Successione conto cointestato: errata dichiarazione della banca, terzo pignorato, ex art. 547 c.p.c., relativamente al compendio ereditario (e conseguente responsabilità).



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Nota a ABF, Collegio di Torino, 18 ottobre 2021, n. 21698.

di Donato Giovenzana

 

Secondo il Collegio torinese il ricorso deve essere parzialmente accolto nei termini che seguono.

I seguenti fatti appaiono documentati e pacifici fra le parti:

– l’1.10.1998 si apriva la successione del fratello dell’odierna ricorrente, la quale era chiamata a subentrarvi insieme all’altra sorella ed alla madre (quest’ultima poi a sua volta deceduta il 3.04.1999);

– l’asse ereditario contemplava, tra le altre cose, il credito riveniente dal saldo attivo di un conto corrente cointestato al de cuius ed alla sorella dello stesso (e dell’odierna ricorrente), pari, nel giorno dell’apertura della successione, a Lire 150.328.925 (€ 77.638,41).

E’ altrettanto pacifico che il 22.11.2019 ed il 28.01.2020 venivano notificati due pignoramenti presso terzi da parte di creditori della sorella del de cuius e a carico di quest’ultima.

Alla data del primo di tali atti esecutivi (22.11.2019) il saldo attivo del conto si era ridotto ad € 39.087,51 a seguito soprattutto di 26 operazioni compiute nel periodo compreso tra il 30.03.1999 ed il 30.04.2002, per un totale di € 37.253,40, da parte della sorella dell’odierna ricorrente e del de cuius, nonché cointestataria del conto corrente in questione.

A fronte di tale saldo, l’intermediario rendeva in data 12.12.2019 la dichiarazione di terzo ai sensi dell’art. 547 c.p.c., in cui affermava che il debitore esecutato risultava cointestatario “con nominativo estraneo alla presente procedura e deceduto il 1.10.1998, con saldo complessivo di € 39.087,51” e che, pertanto, era stato apposto “il vincolo sulla somma di € 19.543,75, corrispondente al 50% di pertinenza del pignorato (con esclusione della quota caduta in successione)”.

Risulta poi un secondo pignoramento presso terzi, datato 28.1.2020, nel quale l’intermediario comunicava che nulla poteva essere vincolato per effetto di quanto già disposto al ricevimento del primo atto esecutivo del 22.11.2019.

L’oggetto del contendere riguarda dunque prima di tutto la contestazione mossa dall’odierna ricorrente, la quale lamenta che l’intermediario abbia reso una dichiarazione di terzo nel primo pignoramento presso terzi, apponendo un vicolo sulla somma di € 19.543,75, quando invece avrebbe dovuto rilasciare dichiarazione negativa, essendo la quota di spettanza della debitrice esecutata (sorella del de cuius e della ricorrente) già stata prelevata con le suddette operazioni compiute dal 30.03.1999 al 30.04.2002.

Su questo aspetto non può non rilevarsi come la pendenza della questione successoria fosse nota alla banca quantomeno sin dal 1999, quando cioè l’avvocato della ricorrente chiedeva il blocco del conto a causa della successione medesima. Inoltre è lo stesso intermediario a riconoscere che le operazioni compiute dalla sorella dell’odierna ricorrente tra il 30.03.1999 ed il 30.04.2002 fossero riconducibili alla sua quota del 50%, a quest’ultima spettante in ragione dell’originaria cointestazione del rapporto col de cuius e della presunzione prevista dagli artt. 1298, comma 2, e 1854 c.c. (si vedano in particolare le lettere dell’intermediario del 12.03.2017, 3.12.2010 e 18.02.2014, prodotte dalla ricorrente e molto chiare sul punto). E’ stato dunque lo stesso intermediario, nei propri atti e comunicazioni precedenti al ricorso, ad aver riconosciuto che la quota del 50% del conto corrente riconducibile alla sorella dell’odierna ricorrente era già stata da questa prelevata. E’ chiaro dunque che nel momento in cui, il 2.11.2019, lo stesso ha ricevuto il primo pignoramento presso terzi nei confronti della sorella della ricorrente, lo stesso non poteva rendere dichiarazione positiva per l’importo di € 19.543,75 “corrispondente al 50% di pertinenza del pignorato (con esclusione della quota caduta in successione)”, peraltro versando l’intero saldo di € 39.087,51 su un altro rapporto (quella che l’intermediario chiama “partita 31”).

Trattandosi infatti di somma risultante sul conto dopo che – pacificamente – la cointestataria aveva già prelevato il proprio 50%, la procedura corretta sarebbe stata quella di rendere ai sensi dell’art. 547 c.p.c. dichiarazione negativa, eventualmente precisando che la somma residua sul conto (€ 39.087,51) era ancora oggetto di vertenza successoria, così peraltro rendendo possibile, per il creditore che avesse voluto dimostrare il contrario, agire ai sensi dell’art. 549 c.p.c. per il relativo accertamento.

E’ d’altra parte la stessa banca convenuta ad affermare, ad esempio nella citata lettera del 18.02.2014, di non poter disporre delle somme sul conto sino a definizione della pratica successoria.

L’intermediario dev’essere pertanto dichiarato tenuto – ove non vi abbia già provveduto, ed anche eventualmente per la parte ancora residua – a ripristinare la provvista sul conto corrente in questione sino all’importo di € 39.087,51. Detta somma, riconducibile al patrimonio ereditario del fratello deceduto l’1.10.1998 dovrà poi essere ripartita fra le coeredi in ragione delle rispettive quote e secondo le regole ordinarie, senza ulteriori ostacoli, una volta che le stesse documentino l’esito finale delle relative pratiche successorie e dimostrino le rispettive posizioni.

 

Qui la decisione.

 

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