Obblighi informativi “uber alles”: la sovraordinazione dell’informazione adeguata al cliente-investitore e allo strumento finanziario negoziato.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 7 ottobre 2021, n. 27212.

di Antonio Zurlo

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Seconda Sezione Civile si pone senza soluzione di continuità con l’orientamento per cui «in materia di intermediazione finanziaria, gli obblighi d’informazione che gravano sull’intermediario, dal cui inadempimento consegue in via presuntiva l’accertamento del nesso di causalità del danno subito dall’investitore, impongono la comunicazione di tutte le notizie conoscibili in base alla necessaria diligenza professionale e l’indicazione, in modo puntuale, di tutte le specifiche ragioni idonee a rendere un’operazione inadeguata rispetto al profilo di rischio dell’investitore, ivi comprese quelle attinenti al rischio di “default” Corte di Cassazione – copia non ufficiale dell’emittente con conseguente mancato rimborso del capitale investito, in quanto tali informazioni costituiscono reali fattori per decidere, in modo effettivamente consapevole, se investire o meno»[1].

Nel caso di specie, nonostante la Corte territoriale abbia riscontrato una carenza probatoria da parte della banca nel fornire un’informazione adeguata agli investitori, la stessa ha, pur tuttavia, ritenuto che le informazioni su un ente sovrano, come la Repubblica di Argentina, potessero essere facilmente rinvenibile dagli investitori, attingendo a fonti largamente diffuse e, inoltre, ha ritenuto che i ricorrenti, quali dipendenti della banca fossero, comunque, in contatto con colleghi professionalmente attrezzati per fornire suggerimenti e consigli. I giudici d’appello hanno, inoltre, affermato che la banca non avrebbe potuto fornire maggiori informazioni rispetto a quelle già di pubblico dominio e già in possesso dei ricorrenti, perché essi già conoscevano il prodotto per averlo acquistato in precedenza e dovevano essere edotti di non dover insistere nella stessa strategia d’investimento al fine di evitare ulteriori perdite.

Poiché la banca non ha, nella specie, fornito le informazioni necessarie per rendere gli odierni investitori consapevoli delle scelte effettuate, le statuizioni della Corte d’Appello fiorentina si pongono in contrasto con quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui, in riferimento agli obblighi informativi, questi sono «particolarmente estesi e penetranti, giacché diretti in generale a consentire all’investitore di operare investimenti pienamente consapevoli, avendo acquisito l’intero ventaglio delle informazioni, specifiche e personalizzate, che, di volta in volta, alla luce del parametro di diligenza applicabile, l’intermediario debba fornire in ragione dell’investimento prescelto, tenuto conto tanto delle caratteristiche dell’investitore, quanto di quelle del titolo verso cui si indirizza l’investimento, quantunque attuato nel contesto di un rapporto di sola negoziazione, ricezione e trasmissione di ordini[2], sicché, una volta doverosamente acquisite le informazioni necessarie[3], l’intermediario deve esemplificativamente rendere edotto l’investitore del rating, della eventuale offering circolar e delle caratteristiche del mercato ove il prodotto è collocato[4], di eventuali situazioni di grey market[5], e se del caso finanche del rischio di default dell’emittente, sempre che resti apprezzabile da esso intermediario[6], senza che un deficit informativo si possa giustificare sulla base della dimensione locale dell’intermediario medesimo e della non partecipazione diretta alla vendita dei titoli[7]. Dunque i menzionati obblighi informativi non sono certo soddisfatti dalla sola consegna del prospetto generale dei rischi degli investimenti in strumenti finanziari, nè da altre comunicazioni di tipo generico e standardizzato[8], ovvero dalla semplice sottoscrizione, da parte del cliente, della formula “operazione non adeguata per tipologia”, così come dalla previsione, da parte della banca, di una clausola “rischio paese[9], od altresì dall’indicazione contrattuale del massimo rischio contrattualmente previsto[10]»[11].

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. n. 12544/17; Cass. n. 15936/18, sulla necessità di fornire al cliente una dettagliata informazione preventiva circa i titoli mobiliari, con riferimento alla natura di essi e ai caratteri propri dell’emittente, pena l’inadempimento sanzionabile al di là dell’adeguatezza dell’investimento; Cass. n. 5250/16, sul rifiuto di fornire le informazioni sugli obiettivi d’investimento e sulla propria propensione al rischio da parte dell’investitore che non esime l’intermediario, dall’adempiere i medesimi obblighi informativi; né rileva, secondo Cass. n. 4727/18, l’elevata propensione al rischio dell’investitore dalla quale desumere che quest’ultimo avrebbe comunque accettato il rischio ad esso connesso.

[2] Cfr. Cass. n. 14884/2017.

[3] Cfr. Cass. n. 8619/2017.

[4] Cfr. Cass. n. 8619/2017.

[5] Cfr. Cass. n. 8314/2017.

[6] Cfr. Cass. n. 12544/2017; Cass. n. 1376/2016.

[7] Cfr. Cass. n. 8619/2017.

[8] Cfr. Cass. n. 9066/2017.

[9] Cfr. Cass. n. 8314/2017.

[10] Cfr. Cass. n. 8089/2016.

[11] Cfr. Cass. n. 10111/18; Cass. n. 16126/20.

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