Non è dal colore che si giudica uno smartphone.



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Nota a Cass. Civ., Sez. II, 24 maggio 2021, n. 14106.

di Antonio Zurlo

 

In relazione alla differenza di colore, il giudice di merito aveva tenuto conto dell’utilizzo dell’apparecchio come strumento di lavoro e non come bene voluttuario, circostanza non contestata dal ricorrente. Da tale assunto derivava l’esclusione della disciplina consumeristica, trattandosi di acquisto ad uso professionale, in ossequio al consolidato orientamento di legittimità, per cui per assumere la qualifica di “professionista” (ai sensi e per i fini di cui al d. lgs. n. 206/2005, art. 3) non è necessario stipulare un contratto che costituisca di per sé esercizio dell’attività propria dell’impresa (o della professione), ma è sufficiente che il contratto sia stipulato al fine di soddisfare interessi anche solo connessi o accessori rispetto allo svolgimento dell’attività imprenditoriale o professionale[1].

Il Tribunale, oltre a mettere in luce la destinazione del bene acquistato per uso professionale, aveva escluso, anche sotto il profilo della disciplina consumeristica, che un telefono di colore diverso, consegnato in sostituzione di quello non funzionante, della medesima marca e modello, potesse essere qualificato come prodotto difettoso, in quanto idoneo all’uso al quale era destinato, né privo delle qualità promesse ai sensi dell’art. 1497 c.c. Consequenzialmente, non poteva profilarsi un grave inadempimento del venditore per vizi della cosa venduta, tanto più parte ricorrente aveva ritirato personalmente il nuovo apparecchio telefonico presso il centro assistenza, constatandone le caratteristiche e il funzionamento e, anche se di colore diverso, aveva accettato un prodotto di suo gradimento.

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. III, 26.09.2018, n. 22810.

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