In caso di assegno circolare, la certificazione del bene emissione a cura dell’intermediario negoziatore è sufficiente a ingenerare nel cliente il legittimo affidamento.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 12 novembre 2021, n. 23265.

di Donato Giovenzana

 

La controversia sottoposta alla cognizione del Collegio felsineo attiene alla ritenuta responsabilità dell’intermediario negoziatore di un assegno circolare rivelatosi contraffatto.

Ciò premesso, secondo il Collegio la fattispecie oggetto di esame corrisponde ad una tipologia di truffa ben consolidata, già nota ai Collegi del sistema ABF e recentemente esaminata dalla pronuncia del Collegio di Coordinamento n. 7283/2018, la quale, dopo aver ribadito e sottolineato l’esistenza di precisi obblighi di protezione dei terzi che vengono a contatto con i soggetti che emettono o collocano assegni circolari, ponendo l’accento sulla professionalità tipica (e rafforzata) che l’ordinamento pone a carico di detti soggetti, ha avuto modo di enunciare i criteri in base ai quali occorre valutare la responsabilità dell’intermediario negoziatore del titolo, dell’intermediario emittente putativo del titolo, nonché l’eventuale concorso di colpa del creditore ex art. 1227, comma 2, c.c.

Ad avviso del Collegio, la condotta dell’intermediario negoziatore del titolo non sembra esente da responsabilità, là dove a fronte di una richiesta di verificare la bontà del titolo, ha rassicurato il cliente sulla bene emissione del titolo, limitandosi ad effettuare una mera telefonata ad una terza banca (in uno scenario normativo che in nessun punto prevede l’uso del telefono per la verifica di bene emissione), senza preoccuparsi di ottenere una conferma scritta da parte della banca emittente o collocatrice e senza premurarsi di identificare con modalità più sicure il funzionario che forniva il bene emissione, omettendo qualunque cautela necessaria a ridurre il rischio di frodi (cfr. le decisioni ABF, Collegio di Bologna, n. 2946/2018; Collegio di Napoli, n. 6477/2017; Collegio di Milano, n. 5446/2016).

Una volta accettato di procedere con la richiesta della bene emissione, l’intermediario era infatti tenuto a seguire la procedura più cautelativa possibile a tutela del suo correntista ex art. 1176, comma 2, c.c., cosa nella fattispecie non avvenuta (cfr, la decisioni ABF, Collegio di Napoli, n. 10421/2016, nonché le pronunce di Trib. Torino, 23 novembre 2017 e Trib. Verona, 27 settembre 2012).

Non solo. La responsabilità dell’intermediario negoziatore appare sussistere anche sotto il profilo della rilevabilità ictu oculi della falsificazione o contraffazione del titolo. L’assegno in questione si caratterizza per la presenza di alcune alterazioni rilevabili dal semplice esame del titolo quali

a) la presenza di “piedini” nello spazio riservato alla data di emissione e all’importo in cifre;

b) la dicitura “decine di migliaia di euro”, in luogo di “decine di migliaia” e “migliaia di euro” in luogo di “centinaia di migliaia”;

c) l’inversione tra il lato destro e sinistro del titolo delle diciture “decine di migliaia” e “centinaia di migliaia” (cfr. la Circolare ABI Serie Tecnica n. 5 del 22 marzo 2016, p. 6).

Senza contare che qualora la banca non avesse ritenuto idoneo l’assegno per poter esprimere un giudizio corretto sulla veridicità del titolo, avrebbe potuto informare il cliente dell’eventuale inidoneità del documento per poter dar seguito alla richiesta di regolarità del titolo (cfr. Cass. 2149/2000).

Quanto all’eventuale concorso di colpa del ricorrente e alla quantificazione del danno risarcibile, l’Abf richiama sul punto l’orientamento espresso in due diverse occasioni dal Collegio di Coordinamento, secondo cui “in caso di assegno circolare, la certificazione del bene emissione a cura dell’intermediario negoziatore sia sufficiente a ingenerare nel cliente un legittimo affidamento rispetto alla bontà dell’assegno”, tale da escludere l’applicabilità dell’art. 1227, comma 2, c.c. (cfr, la citata decisione n. 7283/2018) e “nel caso di vendita di un bene di cui il venditore si sia spogliato facendo legittimo affidamento sulla dichiarazione di bene emissione dell’assegno circolare, poi risultato falso, consegnatogli dall’acquirente in pagamento del prezzo, la banca negoziatrice che abbia ingenerato tale affidamento è tenuta al pagamento della somma corrispondente al valore facciale del titolo” (così la decisione n. 20978/2021).

Per il che, dall’accertamento della responsabilità dell’intermediario negoziatore del titolo, discende pertanto la condanna a corrispondere al ricorrente a titolo di risarcimento la somma richiesta, ovvero 15.300,00 euro, pari al valore facciale del titolo.

 

Qui la decisione.

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