Non tutte le segnalazioni illegittime escono col danno.



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Nota a Trib. Nocera, Sez. I, 18 marzo 2021.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recente sentenza in oggetto, il Tribunale di Nocera formula alcune considerazioni sulla risarcibilità del danno conseguente a un’illegittima segnalazione in Centrale Rischi.

In via preliminare, viene rilevato come, per ottenere il risarcimento di un pregiudizio conseguente all’altrui comportamento illegittimo, sia necessario allegare e comprovare non solo un “danno evento”, ma anche un “danno conseguenza”, in quanto “la tesi del danno in re ipsa snatura la funzione del risarcimento, che verrebbe concesso non in conseguenza dell’effettivo accertamento di un danno, ma quale pena privata per un comportamento lesivo”, per cui “al risarcimento verrebbe assegnata una funzione esclusivamente sanzionatoria, mentre esso possiede, (…), una principale funzione compensativa, quantunque eventualmente concorrente con altre plurime funzioni[1].

Per costante giurisprudenza di merito e di legittimità, “il danno da illegittima segnalazione in Centrale Rischi non può essere considerato in re ipsa nell’illegittimità della segnalazione e non è nemmeno sufficiente la prova, da parte del danneggiato, di non aver potuto ottenere credito da altri istituti o intermediari a seguito della segnalazione: il danneggiato deve altresì provare il beneficio economico che avrebbe conseguito tramite l’impiego del denaro che gli è stato ingiustamente negato a causa della segnalazione[2], sì come deve allegare e provare il danno all’immagine e alla reputazione[3].

Nel caso di specie, l’attrice, in primo luogo, ha omesso di provare compiutamente il “danno evento”, posto che ha solo genericamente allegato e non documentalmente provato di aver richiesto e non ottenuto dei finanziamenti nel periodo in cui il suo nominativo risultava segnalato in Centrale Rischi; né tale prova poteva essere fornita tramite testimoni, considerata la necessaria forma scritta dei rapporti contrattuali di natura bancaria, comprese le proposte contrattuali e gli eventuali rifiuti da parte delle finanziarie; in secondo luogo, la stessa attrice non ha nemmeno allegato, oltre a non provare, il “danno conseguenza”, vale a dire il concreto pregiudizio patito a cagione del presunto comportamento illegittimo parte convenuta, limitandosi, per converso, a lamentare un generico danno derivante dalla “lesione della sua reputazione personale ed economica”, oltre a fare riferimento alla circostanza di presunti “costosi interventi odontoiatrici che ha dovuto rimandare per svariati anni”, (affermazione del tutto generica, non collocata nel tempo, non specificata nella misura della lesione patita, né in altro modo sostenuta da un minimo principio di prova documentale, tanto da rendere inammissibile la richiesta prova testi sul punto).

In conclusione, risulta del tutto irrilevante valutare se vi sia effettivamente stata l’illegittima segnalazione, il periodo e la durata della stessa, posto che parte attrice non abbia dimostrato alcun effettivo e specifico pregiudizio che ne sia conseguito sul piano delle relazioni eventualmente instaurate con altri istituti di credito e, consequenzialmente, nella propria sfera personale e patrimoniale.

 

 

Qui la pronuncia.


[1] Cfr. ex multis Cass. Civ.,Sez. I, 25.01.2017, n. 1931.

[2] Cfr. Trib. Treviso, 15.02.2019; Trib. Catania, Sez. IV, 12.06.2020, n. 2027; Trib. Potenza, 21.10.2020, n. 747.

[3] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 05.08.2019, n. 20885; Cass. Civ., Sez. III, 19.07.2018, n. 19137; Cass. Civ., Sez. VI, 28.03.2018, n. 7594; Cass. Civ., Sez. I, 25.01.2017, n. 1931.

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