L’art. 125sexies TUB deve essere interpretato secondo la sentenza Lexitor anche dopo la riforma contenuta nel Decreto Sostegni Bis del 25 luglio 2021.



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Nota a Giudice di Pace di Torino, 20 settembre 2021, n. 2261.

di Biagio Campagna

 

 

 

 

 

Il Giudice di Pace di Torino con sentenza n. 2261/2021 del 20 settembre 2021 si è pronunciato in tema di rimborso delle commissioni a seguito di estinzione anticipata del contratto di finanziamento di cessione del quinto ribadendo che l’articolo 125 sexies Tub deve essere interpretato secondo la sentenza Lexitor anche dopo la riforma contenuta nel decreto sostegni bis.

Il giudicante rileva che sulla materia è intervenuta la CGUE, che nella sentenza 11 settembre 2019 n. C-383/2018 (c.d. Lexitor), ha sancito il principio per cui il contraente che risolva anticipatamente il contratto di mutuo ha diritto al rimborso non soltanto dei costi c.d. recurring, legati cioè alla durata del contratto, ma anche dei costi sostenuti una tantum o up front, sostenuti cioè per la stipulazione del contratto (come spese di istruttoria, spese di commissioni bancarie, provvigioni per intermediari e premi assicurativi). La sentenza della CGUE, enunciando il principio in cui trova fondamento il diritto del mutuatario alla restituzione di tutte le somme dovute per la durata residua del contratto, non individua tuttavia il criterio di calcolo per la quantificazione degli importi dovuti a rimborso.

Si tratta quindi di stabilire quale criterio si debba utilizzare per il calcolo delle somme da rimborsare.

In proposito, va osservato che l’art. 125 sexies TUB, nella sua formulazione in vigore al momento dell’introduzione del giudizio, non sembrava fornire un criterio di calcolo univoco ed esclusivo, centrato sul parametro del pro rata temporis.

La disposizione si limitava infatti a sancire il diritto di rimborso del costo totale del credito, comprensivo degli interessi e dei costi dovuti per la durata residua del contratto, lasciando aperta la individuazione del criterio di computo in concreto applicabile (art. 125 sexies, comma 1 Tub “il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l’importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto”.

La norma recepiva quasi testualmente il disposto dell’art. 16 c.1 della Direttiva 2008/48/CE, la quale prescrive che “il consumatore ha diritto di adempiere in qualsiasi momento, in tutto o in parte, agli obblighi che gli derivano dal contratto di credito. In tal caso, egli ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, che comprende gli interessi e i costi dovuti per la restante durata del contratto”.

Il problema esegetico portato all’attenzione della CGUE si incentrava sull’interpretazione dell’art. 16 c.1 della direttiva, dove fa riferimento ai costi rimborsabili, individuandoli in quelli correlati alla durata residua del contratto di finanziamento.

La corte ha individuato tre possibili interpretazioni: “la menzione della restante durata del contratto, che compare all’art. 16 p.1, della direttiva 2008/48, potrebbe essere interpretata tanto nel senso che essa significa che i costi interessati dalla riduzione del costo totale del credito sono limitati a quelli che dipendono oggettivamente dalla durata del contratto (ndr indipendentemente, cioè, dalla quantificazione che ne abbia dato il finanziatore) oppure a quelli che sono presentati dal soggetto concedente il credito come riferiti ad una fase particolare della conclusione o dell’esecuzione del contratto (ndr, costi soggettivamente qualificati dal finanziatore come legati alla durata del contratto),quanto nel senso che essa indica che il metodo di calcolo che deve essere utilizzato al fine di  procedere a tale riduzione consiste nel prendere in considerazione la totalità dei costi sopportati dal consumatore e nel ridurne poi l’importo in proporzione alla durata residua del contratto)”.

La Corte ha deciso che “L’art. 16 p. 1 della direttiva 2008/48/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore”.

