I principi di diritto espressi nella sentenza Lexitor si applicano anche ai contratti di credito immobiliare.



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Nota a ABF, Collegio di Bari, 12 novembre 2020, n. 20119.

di Donato Giovenzana

 

Il Collegio pugliese è stato chiamato a pronunciarsi, in subordine a una richiesta di usura soggettiva relativa ad un mutuo  oggetto di surroga, sull’applicazione dei principi stabiliti dalla sentenza Lexitor ai contratti di credito immobiliare stipulati da consumatori.

In tema di credito ai consumatori l’art. 125 sexies Tub prevede la possibilità per il cliente di estinguere anticipatamente il rapporto con conseguente diritto a “una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto”. Considerato che la Corte di Giustizia, con la Sentenza Lexitor, si è pronunciata sull’interpretazione dell’articolo 16, paragrafo 1, della Direttiva 2008/48/CE, in materia di contratti di credito ai consumatori, di cui l’art. 125 sexies Tub costituisce fedele trasposizione, il collegio ha ritenuto che, quand’anche la richiamata decisione della Corte si riferisca espressamente alla Direttiva 2008/48/Ce sul credito ai consumatori, i principi di diritto espressi nella sentenza della Corte di giustizia europea siano applicabili anche ai contratti di credito disciplinati dalla Direttiva 2014/17/Ue (che disciplina appunto il credito immobiliare).

Ne deriva che, in caso di estinzione anticipata di tale tipologia di finanziamenti il cliente avrà diritto ad ottenere la riduzione dei costi posti a suo carico nel contratto secondo i criteri stabiliti dal Collegio di Coordinamento nella decisione n. 26525/2019 dell’11 dicembre 2019.

Molteplici sono infatti le indicazioni che collocano la seconda Direttiva, quella sul credito immobiliare ai consumatori, in continuità logica con la prima Direttiva relativa al credito ai consumatori. Il legislatore comunitario, infatti, nei “considerando” della Direttiva 2014/17/UE invita in più occasioni gli Stati membri a garantire coerenza di applicazione e di interpretazione in relazione a definizioni essenziali ed a concetti chiave già fissati nella Direttiva 2008/48/CE e ciò “indipendentemente dal fatto che si tratti di un credito al consumo o di un credito relativo a beni immobili residenziali” (cfr. in tal senso il 19° “considerando”). Anche il 20° “considerando” rinvia alla precedente Direttiva n. 48 del 2008, ai cui principi dovrebbe ispirarsi (“Per garantire ai consumatori del settore creditizio un quadro coerente e per ridurre al minimo gli oneri amministrativi per i creditori e gli intermediari del credito, la struttura della presente direttiva dovrebbe seguire, ove possibile, quella della direttiva 2008/48/CE, in particolare i principi che stabiliscono che le informazioni contenute nella pubblicità relativa ai contratti di credito concernenti beni immobili residenziali siano fornite al consumatore con un esempio rappresentativo, che al consumatore siano fornite informazioni precontrattuali dettagliate su un prospetto informativo standardizzato, che il consumatore riceva spiegazioni adeguate prima della conclusione del contratto di credito, una base comune da definire per il calcolo del tasso annuo effettivo globale (TAEG), spese notarili escluse, e che i creditori valutino il merito di credito del consumatore prima di erogare un credito”). Nel medesimo “considerando” si legge ancora che “[a]nalogamente, per creare parità di condizioni con le disposizioni stabilite dalla direttiva 2008/48/CE, dovrebbe anche essere assicurato ai creditori l’accesso, a condizioni non discriminatorie, alle pertinenti banche dati relative ai crediti. In maniera analoga alla direttiva 2008/48/CE, la presente direttiva dovrebbe garantire che tutti i creditori che offrono contratti di credito relativi a beni immobili siano sottoposti all’appropriata procedura di abilitazione e all’appropriata vigilanza, e dovrebbe prevedere requisiti relativi all’instaurazione di meccanismi di risoluzione extragiudiziale delle controversie e all’accesso a tali meccanismi”. Anche nella Direttiva n. 17 del 2014 si pone in risalto l’importanza di una disciplina sul rimborso anticipato del finanziamento per esigenze analoghe a quelle sottese alla prima Direttiva del 2008. Nel 66° “considerando” infatti si chiarisce come “[l]a capacità di un consumatore di rimborsare il debito prima della scadenza del contratto di credito può svolgere un ruolo importante nel promuovere la concorrenza sul mercato interno e la libera circolazione dei cittadini dell’Unione, nonché nel contribuire a prevedere la flessibilità nel corso della durata del contratto di credito necessaria a promuovere la stabilità finanziaria in linea con le raccomandazioni del Consiglio per la stabilità finanziaria. […] Gli Stati membri dovrebbero quindi garantire, o per via legislativa o in altro modo, ad esempio attraverso clausole contrattuali, che i consumatori abbiano il diritto di effettuare il rimborso anticipato […]. La circostanza che il 66° “considerando” e l’art. 25, par. 2, della Direttiva 17 del 2014 prevedano la possibilità per gli Stati membri di provvedere affinché l’esercizio del diritto di estinzione anticipata del prestito sia soggetto a determinate condizioni e che tra queste condizioni “possono figurare restrizioni temporali sull’esercizio del diritto, un trattamento diverso a seconda del tipo di tasso debitore o del momento in cui il consumatore esercita il diritto, o restrizioni relative alle condizioni alle quali il diritto può essere esercitato”, non può ritenersi di per sé preclusiva del diritto del consumatore – riconosciuto nella sentenza Lexitor – di ottenere la riduzione di tutti i costi posti a suo carico nel contratto (ancorché di credito immobiliare).

