Inadempimento della richiesta di chiusura conto corrente.



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Nota a ABF, Collegio di Roma, 3 settembre 2021, n. 19846.

di Donato Giovenzana

 

Oggetto del procedimento arbitrale è la controversia relativa alla richiesta di chiusura di un conto corrente e di trasferimento della relativa giacenza presso altra banca. Al riguardo, il ricorrente, cui si unisce la cointestataria del rapporto, contesta l’atteggiamento omissivo dell’intermediario rispetto alla richiesta di chiusura del conto corrente e di trasferimento del relativo saldo.

Pertanto, va verificata la sussistenza o meno di un inadempimento della banca resistente – anche in termini di mancata adozione della diligenza professionale e di inosservanza degli obblighi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto – rispetto alla richiesta di chiusura del conto e di trasferimento della giacenza presso altra banca.

Dalla documentazione versata in atti, risulta che, con PEC del 19.11.2020, il ricorrente ha formulato richiesta di chiusura del rapporto e di trasferimento della relativa giacenza; che tale richiesta, non riscontrata, è stata reiterata il successivo 21.12.2020; che l’intermediario ha prodotto un documento recante il riepilogo dei tentativi – rivelatisi infruttuosi – di contattare telefonicamente il ricorrente, risalenti all’11, al 12 e al 13 gennaio 2021; e che, il 14.1.2021, il convenuto ha riscontrato la richiesta – risalente al 19.11.2020 e reiterata il 21.12.2020 – di chiusura, fornendo al cliente le indicazioni necessarie.

In considerazione di quanto sopra evidenziato, il Collegio rileva il comportamento illegittimo del convenuto perché contrario ai doveri di diligenza professionale e agli obblighi di buona fede e correttezza nella esecuzione del rapporto bancario. Infatti, la banca ha riscontrato la istanza del cliente soltanto a distanza di circa due mesi dalla prima pec e solo a seguito della presentazione del reclamo. Risulta, inoltre, che gli asseriti tentativi di contattare telefonicamente il ricorrente sono avvenuti solo nei tre giorni immediatamente precedenti la trasmissione della missiva di riscontro al reclamo. Al riguardo, è appena il caso di osservare, infine, che, comunque, a seguito della presentazione del reclamo, prima, e pendente il procedimento, poi, non poteva più residuare alcun dubbio in capo al convenuto circa il carattere genuino delle richieste di chiusura del conto e di trasferimento della giacenza di conto.

Dalla documentazione in atti e dalle allegazioni delle parti, non consta che la resistente si sia attivata nel senso auspicato dal ricorrente onde limitarne i disagi. Da qui la illegittimità della condotta dell’intermediario che deve disporre, ove non vi abbia già provveduto, l’accredito al ricorrente del saldo del conto secondo le modalità da questo richieste.

A ciò si aggiunga che, come è noto, l’art. 126-quinquiesdecies, comma 3, TUB, riprendendo il disposto dell’art. 2, comma 5, del d.l. n. 3/2015, prevede che il trasferimento di un conto di pagamento debba aver luogo entro 12 giorni lavorativi (dal lunedì al venerdì, con esclusione di eventuali giorni festivi infrasettimanali) dalla ricezione della richiesta da parte del prestatore di servizi di pagamento subentrante, completa di tutte le informazioni necessarie. Il successivo art. 126-septiesdecies, comma 2, prevede, poi, in caso di ritardo nell’esecuzione della richiesta di trasferimento, un indennizzo in favore del consumatore, nella misura fissa di € 40,00, maggiorata per ciascun giorno di ritardo di un ulteriore importo commisurato alla disponibilità esistente sul conto di pagamento al momento della richiesta di trasferimento (e “determinato applicando alla disponibilità esistente sul conto di pagamento al momento della richiesta di trasferimento un tasso annuo pari al valore più elevato del limite stabilito ai sensi e in conformità all’articolo 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, nel periodo di riferimento”).

Al riguardo, il Collegio di Coordinamento ha precisato che vi è una sostanziale differenza tra conto di pagamento e conto corrente bancario ed ha escluso che le disposizioni dettate per il primo possano trovare applicazione sic et simplicter anche al secondo, e ciò, in particolare, perché “Le diversità strutturali e disciplinari tra conto corrente bancario e conto di pagamento escludono l’applicabilità al primo della penale di diritto privato per il ritardo nel trasferimento dei servizi di pagamento di cui all’art. 126 – septiesdecies del Testo unico bancario” (cfr. in termini, Collegio di Coordinamento decisione n. 26297/19).

Ne deriva, pertanto, che la istanza del cliente, al riguardo, deve essere apprezzata dal Collegio sotto il diverso profilo del risarcimento del danno.

Risulta accertato, e non contestato, che la giacenza di conto corrente è di «oltre 13.000,00 euro» (come riferito dalla resistente nelle controdeduzioni), sicché la richiesta di risarcimento del danno avanzata dal cliente, anche per tale ragione, appare fondata e meritevole di accoglimento.

Pertanto, il Collegio ritiene che il danno subito dall’istante, in rapporto alla giacenza di conto e al persistente comportamento omissivo dell’intermediario, debba essere liquidato in via equitativa in euro 1000,00.

 

Qui la decisione.

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