Il diritto del coerede all’attribuzione dei cespiti ereditari intestati al de cuius.



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Nota a ABF, Collegio di Torino, 24 maggio 2021, n. 13205.

di Donato Giovenzana

 

Il Collegio,

– osservato che la controversia riguarda la richiesta, da parte di un coerede, dello svincolo e del pagamento di somme e titoli presenti nei rapporti bancari intrattenuti con l’odierno intermediario resistente dal defunto padre, senza necessità di ottenere l’autorizzazione da parte dell’altra figlia e coerede testamentaria o della coniuge pretermessa;

– tenuto conto che nel caso di specie la qualità di erede in capo a parte ricorrente risulta ampiamente dimostrata dai documenti in atti e non è contestata dall’intermediario;

– ricordato che il tema in esame è stato affrontato nel 2018 dal Collegio di Coordinamento, investito in allora del quesito, perfettamente in termini rispetto al caso qui in esame, “se, a fronte della caduta del credito in comunione, giusta l’apertura della successione a causa di morte del creditore, sussista o meno il potere del singolo coerede di pretendere l’adempimento dell’obbligazione pro quota ovvero per l’intero, senza che il debitore possa rifiutare l’adempimento ovvero eccepire il difetto di legittimazione deducendo la necessità del litisconsorzio”;

– rilevato che il Collegio di Coordinamento si è così espresso con la decisione n. 27252/2018: “Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente”;

– osservato che tale orientamento è stato di recente ribadito anche dai Collegi territoriali (vedi ad es. Collegio di Milano, decisione n. 8708/2021: “Quanto al merito, preme rilevare che i ricorrenti, nell’allegare atto di notorietà, dichiarazione di successione e verbale di pubblicazione del testamento, hanno prodotto documentazione idonea a dimostrare la propria qualità di eredi testamentari del de cuius. Appare pertanto ingiustificato il rifiuto della banca di dare corso alla richiesta di svincolo di tutte le somme giacenti sul conto, tenuto altresì conto da un lato che anche il singolo coerede è legittimato a far valere avanti all’ABF i credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi (così Collegio di Coord. decisione n. 27252/2018); dall’altro lato, che il legittimario pretermesso non è chiamato alla successione per il solo fatto della morte del de cuius, potendo acquistare i suoi diritti solo dopo l’esperimento delle azioni di riduzione o di annullamento del testamento (cfr. Cass. 22 agosto 2018, n. 20971). In altri termini, deve riconoscersi nel caso di specie il diritto dei ricorrenti allo sblocco dell’intero ammontare delle somme giacenti sul conto intestato al de cuius”).

Pertanto – in forza dell’orientamento appena riferito – secondo l’Abf torinese, il ricorso deve essere accolto, con conseguente diritto per parte ricorrente di ottenere lo sblocco e l’attribuzione dell’intero ammontare delle somme e dei titoli giacenti sui rapporti originariamente intestati al de cuius (e con contestuale liberazione del debitore da ogni obbligo anche nei confronti degli altri coeredi, attuali o potenziali).

 

Qui la decisione.

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