Sulla legittimità del rifiuto della banca di pagare un assegno bancario oltre il termine di presentazione.



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Nota a ABF, Collegio di Napoli, 14 giugno 2021, n. 14679.

di Donato Giovenzana

 

La questione sottoposta al Collegio napoletano verte sul rifiuto della banca di pagare un assegno bancario oltre il termine di presentazione.

Nel caso in esame la banca resistente ha ritenuto di non dover procedere al pagamento del titolo, atteso che fra il momento dell’emissione dell’assegno e quello della presentazione del titolo per il pagamento è intervenuto il decesso dell’intestatario del conto corrente. Inoltre, l’intermediario evidenzia il lungo lasso temporale trascorso tra l’emissione dell’assegno e la sua presentazione all’incasso.

L’eccezione sollevata dall’intermediario merita accoglimento, apparendo del tutto giustificato il comportamento prudenziale assunto dalla banca, considerato il lasso di tempo intercorso fra la data di emissione del titolo (6 dicembre 2019) e quella di presentazione per il pagamento (9 novembre 2020). La condotta dell’intermediario deve essere valutata alla stregua dei principi generali ormai consolidati in giurisprudenza, per cui “la diligenza del buon banchiere deve essere qualificata dal maggior grado di prudenza e attenzione che la connotazione professionale dell’agente consente e richiede. Tale diligenza trova applicazione non solo con riguardo all’attività di esecuzione di contratti bancari in senso stretto, ma anche in relazione ad ogni tipo di atto od operazione che sia comunque oggettivamente esplicato presso una struttura bancaria e soggettivamente svolto da un funzionario bancario. Tale diligenza va valutata, non alla stregua di criteri rigidi e predeterminati, ma tenendo conto delle cautele e degli accorgimenti che le circostanze del caso concreto suggeriscono” (Cass., 24.9.2009, n. 20543).

Tale diligenza caratterizza ogni attività posta in essere dall’intermediario e, dunque, anche quella relativa alla negoziazione degli assegni che deve essere ovviamente posta in essere in piena conformità a quanto previsto dalla specifica disciplina di riferimento. È noto che, secondo quanto prevede la l. ass., “l’assegno bancario deve essere presentato al pagamento nel termine di otto giorni se è pagabile nello stesso comune in cui fu emesso; di quindici giorni se è pagabile in un altro comune dello Stato” e che “I termini suddetti decorrono dal giorno indicato nell’assegno bancario come data di emissione” (art. 32, primo e quarto comma, l. ass.). Al riguardo, vengono, inoltre, in rilievo le previsioni di cui all’art. 35 l. ass. che dispone: “l’ordine di non pagare la somma dell’assegno bancario non ha effetto che dopo spirato il termine di presentazione. – In mancanza di tale ordine il trattario può pagare anche dopo spirato detto termine”. La norma testé citata sembra parificare la disciplina del pagamento dell’assegno presentato dopo lo spirare del termine di presentazione e non revocato alla disciplina che, secondo la prevalente opinione, è applicabile all’assegno presentato entro il termine e revocato.

Si afferma, quindi, che, scaduto il termine di presentazione, ove non sia stato revocato l’assegno, il trattario “potrà” anche rifiutare, indipendentemente dall’esistenza della provvista, il pagamento del titolo, poiché egli, secondo la lettera della disposizione in esame, può – non già deve – pagare, s’intende sempre verso il traente.

A ciò si aggiunga che, essendo l’intermediario resistente venuto a conoscenza della morte del titolare del conto corrente, appare del tutto giustificato e improntato a principi di sana prudenza il rifiuto del medesimo al pagamento di un assegno presentato ben oltre i termini stabiliti dalla normativa.

Per il che il Collegio non accoglie il ricorso.

 

Qui la decisione.

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