Mutuo tipico e mutuo di scopo.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 14 aprile 2021, n. 9838.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Terza Sezione Civile puntualizza il discrimen tra mutuo di scopo e quello tipico.

Il mutuo di scopo è preordinato alla realizzazione di una finalità convenzionale necessaria, tale da contrassegnare la funzione consistente nel procurare al mutuatario i mezzi economici destinati a. un’utilizzazione vincolata[1]; l’elemento caratterizzante è dato, quindi, dal fatto che una somma di danaro venga concessa al mutuatario esclusivamente per raggiungere una determinata finalità, condivisa dal mutuante, la quale in tal modo entra a far parte del sinallagma contrattuale[2]. Il mutuo di scopo, pertanto, si differenzia dallo schema tipico del contratto di mutuo dal punto di vista strutturale, considerato che il sovvenuto si obbliga non solo a restituire la somma mutuata e a corrispondere gli interessi, ma anche a realizzare lo scopo previsto con l’attuazione in concreto dell’attività programmata; dal punto di vista funzionale, nel sinallagma assume rilievo essenziale anche quest’ultima eh prestazione, in termini corrispettivo dell’ottenimento della somma erogata[3]. In sostanza, essendo la disponibilità finanziaria concessa in vista della sua utilizzazione esclusiva per lo scopo convenuto, è esclusa ogni diversa volontaria destinazione delle somme (ivi compresa, in particolare, quella della estinzione di pregresse passività del mutuatario)[4].

Come rappresentato dal Collegio, il punto centrale della questione è che, in tutti i casi in cui sia dedotta l’esistenza di un mutuo di scopo convenzionale, sia, pur sempre, necessario che la clausola di destinazione della somma mutuata, incidendo sulla causa del contratto, finisca per coinvolgere direttamente anche l’interesse dell’istituto finanziatore; qualora, per converso, venga prevista nel contratto di finanziamento una destinazione delle somme erogate nell’ interesse del mutuatario, si realizzerebbe una mera esteriorizzazione dei motivi del negozio, di per sé non comportante una modifica del tipo contrattuale. In tale ultima eventualità, non si potrebbe, pertanto, parlare di mutuo di scopo (sebbene uno scopo, in senso lato, vi sia ovviamente per il sovvenuto), poiché la mera indicazione dei motivi, non accompagnata da un programma contrattuale teso alla loro realizzazione, non è di per sé idonea a modificare il tipo negoziale. Per distinguere una tipologia dall’altra, laddove manchi un interesse del mutuante allo scopo, sul mutuatario non grava uno specifico obbligo di destinazione delle somme erogate; la qualificazione in termini di mutuo di scopo si può, invece, affermare nel caso in cui sia rinvenibile un obbligo specifico del mutuatario nei confronti del mutuante, in ragione dell’interesse (diretto o indiretto) di quest’ultimo alla specifica modalità di utilizzazione delle somme per un determinato scopo; negli altri casi, l’inosservanza della destinazione indicata in contratto non rileva ai fini della validità o meno del contratto stesso.

 

 

Qui l’ordinanza.


[1] V. Cass. Civ., Sez. III, 21 dicembre 1990, n. 12123.

[2] Cfr. Cass. n. 317/2001; Cass. n. 2876/1988.

[3] V. Cass. n. 5805/1994; Cass. n. 7116/1998.

[4] V. Cass. n. 317/2001; Cass. n. 2796/1972.

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