimento del credito ereditario pro quota, e senza che la parte debitrice possa opporsi adducendo il mancato consenso degli altri coeredi, dovendo trovare risoluzione gli eventuali contrasti insorti tra gli stessi nell’ambito delle questioni da affrontare nell’eventuale giudizio di divisione” (Cass., Sez. VI-2, Ord. n. 27417/2017); e che “Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente” (Collegio di coordinamento, n. 27252/2018).

Non sfugge altresì al Collegio che la resistente sia rimasta “soccombente” nel giudizio definito con decisione del Collegio di Milano n. 6757/2021. Ma la presente fattispecie si differenzia da quella già decisa dal Collegio di Milano poiché nel presente caso vi è stata un opposizione, formalizzata a mezzo PEC da altro erede (come è incontestato tra le parti, cfr. diffida 20/4/2021 da parte di un’altra coerede FP).

Rilevato dunque che le contestazioni della ricorrente riguardano argomenti di natura successoria nonché l’esistenza di contestazione ed opposizione circa la quota rivendicata, la decisione invocata in questa sede, allo stato, porterebbe il Collegio a dover “vagliare” contrasti in materia ereditaria in violazione della propria competenza ratione materiae.

Di conseguenza il ricorso risulta, sotto questo profilo, inammissibile.

In termini, in fattispecie analoga, cfr. Collegio di Bari, n. 17636/2021:

La questione sottoposta al Collegio riguarda l’accertamento del diritto ricorrente ad ottenere la liquidazione della quota di un terzo del saldo residuo di un conto corrente e di un deposito titoli, in essere presso l’intermediario resistente e intestati alla defunta madre, in presenza di un’opposizione di altri coeredi. Preliminarmente si fa presente che dalla documentazione in atti non consta che sia avvenuta l’instaurazione di un giudizio sull’eredità della madre del ricorrente, benché l’intermediario abbia riferito il proposito manifestato in tal senso da alcuni coeredi. E’ tuttavia non contestata la circostanza dell’intervenuta notifica di una formale opposizione al rilascio dei beni a favore del ricorrente da parte degli altri eredi. Ebbene, il Collegio ritiene che il ricorso vada dichiarato inammissibile quanto alla domanda di liquidazione della quota di 1/3 del controvalore dei titoli in deposito a custodia intestati al de cuius, asseritamente di esclusiva spettanza del ricorrente, perché la decisione invocata involge la soluzione di questioni successorie che esulano dalla competenza dell’Arbitro e che inevitabilmente coinvolgerebbero le posizioni giuridiche degli altri coeredi non evocati nel presente procedimento.”

Per il che il Collegio partenopeo dichiara il ricorso irricevibile.

 

Qui la decisione.

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