Sulla documentazione comprovante la legittimazione del coerede.



2 min read

Nota a ABF, Collegio di Roma, 3 settembre 2020, n. 15382.

di Donato Giovenzana

 

Parte ricorrente espone di essere figlia del titolare di un conto corrente presso l’intermediario resistente. Il predetto intestatario risulta deceduto senza lasciare testamento; suoi eredi legittimi sono dunque la moglie ed i due figli.

Ciò premesso, la parte ricorrente rappresenta che gli eredi hanno congiuntamente chiesto all’intermediario di estinguere il conto corrente intestato al de cuius, nonché di versare la giacenza su un altro conto corrente, acceso presso altro intermediario e cointestato ai predetti coeredi. Lamenta tuttavia di non aver ottenuto riscontro positivo da parte dell’odierno resistente, il quale avrebbe frapposto continue richieste documentali, nonché l’esigenza di compiere i predetti adempimenti alla presenza di tutti i coeredi.

Il Collegio osserva, in primo luogo, che la parte ricorrente dimostra di aver fornito all’intermediario la documentazione indicata nella relativa modulistica, tra cui la copia dell’atto notorio, nonché della dichiarazione sostitutiva dell’atto notorio; la copia dell’estratto dell’atto di morte del de cuius; la copia della dichiarazione di successione; la richiesta di estinzione del conto sottoscritta da tutti gli eredi. Quanto al fatto che, secondo la parte resistente, la documentazione non sarebbe stata fornita in originale o in copia autenticata da pubblico ufficiale, l’Abf romano richiama la decisione n. 4491/2013, sulla cui scorta le disposizioni di cui al D.P.R. 445/2000 consentono il semplice rilascio di un atto notorio o di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà e, quindi, priva della firma autenticata da un pubblico ufficialeIn particolare, a tal fine risulta sufficiente la sottoscrizione dell’interessato in presenza del dipendente addetto, ovvero sottoscritta e presentata unitamente a copia fotostatica del documento di identità. Con specifico riguardo alla dichiarazione di successione, si osserva ulteriormente che, ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. 445/2000, la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà può riguardare anche il fatto che la copia di un documento conservato dalla pubblica amministrazione sia conforme all’originale.

Più in generale, il Collegio rileva, da parte dell’intermediario, un atteggiamento eccessivamente rigido e scarsamente collaborativo con la parte ricorrente nell’individuare le modalità operative concretamente utili per soddisfare le sue esigenze.

In secondo luogo, il Collegio ricorda il principio di diritto recentemente affermato dal Collegio di coordinamento nella decisione n. 27252/2018, secondo cui “Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente”.

In conclusione, pertanto, il Collegio ritiene fondate le domande contenute nel ricorso.

 

 

Qui la decisione.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap