Sulla prova dell’affidamento in conto corrente.



1 min read

Nota a Trib. Napoli Nord, Sez. III, 10 settembre 2021.

di Antonio Zurlo

 

Nella specie, il Tribunale napoletano reputa sufficientemente comprovata l’esistenza dell’affidamento in conto corrente, sebbene non pattuito per iscritto, poiché, dagli estratti conto consegnati dalla Banca al cliente e versati da quest’ultimo in atti, era dato evincersi, oltre che «una frequente situazione di scoperto di conto senza alcuna pattuizione scritta tra le parti (c.d. fido di fatto) e senza che siano intervenuti inviti da parte della Banca al rientro», la contemporanea applicazione di un tasso debitore e di una commissione di massimo scoperto entro un determinato ammontare e, al contempo, di un ulteriore tasso debitore e di una commissione di massimo scoperto oltre suddetto ammontare.

Non appare condivisibile la tesi per cui sia possibile dimostrare l’esistenza di un affidamento soltanto mediante la produzione del documento contrattuale scritto, in quanto, in mancanza di esso, il contratto di affidamento sarebbe nullo, per difetto di forma. Invero, l’art. 127, comma 2, TUB, senza soluzione di continuità con tutta la disciplina a tutela della trasparenza bancaria e del cliente, prevede che le nullità previste dal Titolo IV del TUB «oper[i]no soltanto a vantaggio del cliente e possano essere rilevate d’ufficio dal giudice», sicché la Banca non può giovarsi di tali nullità di protezione.

 

Qui la sentenza.

Iscriviti al nostro canale Telegram 👇

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori

  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap