Truffa perpetrata da promotori finanziari attraverso la vendita di prodotti di borsa senza alcuna informazione dei rischi.



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Nota a Cass. Pen., Sez. II, 10 giugno 2021, n. 22957.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte, dopo aver richiamato i precedenti di legittimità in tema di truffa:

  • le Sezioni Unite (Sez. U, n. 18 del 21/06/2000, Rv. 216429) hanno affermato in particolare che poiché la truffa è reato istantaneo e di danno, che si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica da parte dell’autore abbia fatto seguito la “deminutio patrimoni,’ del soggetto passivo, nell’ipotesi di truffa contrattuale il reato si consuma non già quando il soggetto passivo assume, per effetto di artifici o raggiri,l’obbligazione della “datio” di un bene economico, ma nel momento in cui si realizza l’effettivo conseguimento del bene da parte dell’agente e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato. Ne consegue che, qualora l’oggetto materiale del reato sia costituito da titoli di credito, il momento della sua consumazione è quello dell’acquisizione da parte dell’autore del reato, della relativa valuta, attraverso la loro riscossione o utilizzazione, poiché solo per mezzo di queste si concreta il vantaggio patrimoniale dell’agente e nel contempo diviene definitiva la potenziale lesione del patrimonio della parte offesa;

  • si è affermato che il delitto di truffa, nella forma cosiddetta contrattuale, è reato istantaneo e di danno la cui consumazione coincide con la perdita definitiva del bene, in cui si sostanzia il danno del raggirato ed il conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente (Sez. 2, n. 20025 del 13/04/2011, Rv. 250358). Più recentemente si è stabilito che la truffa è reato istantaneo e di danno che si perfeziona nel momento e nel luogo in cui alla realizzazione della condotta tipica da parte dell’autore fa seguito la “deminutio patrimonii” del soggetto passivo (Sez. 2, n. 17322 del 18/01/2019, Rv. 276420),

condividendo e confermando il decisum della Corte di Appello di Roma, ha rigettato il ricorso avanzato, in quanto

  • nella ipotesi di truffa portata a termine da promotori finanziari attraverso la vendita di prodotti di borsa senza alcuna informazione dei rischi, quando il promotore abbia omesso di indicare la tipologia dell’investimento ed il grado del rischio, il reato di truffa si consuma non al solo momento della percezione da parte del promotore della provvigione bensì a quello, ove successivo, dell’accredito delle somme sui conti correnti delle vittime, depauperate dalle perdite”.

 

Qui la sentenza.

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