Il giurista d’impresa non può essere avvocato.



2 min read

Nota a CNF, 26 agosto 2020, n. 161.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la sentenza in oggetto, il Consiglio Nazionale Forense (CNF), dopo aver precisato che le fattispecie “giuristi d’impresa” e “avvocati degli enti pubblici” debbano essere tenute distinte (in quanto assoggettate dalla l. n. 247/2012 a differente disciplina), rileva come i primi siano “regolati” dall’art. 2, sesto comma, della legge professionale, al solo fine di consentire agli stessi l’esercizio dell’attività professionale di consulenza e assistenza legale stragiudiziale, previa instaurazione di rapporti di lavoro subordinato, ovvero stipulazione di contratti di prestazione d’opera continuativa e coordinata nell’esclusivo interesse del datore di lavoro o del soggetto in favore del quale l’opera viene prestata.

Lo status di “giurista d’impresa” non consente l’iscrizione all’albo degli avvocati, stante l’incompatibilità di cui all’art. 18, lett. d). La summenzionata deroga prevista dall’art. 2, sesto comma, deve, pertanto, ritenersi limitata alla sola attività stragiudiziale in favore del datore di lavoro.

Gli avvocati degli Enti Pubblici, figura assai diversa dai cc.dd. “giuristi d’impresa”, sono, per converso, assoggettati alla speciale disciplina dettata dall’art. 23 della legge professionale. Ne consegue che un diverso trattamento sia previsto e voluto dalla legge stessa, che non crea, quindi, alcuna discriminazione, perché diverse sono le figure che la l. n. 247/2012 prevede e regolamenta, diverse le motivazioni che sottendono e consentono agli Enti Pubblici (oppure ai soggetti di diritto privato a capitale totalmente o prevalentemente pubblico purché costituito dalla trasformazione di un ente pubblico) di dotarsi di strutture burocratiche legali per l’inserimento di Avvocati, ancorché dipendenti pubblici, iscritti nel previsto elenco e stabilmente dediti alla difesa in giudizio di interessi, non di natura privatistica, ma connessi al particolare status dell’Ente rappresentato.

Quanto alla causa di incompatibilità consistente nella titolarità di rapporto di lavoro subordinato (ex art. 18, lett. d) della legge professionale), si ritiene di non doversi discostare dal granitico e costante orientamento della giurisprudenza di questo Consiglio, che ritiene insuscettibile di applicazione analogica l’iscrizione nell’elenco speciale per gli avvocati che esercitano attività legale per conto degli enti pubblici, per le ragioni anzi esposte. Men che meno, potrebbero essere create surrettiziamente nuove figure professionali diversamente inquadrabili da quelle previste dalla legge.

 

 

Qui la sentenza.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap