Legittimità del c.d. “blocco cautelativo” del c/c in presenza di operazioni anomale ed irregolari.



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Nota a ABF, Collegio di Napoli, 25 novembre 2020, n. 21164.

di Donato Giovenzana

 

La questione esaminata concerne un blocco del conto corrente apposto dall’intermediario, a dire della parte istante, senza alcuna giustificazione o comunicazione preventiva. Il ricorrente ha chiesto al Collegio l’immediato sblocco della somma accreditata sul conto corrente L’intermediario si oppone a quanto affermato dal ricorrente, evidenziando la correttezza del proprio operato.

In sede di reclamo l’intermediario fa riferimento a un vincolo conservativo a seguito di una operazione anomala. Per giustificare il blocco apposto l’intermediario rappresenta che in data 4/9/2016 presso l’Autorità competente è stata sporta da un terzo denuncia per il disconoscimento di una transazione on line da Euro 7.000,00 effettuata con addebito sul proprio conto corrente. Tale importo risulta effettivamente essere transitato alla stessa data e alla stessa ora sul conto intestato al ricorrente.

Il Collegio ha rilevato il tutto dal dettaglio movimenti della operazione contestata che dimostrano l’accredito sul conto corrente intestato al ricorrente. L’intermediario richiama quindi correttamente la normativa applicabile alla fattispecie e segnatamente l’art. 6 del D.lgs 11/2010, che disciplina il cd. blocco cautelativo e chiarisce l’apposizione del blocco contestato dal ricorrente rientra nell’ambito di attività poste in essere in presenza di operazioni anomale ed irregolari. L’art. 6 fa appunto riferimento alla possibilità di bloccare l’utilizzo di uno strumento di pagamento in casi analoghi a quello de quo.

In termini, cfr. Collegio di Napoli decisione n. 16483/2020:

La questione all’esame del Collegio concerne l’accertamento della legittimità del blocco di una carta prepagata destinataria dell’accredito di somme riconducibili ad una articolata operazione denunciata come fraudolenta da parte di altro correntista dell’intermediario resistente. Ai sensi dell’art. 6, comma 2 D. lgs 11/2010, «Il contratto quadro può prevedere il diritto del prestatore di servizi di pagamento di bloccare l’utilizzo di uno strumento di pagamento al ricorrere di giustificati motivi connessi con uno o più dei seguenti elementi: a) la sicurezza dello strumento; b) il sospetto di un suo utilizzo fraudolento o non autorizzato; c) nel caso in cui lo strumento preveda la concessione di una linea di credito per il suo utilizzo, un significativo aumento del rischio che il pagatore non sia in grado di ottemperare ai propri obblighi di pagamento. L’art. 8, par. 7, delle condizioni generali del contratto relativo allo strumento di pagamento oggetto del ricorso prevede espressamente il blocco dell’utilizzo della carta al ricorrere di giustificati motivi connessi alla sicurezza della carta stessa nonché al sospetto di un suo utilizzo fraudolento o non autorizzato. Pertanto, la condotta dell’intermediario è pienamente legittima perché l’accredito di somme derivanti da una articolata operazione denunciata come fraudolenta configura una delle ipotesi previste dal predetto regolamento contrattuale. Ai sensi dell’art. 6, comma 3, D. Lgs. 11/2010, «nei casi di cui al comma 2, il prestatore di servizi di pagamento informa il pagatore, secondo le modalità concordate, del blocco dello strumento, motivando tale decisione. Ove possibile, l’informazione viene resa in anticipo rispetto al blocco dello strumento di pagamento o al più tardi immediatamente dopo, salvo che tale informazione non debba essere fornita in quanto in contrasto con obiettivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza, individuati ai sensi dell’articolo 126 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, o ricorrano altri giustificati motivi ostativi in base alle disposizioni in materia di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, di legge o di regolamento». In relazione alla domanda di sblocco della carta, nessun rilievo può essere ascritto al difetto di informativa, fermo restando che l’operazione fraudolenta configura una evidente ragione di sicurezza che giustifica l’apposizione del blocco e la mancata informativa al fine di prevenire l’attuazione di ulteriori azioni criminose e di tutelare altri clienti, quali vittime potenziali di frodi e raggiri.”.

 

 

Qui la decisione.

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