È dunque chiaro che, secondo la CGUE, il mutuatario ha diritto ad ottenere il rimborso di tutti i costi correlati alla stipulazione del contratto, indipendentemente dalla qualificazione che ne sia stata data nel contratto, come costi ricorrenti legati alla durata del contratto (recurring) ovvero sostenuti una tantum (up-front). La sentenza non indica, tuttavia, il criterio da applicare per la quantificazione delle somme in concreto spettanti al mutuatario.

Il giudicante ha reputato che la sentenza della Corte fornisca, indirettamente, un criterio di interpretazione anche dell’art. 125 sexies TUB, che ha recepito nell’ordinamento interno le prescrizioni dell’art. 16 c.1. in modo pressoché testuale.

E ciò indipendentemente dal fatto che la Direttiva 2008/48/CE possa trovare o meno immediata e diretta applicazione tra privati nel nostro ordinamento (c.d. efficacia orizzontale) o che la sentenza CGUE possa o meno trovare immediata applicazione nel nostro ordinamento, come prospettato da alcuni interpreti, poiché si tratta qui invero di stabilire quale sia l’interpretazione di una norma interna – l’art. 125 sexies TUB, appunto, ( che ha recepito nel nostro ordinamento, con l’art. 1 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n- 141, l’art. 16 c. 1. della Direttiva) maggiormente conforme alla ratio ispiratrice della Direttiva 2008/48/CE.

Il giudicante ha ritenuto di poter interpretare l’art. 125 sexies Tub, nei medesimi termini prospettati dalla CGUE in relazione all’art. 16 c.1. della Direttiva, nel senso cioè che al mutuatario spetti il rimborso di tutti i costi legati al contratto di mutuo risolto anticipatamente, qualunque ne sia la qualificazione contrattuale.

La riforma dell’art. 125 sexies TUB introdotta nell’ordinamento a far data dal 24 luglio 2021 non può condurre a diverse conclusioni.

Al riguardo il successivo comma 2, invece, prevede l’irretroattività della nuova disciplina, con la specificazione del regime normativo applicabile ai contratti stipulati antecedentemente all’entrata in vigore della legge di conversione.

Pertanto nei contratti pre-decreto sostegni bis, l’esclusione del rimborso delle spese ritenute up front, si pone in contrasto non soltanto con l’art. 125 sexies TUB nella versione in vigore all’epoca della stipulazione del contratto, ma anche con le disposizioni di trasparenza dettate dalla Banca d’Italia, in vigore alla data di stipulazione del contratto e, quindi con il testo novellato dell’art. 125 sexies c. 2 del TUB.

