Sulla “sommatoria” degli interessi corrispettivi e moratori, a proposito di usura.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 4 novembre 2021, n. 31615.

di Donato Giovenzana

 

La ricorrente ha opposto la violazione e falsa applicazione dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815, comma 2, c.c..

Assume essere scorretta l’operazione di sommatoria di due tassi di interesse: rileva, infatti, che quello corrispettivo è riferito all’intero capitale di credito e copre il periodo contrattualmente previsto per il finanziamento, mentre quello moratorio riferito è alla rata scaduta o al capitale da restituirsi. Nega, poi, possa operarsi una verifica dell’usurarietà degli interessi moratori, stante la mancanza di un termine di raffronto utile a tal fine, ossia di un tasso soglia coerente con tale componente del credito. Censura, da ultimo, la sentenza impugnata nella parte in cui, in ragione della ritenuta usurarietà del finanziamento, ha escluso la spettanza sia degli interessi moratori che di quelli corrispettivi.

Secondo la Suprema Corte, il motivo, nei termini in appresso, risulta fondato.

La Corte di appello ha ritenuto che, essendo l’interesse corrispettivo del mutuo pattuito nel contratto nella misura del 6,024%, e contenuto, quindi, nei limiti del tasso soglia (fissato nell’8,01%), “solo operando sulla base dell’assunto della diversa natura e funzione degli interessi corrispettivi rispetto a quelli moratori (fissati ex art. 1, comma 2, del contratto di mutuo nel 7%), si può ritenere l’insussistenza della violazione dell’art. 1815, comma 2, c.c.”. In tal modo, la Corte di appello ha ritenuto rilevante, ai fini dell’usura, la sommatoria del tasso di interesse corrispettivo con quello moratorio.

Secondo la Cassazione va osservato, tuttavia, che la 1. n. 108/1996 non ammette una comparazione possa attuarsi tra il tasso soglia e la sommatoria degli interessi corrispettivi e moratori, giacché gli uni e gli altri costituiscono unità eterogenee, tra loro alternative (riferite l’una al fisiologico andamento del rapporto e l’altra alla sua patologiaed è del tutto evidente, sul piano logico e matematico, che il debitore non debba corrispondere il cumulo di tali interessi.

Secondo la giurisprudenza di legittimità, gli interessi corrispettivi e quelli moratori contrattualmente previsti vengono percepiti ricorrendo presupposti diversi ed antitetici, giacché i primi costituiscono la controprestazione del mutuante e i secondi hanno natura di clausola penale in quanto costituiscono una determinazione convenzionale preventiva del danno da inadempimento: essi, pertanto, non si possono tra di loro cumulare (Cass. 17 ottobre 2019, n. 26286). Il problema relativo all’esorbitanza degli interessi corrispettivi e moratori rispetto al tasso soglia va quindi risolto in modo differenziato. Per i primi deve ovviamente tenersi conto dell’art. 2, comma 4, 1. n. 108/1996 e aversi riguardo al tasso medio risultante dalla rilevazione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale aumentato della metà (essendo stato il contratto di mutuo concluso il 3 marzo 2000, e non essendo quindi ad esso applicabile la diversa disciplina contenuta nel d.l. n. 70/2011); per gli interessi moratori assume invece rilievo quanto precisato, di recente, dalle Sezioni Unite di questa Corte: in particolare, poiché la 1. n. 108/1996 si applica anche agli interessi moratori, la cui mancata ricomprensione nell’ambito del tasso effettivo globale medio (TEGM) non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali di cui all’art. 2, comma 1, della 1. n. 108 del 1996, ove questi contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali, il tasso-soglia sarà dato dal TEGM., incrementato della maggiorazione media degli interessi moratori, moltiplicato per il coefficiente in aumento e con l’aggiunta dei punti percentuali previsti, quale ulteriore margine di tolleranza, dal quarto comma dell’art. 2 sopra citato, mentre invece, laddove i decreti ministeriali non rechino l’indicazione della suddetta maggiorazione media, la comparazione andrà effettuata tra il tasso effettivo globale (TEG) del singolo rapporto, comprensivo degli interessi moratori, e il TEGM. così come rilevato nei suddetti decreti (Cass. Sez. U. 18 settembre 2020, n. 19597).

Per la Suprema Corte, la Corte di merito avrebbe dovuto pertanto verificare se, con riferimento ai due distinti periodi del rapporto (quello in cui lo stesso ha avuto regolare esecuzione e quello successivo all’insorgenza della mora), i tassi di interessi applicati dalla banca si collocassero al di sotto delle soglie sopra indicate. In ragione di ciò la sentenza impugnata deve essere cassata.

Resta conseguentemente assorbita la questione relativa al rimedio operante per il caso in cui il saggio degli interessi moratori si collochi oltre il tasso soglia, mentre quello degli interessi corrispettivi si collochi al di sotto: questione che — è bene precisare — le Sezioni Unite hanno risolto nel senso che, in applicazione dell’art. 1815, comma 2, c.c., gli interessi moratori non sono dovuti nella misura (usuraria) pattuita, bensì in quella dei corrispettivi lecitamente convenuti, in applicazione dell’art. 1224, comma 1, c.c.

 

Qui l’ordinanza.

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