Sul giudizio di conformità delle clausole claims made.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 21 aprile 2021, n. 10482.

di Antonio Zurlo

 

La clausola contrattuale che limita la garanzia assicurativa alle richieste risarcitorie pervenute entro un anno della cessazione del contratto, purché relative a fatti colposi accaduti durante il periodo di efficacia della polizza, non è sussumibile nella categoria delle clausole claims made cc.dd. “pure” (ovverosia, destinate alla manleva di tutte le richieste risarcitorie inoltrate dal danneggiato all’assicurato, e da questi all’assicuratore, indipendentemente dalla data di commissione del fatto illecito), in quanto circoscrive l’operatività della copertura assicurativa agli illeciti verificatisi nel periodo di efficacia del contratto e impone che le richieste risarcitorie siano intervenute nel periodo di efficacia del contratto o nell’anno successivo alla sua cessazione. Tale clausola non ha natura vessatoria, dal momento che non limita la responsabilità dell’assicuratore per gli effetti di cui all’art. 1341 c.c., ma, per converso, specifica il rischio garantito, nel senso che mira a circoscrivere la copertura assicurativa in dipendenza non soltanto del momento in cui sia stata realizzata la condotta lesiva, ma anche dell’epoca in cui la richiesta risarcitoria sia stata avanzata dal danneggiato.

La Corte territoriale ha condivisibilmente precisato che la clausola de qua si sottragga al rilievo di non meritevolezza, apparendo ridotta la possibilità che si addivenga a una scopertura della garanzia per parte del periodo per il quale fosse stata stipulata l’assicurazione e, verosimilmente, fosse stato pagato il premio: sia perché, in primo luogo, non esclude totalmente le richieste di risarcimento postume rispetto alla scadenza del contratto (essendo consentite quelle avanzate nell’anno successivo alla cessazione del contratto); sia perché detto ultimo termine è, comunque, da ritenersi congruo, anche in relazione alla durata triennale del rapporto assicurativo. In definitiva, la Corte d’Appello ha ritenuto che, non essendo vessatoria la clausola, la stessa non dovesse formare oggetto di specifica sottoscrizione.

Peraltro, le Sezioni Unite[1], in una fattispecie non dissimile da quella in esame, hanno confermato la legittimità sostanziale di una clausola uguale a quella attenzionata, chiarendo che per il modello di assicurazione della responsabilità civile con clausole “on claims made basis“, rientrando queste nello schema contrattuale regolato dall’art. 1917 c.c., non si imponga una valutazione di meritevolezza di tutela (che è afferente ai contratti non riconducibili a un tipo contrattuale normativamente regolato), dovendosi, per contro, operare un giudizio “di conformità” dell’autonomia contrattuale rispetto ai limiti imposti dalla legge e, più in generale, dall’ordinamento giuridico, ai sensi dell’art. 1322, comma 1 , c.c. Tale valutazione deve prendere in considerazione la causa concreta del contratto, tenendo conto della fase precontrattuale o contrattuale, nonché della natura delle norme imperative che, nell’eventualità, vengono in rilievo, a tutela dell’altrui affidamento (quali quelle del Codice del consumo).

 

 

Qui l’ordinanza.


[1] Il riferimento è a Cass. Civ., Sez. Un., 24.09.2018, n. 22437.

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