Liquidazione dei beni ereditari.



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Nota a ABF, Collegio di Roma, 27 luglio 2020, n. 13031.

di Donato Giovenzana

 

La controversia sottoposta al Collegio arbitrale concerne il rimborso, in favore della ricorrente, della quota parte di propria spettanza della giacenza di conto corrente acceso dal defunto padre presso una filiale della banca resistente, nonché di quota parte dei titoli ivi depositati.

Al riguardo, occorre premettere che la ricorrente non sia l’unica erede del de cuius, ma sia succeduta a quest’ultimo unitamente al fratello il quale, tuttavia, si è rifiutato di sottoscrivere la quietanza liberatoria, trasmessa ad entrambi gli eredi da parte della banca.

Quest’ultima ha eccepito di non poter dar corso alla richiesta di rimborso della metà della giacenza di conto corrente e della metà dei titoli presso di essa depositati perché, da un lato, gli atti individuali dispositivi di crediti presuppongono il consenso unanime di tutti i coeredi e, dall’altro, in difetto di quietanza liberatoria sottoscritta da tutti gli eredi, ovvero di un accordo fra gli stessi in merito alla divisione dei rapporti in questione, ovvero ancora di un provvedimento dell’autorità giudiziaria reso all’esito del giudizio di divisione ereditaria, le quote dei due coeredi non possono ritenersi «definite con certezza.

Tenuto conto di quanto precede, la questione giuridica sottoposta al Collegio concerne la possibilità per la coerede di disporre della propria quota dei cespiti ereditari depositati in banca dal de cujus.

Secondo l’ABF capitolino, che ha accolto il ricorso, il tema è stato correttamente scrutinato anche dal Collegio di Coordinamento con la decisione n. 27252/18, secondo cui “Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente”.

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Orbene, ciò detto e commentato, è d’uopo precisare  che, come peraltro anche evidenziato dal Collegio, la successione mortis causa del padre della ricorrente non è avvenuta ab intestato, ma per via testamentaria; in particolare, il de cuius ha disposto con testamento olografo che per il patrimonio diverso da quello immobiliare i due figli gli succedessero in parti uguali; tale allegazione è dimostrata dal verbale di pubblicazione del testamento olografo che la ricorrente ha prodotto in atti.

Per il che risulta di tutta evidenza come la “soluzione”, più che nel principio scrutinato dal Collegio di coordinamento abf (decisione n. 27252/18), fosse da ricercarsi nonché “fondarsi” de plano nella cd. “divisio inter liberos” .

Ed invero l’art. 734 comma 1 c.c. dispone che il testatore può dividere i suoi beni tra gli eredi comprendendo nella divisione anche la parte non disponibile.

Tale divisione effettuata dal testatore costituisce espressione del generale principio dell’autonomia testamentaria, sancito dall’art. 587 c.c.; la norma conferma il potere riconosciuto al testatore di disporre – in tutto o in parte – dei propri beni per testamento, attribuendoli direttamente a tutti o ad alcuni eredi.

Tale tipologia di divisione ha efficacia reale poiché i singoli beni ereditari vengono acquistati immediatamente e direttamente dagli eredi istituiti sin dal momento dell’apertura della successione, senza che su tali beni si instauri una comunione ereditaria e sia dunque necessario procedere in un secondo momento ad operazioni divisorie.

Come noto, la divisione testamentaria oltre che totale può essere anche parziale.

In ragione di quanto sopra richiamato, risulta chiaramente ancor più illegittimo il rifiuto opposto dalla banca, attesa la mancanza di configurazione di qualsivoglia comunione ereditaria concernente le attività finanziarie, attribuite uti singuli   ai due coeredi, che per la rispettiva riscossione di sicuro non abbisognano dell’assenso dell’altro.

 

 

Qui la decisione.

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