Dispongono infatti le disposizioni della Banca d’Italia: i) Comunicazione n. 192691/09 del 10.11.2009: “In proposito, si fa preliminarmente presente che il D.Lgs. 385/93 (TUB) dispone la facoltà incondizionata del consumatore di adempiere in via anticipata alle proprie obbligazioni “senza penalità e senza possibilità di patto contrario” (art. 125, co, 2), avendo egli diritto in tal caso “a un’equa riduzione del costo complessivo del credito”. L’articolo 3, comma 1 del decreto del Ministero del tesoro 8 luglio 1992 specifica che, in caso di adempimento anticipato, il cliente debba versare, in ogni caso, il capitale residuo, gli interessi e gli altri oneri maturati fino a quel momento nonché, in presenza di espressa previsione contrattuale, un compenso non superiore all’uno per cento del capitale residuo. Pertanto, l’intermediario dovrà restituire, nel caso in cui tutti gli oneri relativi al contratto siano stati pagati anticipatamente dal consumatore, la relativa quota non maturata”; ii) Comunicazione Banca d’Italia n. 69170/11 del 7.4.2011: “si sottolinea che – pur in caso di rispetto dei termini di legge, ma in presenza di una quota rilevante di commissioni up-front, non rimborsabili in caso di estinzione del finanziamento originario – il rinnovo delle operazioni può risultare conveniente per la rete distributiva, ma in contrasto con le esigenze del cliente”; “Non pienamente soddisfacenti risultano le prassi adottate in materia di ripartizione delle commissioni tra quota up-front e recurring, sovente non supportate da una dettagliata analisi dei costi e caratterizzate da uno sbilanciamento nei confronti della prima”; “In secondo luogo, la struttura delle commissioni è spesso resa ulteriormente complessa dalla distinzione poco chiara, nell’ambito degli oneri posti a carico del cliente, tra componenti di costo dovute all’intermediario e componenti di costo dovute alla rete distributiva. Ciò rende incerta la quantificazione degli oneri rimborsabili pro quota in caso di estinzione anticipata”; “è necessario sia applicato correttamente il principio di competenza economica nella rilevazione delle commissioni percepite in relazione all’operatività in CQS, distinguendo quelle che maturano in ragione del tempo (c.d. recurring), da rilevare pro rata temporis, dalle altre, da rilevare quando percepite anziché porre fine a dubbi e perplessità. sarebbe suscettibile soltanto di ingenerare una ulteriore serie di contenziosi fra le Banche e i Consumatori.”; “dovranno essere effettuati in bilancio idonei accantonamenti a fronte delle somme da ristorare alla clientela e non ancora corrisposte. Tali accantonamenti dovranno coprire l’intera somma che l’intermediario ha deliberato di rimborsare d’iniziativa e una ragionevole stima delle somme che potrebbero essere richieste dalla clientela a fronte di contratti estinti in passato”; “La Banca d’Italia si riserva di valutare, nell’ambito dell’azione d’intervento on e off site, l’attendibilità delle informazioni fornite dagli intermediari, l’adeguatezza degli interventi realizzati ovvero prospettati e la loro effettiva conformità al quadro normativo; specifiche misure correttive verranno adottate in caso di accertate irregolarità“; iii)  Comunicazione della Banca d’Italia n. 54964/18 del 30.3.2018: “È stata diffusamente riscontrata la mancanza di chiarezza nella rappresentazione dei costi (ad esempio: duplicazione di commissioni a fronte di una medesima attività; ambiguità nel discriminare tra costi upfront e recurring). Ciò può tradursi in un ingiustificato innalzamento del livello complessivo dei costi e in una sottovalutazione degli importi oggetto di restituzione in caso di estinzione anticipata dei contratti. Sono numerose le decisioni dell’ABF che censurano tali comportamenti.”; “Schemi tariffari che incorporano nel tasso annuo nominale (TAN) la gran parte o tutti gli oneri connessi con il finanziamento contro CQS rappresentano una buona prassi di mercato.”; “Le Disposizioni richiedono di indicare chiaramente gli oneri oggetto di restituzione al cliente in caso di estinzione anticipata (cfr. paragrafo 12). Gli oneri, applicati al finanziamento e riportati nella documentazione di trasparenza con qualificazioni generiche o ambigue (in base, ad esempio, agli orientamenti consolidati dell’ ABF), in sede di estinzione anticipata vanno restituiti al cliente per la parte non maturata. In caso di mancata indicazione delle modalità utilizzate per la restituzione, si dovrà considerare il criterio del pro rata temporis. Gli operatori dispongono in ogni caso di sistemi e procedure adeguati ad assicurare una tempestiva restituzione delle somme impropriamente addebitate al cliente o di sua spettanza (17), in linea con quanto previsto dalle Disposizioni.”; “Interessi e commissioni applicati alla clientela dovrebbero riflettere la contenuta esposizione al rischio di credito, anche in considerazione del complesso di strumenti a garanzia del finanziamento contro CQS; le commissioni addebitate al cliente devono essere commisurate alle attività concretamente svolte C8) e funzionali alla erogazione e gestione del finanziamento.”

Il giudicante prendendo posizione ha statuito che – alla luce delle disposizioni di cui sopra, e del novellato testo dell’art. 125 sexies TUB co.2 – che richiama espressamente le disposizioni impartite dalla Banca d’Italia, deve considerarsi illegittima l’esclusione del rimborso delle spese considerate up-front, condannando pertanto l’intermediario al rimborso di tutte le voci di costi secondo il criterio pro rata temporis, unico criterio applicabile.

 

Qui la sentenza.

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