Sul diritto del legittimario pretermesso all’accesso alla documentazione bancaria.



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Nota a ABF, Collegio di Bari, 15 marzo 2021, n. 7015.

di Donato Giovenzana

 

La controversia ha ad oggetto la richiesta, avanzata da un legittimario pretermesso, della seguente documentazione detenuta dalla banca: estratti conto relativi a due c/c intestati al de cuius; dichiarazione sostitutiva presentata alla banca da uno degli eredi.

È incontestato tra le parti che la banca abbia provveduto, successivamente alla presentazione del ricorso, alla consegna degli estratti conto dei conti correnti intestati al de cuius con oscuramento dei dati relativi a terzi; pertanto, la questione dibattuta residua quanto al diritto del ricorrente di ottenere tali copie senza le predette omissioni e, in particolare, senza oscuramento dei dati riferibili agli eredi testamentari. È parimenti incontestato che il ricorrente sia un legittimario pretermesso dall’eredità del padre: egli, infatti, è stato riconosciuto giudizialmente quale figlio naturale del de cuius, il quale ha disposto per testamento dell’intero suo patrimonio, pretermettendo il ricorrente, e, di tanto, viene fornita dimostrazione.

Ciò premesso, la questione, in definitiva, concerne il perimetro del diritto del legittimario pretermesso all’accesso alla documentazione bancaria. L’intermediario, infatti, sostiene che il suo diritto, non derivando dall’art. 119 TUB, ma dall’art. 2 terdecies del D.Lgs. 196/2003 (come modificato dal D.Lgs. n. 101/2018), incontri il limite della tutela dei dati dei terzi e tanto anche sulla base di quanto affermato dal Garante della Privacy nelle Linee Guida per trattamenti dati relativi al rapporto banca clientela del 25/10/2007, che, nel distinguere tra l’accesso ex art. 7 del Codice della privacy (poi abrogato) e l’accesso ex art. 119 TUB, ha precisato che: il diritto derivante dall’art. 119 TUB “non prevede limitazioni rispetto all’ostensibilità delle informazioni contenute nella documentazione richiesta (ivi compresi dati personali relativi a terzi che dovessero esservi contenuti), neanche nelle forme di un parziale oscuramento delle informazioni stesse”con riguardo all’accesso previsto dal Codice della Privacy, “l’istituto di credito è […] tenuto a comunicare ai soggetti indicati al menzionato art. 9, comma 3, in modo chiaro e comprensibile informazioni riguardanti la consistenza patrimoniale del defunto, le movimentazioni bancarie, i saldi riferiti ai depositi “al portatore”, anche se estinti da terzi successivamente al decesso, nonché la data in cui è stata disposta l’estinzione del conto o il trasferimento del saldo ad altro conto”, mentre “non possono […] formare oggetto di comunicazione […] informazioni che siano dati personali riferibili non all’interessato, ma a terzi . Ad esempio, non è conoscibile in base alle norme appena richiamate il nominativo del percettore del saldo di deposito, pur intestato al de cuius, in quanto tale informazione riguarda non il cliente deceduto, ma un terzo; ciò, salvo che ricorra un’ipotesi di cointestazione con il defunto”.

