Sul diritto a ottenere una copia della documentazione contrattuale.



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Nota a Trib. Pistoia, Sez. I, 14 settembre 2021.

di Antonio Zurlo

 

Con la recentissima sentenza in oggetto, il Tribunale pistoiese rileva che l’obbligo in capo alla banca di consegna del contratto sia conseguente al dovere generale di comportamento secondo correttezza, imposto a entrambi i contraenti e, prima ancora che dall’ articolo 119 TUB, dagli artt. 1175 c.c. e 1375 c.c. Le disposizioni de quibus impongono a ciascuna parte di tenere quei comportamenti che, a prescindere da uno specifico obbligo contrattuale, si rivelino idonei a preservare gli interessi dell’altra; tra i doveri di comportamento scaturenti dall’obbligo di buona fede vi è anche quello di fornire alla controparte la documentazione relativa al rapporto obbligatorio e al suo svolgimento[1].

Il fondamento dell’obbligo di consegna della documentazione e dei contratti bancari, gravante sulla banca, risiede nel principio di buona fede contrattuale, o, meglio, in quel suo particolare risvolto rappresentato dal dovere di reciproca solidarietà tra i contraenti, anche quale fonte di integrazione del contratto, ex art. 1374 cc. Peraltro, l’art. 117 TUB, dopo aver previsto a pena di nullità che i contratti siano redatti per iscritto, ne impone la consegna di un esemplare al cliente, che ha sempre diritto di riceverne copia, sia al momento della sottoscrizione che successivamente, ove occorra, nel caso in cui questi smarrisca il documento, ovvero dichiari di non averlo mai ricevuto o ne faccia richiesta di consegna[2].

Ne consegue che il diritto del cliente di ottenere la consegna della documentazione bancaria non si limita ai documenti inerenti singole operazioni, ma si estende anche alla documentazione contrattuale costitutiva del rapporto intrapreso.

Quanto al limite decennale di conservazione, il Tribunale di Pistoia osserva come, secondo la giurisprudenza di legittimità, la disposizione dell’art. 119 TUB si ponga tra i più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza (quale attualmente stabilita nel TUB) riconosce ai soggetti che si trovino a intrattenere rapporti con gli intermediari bancari. Con tale norma è stata introdotta una facoltà, non soggetta a restrizioni, e con cui viene a confrontarsi un dovere di protezione in capo all’intermediario, consistente nel fornire degli idonei supporti documentali alla propria clientela. Dovere di protezione idoneo a durare pure oltre l’intera durata del rapporto, nel limite dei dieci anni a seguire dalla chiusura dei rapporti interessati[3].

Nel caso di specie, l’Istituto di credito ha omesso di indicare quale fosse la data di sottoscrizione della fideiussione, con la conseguente impossibilità di verificare se, alla data della formulazione dell’istanza ex 119 TUB, fossero decorsi (o meno) i dieci anni dalla sottoscrizione del negozio.

 

Qui la sentenza.


[1] Cfr. Cass. n.12093/2001.

[2] Cfr. App. Firenze, 05.07.2021, n. 1366.

[3] Cfr. Cass. n. 6975/2020; Cass. n. 11554/2017; Cass. n. 21472/2017; Cass. n. 13227/2018; Cass. n. 31649/2019; Cass. n. 3875/2019; Cass. n. 27769/2019; Cass. n. 14231/2019.

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