Cessione in blocco di crediti: tra dichiarazione di scienza del cedente e avviso in Gazzetta Ufficiale.



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Nota a Trib. Treviso, 12 ottobre 2021 (segnalazione dell’Avv. Lorenzo Zanella)

di Antonio Zurlo

 

Con l’ordinanza emessa in data odierna, il Tribunale di Treviso, in via preliminare, rileva come «la parte che agisca affermandosi successore a titolo particolare della parte creditrice originaria, in virtù di un’operazione di cessione in blocco ex art. 58 d.lgs. n. 385 del 1998, ha l’onere di dimostrare l’inclusione del credito oggetto di causa nell’operazione di cessione in blocco, in tal modo fornendo la prova documentale della propria legittimazione sostanziale, a meno che il resistente non l’abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta»[1].

Anche in assenza di una formale opposizione all’esecuzione, non può, ugualmente, evidenziarsi come la titolarità della situazione sostanziale dedotta in giudizio sia «un elemento costitutivo della domanda, rientrante nell’onere deduttivo e probatorio dell’attore, salvo che il convenuto la riconosca oppure svolga difese incompatibili con la sua negazione» e che «la carenza di titolarità, attiva o passiva, del rapporto controverso [sia] rilevabile di ufficio dal giudice se risultante dagli atti di causa»[2].

Ciò premesso, per il contratto di cessione di crediti non è prevista la forma scritta, né ad validitatem, né, tantomeno, ad probationem. Pur tuttavia, sul piano probatorio, nel caso di cessioni di crediti in blocco, ai sensi dell’art. 58 TUB, si deve escludere che la stipulazione del contratto possa comprovarsi per testi o presunzioni, sia per il presumibile importo dei crediti ceduti, sia in ragione della qualità delle parti coinvolte, che impone l’esclusione di una stipulazione orale. Di talché, secondo il giudice trevigiano, l’onere probatorio de quo non può ritenersi soddisfatto dalla produzione della dichiarazione del cedente, relativa alla cessione dello specifico credito vantato nei confronti della parte esecutata, in favore del creditore intervenuto, dal momento che tale scrittura deve essere ricondotta alle dichiarazioni di scienza, provenienti da terzi, che, oltre a non avere valore confessorio, possono comprovare al più esclusivamente la provenienza della dichiarazione stessa dal soggetto sottoscrittore, restando liberamente valutabili dal giudice, in relazione al loro contenuto.

In definitiva, la dichiarazione del cedente ha solo una valenza indiziaria, su cui potrebbe fondarsi un ragionamento presuntivo, in quanto tale inapplicabile alla fattispecie attenzionata.

A completamento, il Tribunale di Treviso rileva come non si possa escludere aprioristicamente la valenza probatoria dell’avviso di cessione, pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Invero, la giurisprudenza di legittimità ha recentemente stabilito che «La pubblicazione nella Gazzetta può costituire, al più, elemento indicativo dell’esistenza materiale di un fatto di cessione, come intervenuto tra due soggetti in un dato momento e relativo – in termini generici, se non proprio promiscui – ad “aziende, rami di azienda, beni e rapporti giuridici individuabili in blocco” (art. 58, comma 1, TUB). Ma di sicuro non dà contezza – in questa sua “minima” struttura informativa – degli specifici e precisi contorni dei crediti che vi sono inclusi ovvero esclusi, né tanto meno consente di compulsare la reale validità ed efficacia dell’operazione materialmente posta in essere»[3]. Tuttavia, laddove il contenuto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, «senza lasciare incertezze od ombre di sorta (in relazione, prima di ogni altra cosa al necessario rispetto del principio di determinatezza dell’oggetto e contenuto contrattuali ex art. 1346 c.c.) sui crediti inclusi/esclusi dall’ambito della cessione», tale avviso potrebbe risultare concretamente idoneo, «secondo il “prudente apprezzamento” del giudice del merito», a comprovare la legittimazione attiva del soggetto asseritamente cessionario.

Nel caso di specie, l’avviso pubblicato in Gazzetta Ufficiale prevedeva una serie di criteri generici e sovrapponibili a quelli riportati in altri avvisi di cessioni di crediti in blocco, con consequenziale assoluta incertezza in ordine alla perimetrazione delle singole operazioni.

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. n. 4116/16; Cass. Civ., Sez. VI, 05.11.2020, n. 24798.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 16.02.2016, n. 2951.

[3] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 28.02.2020, n. 5617.

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