Tale impostazione confliggerebbe infatti con quelle esigenze di omogenità e coerenza intepretativa fra le due Direttive sopra richiamate. Alla luce di quanto osservato ed esposto, il Collegio ritiene che la domanda subordinata di rimborso delle spese di istruttoria per effetto dell’estinzione anticipata del mutuo fondiario vada accolta e che pertanto i predetti costi vadano rimborsati al ricorrente secondo il criterio della curva degli interessi e non con il criterio pro rata temporis invocato dal cliente. Sul punto, infatti, il Collegio richiama i principi enunciati dal Collegio di Coordinamento nella decisione n. 26525/2019, secondo cui: – “A seguito della sentenza 11 settembre 2019 della Corte di Giustizia Europea, immediatamente applicabile anche ai ricorsi non ancora decisi, l’art.125 sexies TUB deve essere interpretato nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front”. Ciò in quanto “le sentenze interpretative della CGUE, per unanime riconoscimento (v., ex multis, Cass. n.2468/2016; Cass.,5381/2017), hanno natura dichiarativa e di conseguenza hanno valore vincolante e retroattivo per il Giudice nazionale (non solo per quello del rinvio, ma anche per tutti quelli dei Paesi membri della Unione, e pertanto anche per gli Arbitri chiamati ad applicare le norme di diritto)”. Siffatta interpretazione si impone nelle fattispecie soggette “sia all’art.121, comma 1 lettera e) del TUB, che indica la nozione di costo totale del credito in piena aderenza all’art.3 della Direttiva, sia all’art.125 sexies TUB che, dal punto di vista letterale, appare a sua volta fedelmente riproduttivo dell’art.16 par.1 della stessa Direttiva”; – “Priva di giuridico fondamento” si rivela l’opinione che sostiene una presunta “inapplicabilità della Direttiva ai ricorsi riconducibili all’art.125 sexies TUB […], per la semplice ragione che la stessa [Direttiva], lungi dal risultare inattuata o parzialmente recepita, è stata compiutamente trasposta nell’ordinamento interno. Non si versa in definitiva nel caso di scuola di una norma nazionale (l’art.125 sexies TUB) disapplicabile dal giudicante in parte qua (per quanto attiene cioè alla retrocedibilità dei costi up front) per incompatibilità con il diritto comunitario (l’art.16 della direttiva, secondo la interpretazione datane dalla CGUE) e di conseguente limitazione del diritto dei consumatori a invocare l’applicazione di una direttiva autoesecutiva (relativamente alla retrocessione dei costi up front) nei soli rapporti verticali (con conseguente azionabilità limitata di una pretesa risarcitoria verso lo Stato per parziale attuazione della Direttiva), trattandosi invece, giova ancora ribadirlo, di una norma nazionale perfettamente recettiva della Direttiva stessa e perciò operante nei rapporti orizzontali di prestito tra clienti e banche”. – “Il criterio applicabile per la riduzione dei costi istantanei, in mancanza di una diversa previsione pattizia che sia comunque basata su un principio di proporzionalità, deve essere determinato in via integrativa dal Collegio decidente secondo equità, mentre per i costi recurring e gli oneri assicurativi continuano ad applicarsi gli orientamenti consolidati dell’ABF”.

Con particolare riguardo all’individuazione del criterio di calcolo della riduzione dei costi up front, il Collegio ritiene di doversi conformare a quanto deciso, in proposito, nella medesima pronuncia del Collegio di Coordinamento, in cui si afferma che “il criterio preferibile per quantificare la quota di costi up front ripetibile sia analogo a quello che le parti hanno previsto per il conteggio degli interessi corrispettivi, costituendo essi la principale voce del costo totale del credito espressamente disciplinata in via negoziale. Ciò significa che la riduzione dei costi up front può nella specie effettuarsi secondo lo stesso metodo di riduzione progressiva (relativamente proporzionale appunto) che è stato utilizzato per gli interessi corrispettivi (c.d. curva degli interessi), come desumibile dal piano di ammortamento”, valutando inoltre che “non ricorre invece alcuna ragione per discostarsi dai consolidati orientamenti giurisprudenziali dell’Arbitro bancario per quanto attiene ai costi ricorrenti e agli oneri assicurativi”.

ll Collegio, pertanto, ritiene che le richieste del cliente meritano di essere parzialmente accolte.

 

 

Qui la decisione.

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