La necessaria sussistenza di un «giustificato motivo» posto a fondamento della proposta di modifica unilaterale del contratto (c.d. PMUC).



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Nota a ABF, Collegio di Coordinamento, 25 giugno 2021, n. 15627.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

 

Nel caso di specie, parte ricorrente lamentava l’illegittimità dell’attivazione, sul proprio home banking (diversamente da quanto concordato al tempo della sottoscrizione del contratto) del servizio di “bonifico istantaneo”, in quanto servizio introdotto dall’intermediario resistente in assenza di alcun consenso, e comportante una modifica della “natura contrattuale [dell’accordo in essere, il quale] non prevedeva assolutamente uno strumento di pagamento istantaneo e irrevocabile”.

Asserita, preliminarmente, la sussistenza dell’onere probatorio, in capo alla resistente, circa l’avvenuta ricezione della comunicazione contenente la proposta di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali da parte del cliente (trattandosi di atto avente natura recettizia ex art. 1334 c.c.), il Collegio di Coordinamento, delineate le caratteristiche principali dell’operazione di bonifico istantaneo, ha qualificato legittima l’introduzione di detta tipologia di operazione con proposta di modifica unilaterale del contratto (d’ora in poi PMUC) ai sensi dell’art. 126-sexies T.U.B., in quanto servizio di pagamento che, “al di là dei profili innovativi che non possono non connotare ogni modifica contrattuale, si iscriv[e] comunque nell’ambito di un servizio in essere all’epoca della PMUC del caso di specie, e cioè del servizio ad oggetto il “bonifico”, e pertanto non comportante l’introduzione di un elemento di novità (ovvero di clausola ex novo).

Per di più, l’Arbitro si è pronunciato, altresì, in ordine alla necessaria sussistenza di un giustificato motivo posto alla base della suddetta modifica delle condizioni contrattuali, al fine di garantire la permanenza dell’equilibrio sinallagmatico tra le parti.

Sottolineata l’assenza di carattere innovativo delle modifiche apportate all’art. 126-sexies del T.U.B. con D. Lgs. n. 218/2017, attraverso la soppressione del comma 5 e l’introduzione del comma 4-bis (in quanto rappresentanti “la conferma della necessità di un giustificato motivo alla base delle modifiche unilaterali del contratto quadro e delle condizioni dei servizi di pagamento, a chiarimento di una previsione già precedentemente in essere”)[1], il Collegio ha richiamato quanto già espresso con decisione n. 26498/2018 in ordine alla individuazione dei presupposti necessari per l’esercizio del diritto di modifica unilaterale ad opera dell’intermediario, segnatamente: “la coerenza tra l’accadimento posto a fondamento del giustificato motivo e la variazione contrattuale proposta, nonché la trasparente illustrazione di ciò alla clientela rappresentano presupposti necessari e irrinunciabili per poter affermare il legittimo esercizio dello ius variandi”.

Per ultimo, l’Arbitro ha precisato che: i) “l’illustrazione del giustificato motivo deve essere chiara e coerente, nonché espressa in termini facilmente comprensibili alla generalità della clientela, in modo da consentirle di esercitare consapevolmente il diritto di recesso”; ii) “il riferimento al requisito dei giustificati motivi non può essere limitato alla loro effettiva sussistenza”; iii) “l’indicazione delle ragioni che hanno determinato le modifiche prospettate, seppur sintetica, deve essere in ogni caso idonea a consentire al cliente una verifica in termini di congruità”.

In considerazione di quanto precede, avuto riguardo al caso di specie, il Collegio di Coordinamento enunciato i seguenti principi di diritto:

“Le modifiche introdotte dal D.Lgs. 218/2017 all’art. 126-sexies del T.U.B. attraverso la soppressione del previgente comma 5 e l’introduzione del comma 4-bis, non hanno carattere innovativo, poiché ribadiscono la necessità di un giustificato motivo alla base delle proposte unilaterali di modifiche contrattuali relative ai servizi di pagamento, ove il cliente è un consumatore, a conferma della previsione già precedentemente in essere in forza dell’abrogato comma 5.

La proposta al consumatore di introduzione della modalità di pagamento tramite bonifico istantaneo, ai sensi dell’art.126-sexies, comma 4-bis, del T.U.B., può essere validamente formulata se corredata da una informazione completa e corretta delle relative caratteristiche. Tale non è quella che si limiti a evidenziare il costo del bonifico istantaneo, a conferma implicita della nuova opportunità offerta al destinatario, senza indicazione della caratteristica della irrevocabilità della operazione, determinativa dell’aumento del rischio in capo all’ordinante”.

 

Qui la decisione.


[1] Sul punto, il Collegio rinvia al Considerando n. 63 della direttiva (UE) 2015/2366 (c.d. PSD 2), il quale auspica quanto segue: “Al fine di garantire un livello elevato di protezione dei consumatori gli Stati membri dovrebbero poter mantenere o introdurre, nell’interesse del consumatore, restrizioni o divieti relativamente a modifiche unilaterali delle condizioni di un contratto quadro, ad esempio nel caso in cui la modifica non sia giustificata”.

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