Responsabilità del mittente per l’utilizzazione della posta ordinaria ai fini della trasmissione di un assegno bancario non trasferibile.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 16 novembre 2020, n. 25873.

di Donato Giovenzana

 

La Cassazione richiama il principio “che esclude di considerare danno risarcibile quello che ciascuno procura a se stesso“; sicchè, dovendosi ravvisare una medesima rilevanza causale, tanto nella condotta omissiva del danneggiato tenuto da specifica norma di legge ad impedire un evento, quanto nella inerzia dello stesso danneggiato di fronte ad “una specifica situazione che esiga una determinata attività a tutela di un diritto altrui” (venendo in questo caso a fondarsi l’obbligo di attivazione, secondo i comuni principi di diligenza, nel generale “principio solidaristico” dell’art. 2 Cost., che trova specificazione nel dovere di comportarsi secondo correttezza: art. 1175 c.c.), ne segue che la condotta del danneggiato il quale, come nel caso di specie, disattende le indicazioni desumibili dalla disciplina normativa – sia pure non integranti un obbligo imposto dalla legge specificamente a tutela dei terzi, in quanto rivolte al rapporto tra utente e POSTE – che regola le modalità di impiego dei diversi servizi postali, utilizzandoli in modo diverso dalle rispettive funzionalità e scopi (desunte dal DM 26.2.2004 e dal Dpr 29.5.1982 n. 655: rispetto alla “corrispondenza ordinaria”, la “posta raccomandata” consente al mittente di ottenere una certificazione dell’avvenuta spedizione e ricezione; la “posta assicurata” consente al mittente di garantirsi dalla perdita del contenuto della spedizione, e di controllare e tracciare tutte le fasi della trasmissione), comporta la volontaria esposizione ad un maggiore rischio di incertezza in ordine al risultato finale di garantire al destinatario il possesso materiale del titolo di credito, incertezza determinata dalla voluta trascuratezza dei mezzi, pure disponibili, volti proprio a garantire tale risultato.

La scelta compiuta dal danneggiato, in tal modo, non viene in rilievo come oggetto di valutazione di riprovevolezza secondo gli ordinari criteri di accertamento della colpa per violazione di obblighi di condotta nelle relazioni intrattenute con i terzi, ma viene, invece, in considerazione in relazione al risultato di tale scelta, e cioè al dato obiettivo del “mezzo” prescelto per la consegna dell’assegno, quale “fatto materiale” che viene ad inserirsi nel normale processo evolutivo della serie causale, costituendo uno degli antecedenti causativi dell’evento dannoso, ossia dell’illecito perpetrato con l’utilizzo del titolo, tramite la creazione dell’apparente legittimazione nel possessore ed il pagamento eseguito dalla banca al titolare apparente.

Pertanto, l’utilizzazione della posta ordinaria per la trasmissione al creditore di un assegno bancario con la clausola non trasferibile (nel caso in esame da parte di una compagnia assicuratrice al danneggiato da un incidente stradale) si pone in contrasto non solo con le regole di comune prudenza, le quali suggerirebbero di avvalersi di modalità di trasmissione più idonee ad assicurare il controllo sul buon esito della spedizione, ma anche con il dovere di agire in modo da preservare gl’interessi di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda, ove ciò non comporti un apprezzabile sacrificio a proprio carico, e ciò in ossequio al principio solidaristico di cui all’articolo 2 della Costituzione, che a livello di legislazione ordinaria trova espressione proprio nella regola di cui all’articolo 1227 del c.c., operante sia in materia extracontrattuale, in virtù nell’espresso richiamo di tale disposizione da parte dell’articolo 2056 del c.c., sia in materia contrattuale, come riflesso dell’obbligo di comportarsi secondo correttezza e buona fede, previsto dall’articolo 1175 del c.c. in riferimento sia alla formazione che all’interpretazione ed all’esecuzione del contratto.

 

 

Qui la pronuncia.

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