Al di là di tali puntualizzazioni circa il differente ambito di riferimento delle norme (bancarie ed a tutela della privacy) che vengono in considerazione, rileva il Collegio che, in primis, la questione nodale attiene esattamente alla possibilità, comunque, di considerare il legittimario pretermesso quale “successore a qualunque titolo” ai sensi dell’art. 119 TUB, anche prima di avere vittoriosamente esperito l’azione di riduzione; non potendosi non considerare, sul punto, che l’obiettivo dichiarato del ricorrente è proprio quello di ricostruire l’asse ereditario al fine di determinare la quota di legittima e fare valere la relativa lesione con un’azione di riduzione, ed allora andrebbe, al contempo, tenuto presente che l’art. 2 terdecies, comma 5, D.lgs. 196/2003, pure citato dall’intermediario, stabilisce che “in ogni caso, il divieto non può produrre effetti pregiudizievoli per l’esercizio da parte dei terzi dei diritti patrimoniali che derivano dalla morte dell’interessato nonché del diritto di difendere in giudizio i propri interessi”. Ed infatti, il ricorrente ha prodotto dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà per uso successione, da cui risulta che il de cuius ha disposto in favore di tre soggetti mediante testamento e che il ricorrente, in qualità di figlio naturale, “può vantare un interesse proprio diretto e sostanziale in merito alla successione” (cfr. art. 2 terdecies, comma 1, D.lgs. 196/2003).

Sulla base di tali considerazioni, il Collegio ritiene quindi di dover aderire all’orientamento già espresso, in prevalenza, da altri Abf, sulla base anche di quanto ritenuto nella giurisprudenza di legittimità (v. Cass. n. 11554/2017), e secondo cui “la formulazione del comma IV dell’art. 119 TUB, il quale riconosce il diritto di ottenere copia della documentazione bancaria sia al cliente, sia a “colui che gli succede a qualunque titolo” (oltre che a “colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni”) debba necessariamente essere intesa in senso ampio, come puntualizzato dalla Suprema Corte nella decisione citata, così da ricomprendere non solo l’erede, ma anche il chiamato all’eredità o comunque chi – come il ricorrente il quale, figlio del de cuius, nel caso di specie assume la posizione dell’erede legittimario pretermesso – possa dimostrare di vantare un’aspettativa qualificata a titolo ereditario. E’ evidente che per l’esercizio di tutta una serie di azioni, diritti e facoltà in capo al chiamato all’eredità, quale ad esempio la scelta se accettare, rifiutare o accettare con beneficio di inventario, sia necessario poter accedere ai dati del defunto così da ricostruirne la situazione patrimoniale” (così, Collegio di Milano, decisione n.1966/2020 e, già in precedenza, decisione n. 9794/2016; ma v., anche, Collegio di Roma, decisione n. 6333/2020; Collegio di Torino, decisione n. 14478/2017).

Chiarito questo, resta da stabilire se l’ostensione da parte dell’intermediario della documentazione bancaria richiesta debba essere effettuata integralmente o con omissioni dei dati personali relativi a soggetti terzi; ed in proposito, appare evidente che le operate omissioni (da parte dell’intermediario) di tali dati produrrebbero esattamente quell’effetto ‘pregiudizievole’ che la norma su richiamata (art. 2 terdecies, comma 5, D.lgs. 196/2003) intende scongiurare e tanto più perché la formulazione dell’art. 119 non pone, a tale riguardo, alcuna limitazione, giacché “con tale norma la legge dà vita a una facoltà che non è soggetta a restrizioni (diverse, naturalmente, da quelle previste nella stessa disposizione dell’art. 119) e con cui viene a confrontarsi un dovere di protezione in capo all’intermediario, per l’appunto consistente nel fornire degli idonei supporti documentali alla propria clientela, che questo supporto venga a richiedere e ad articolare in modo specifico” (così, infatti, Cass. n. 11554/2017, cit.).

Per queste ragioni l’intermediario dovrà provvedere alla consegna della documentazione bancaria richiesta dal ricorrente senza apportarvi omissioni.

Per quanto riguarda, invece, la richiesta di ostensione della dichiarazione sostitutiva presentata dagli eredi testamentari, ricondotta la richiesta del ricorrente all’art. 119 TUB, deve concludersi che la stessa non può essere accolta giacché non può essere considerata documentazione bancaria ai sensi del TUB, non attenendo ai rapporti bancari detenuti dal de cuius, ma essendo stata acquisita dalla banca nell’ambito degli accertamenti da compiere successivamente alla morte del cliente.

 

 

Qui la decisione.

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