Onere probatorio del credito bancario.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 2 dicembre 2020, n. 27589.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte ha ribadito, in subjecta materia, il principio espresso in sede di legittimità, secondo cui

Nel contratto di conto corrente bancario, la banca che assuma di essere creditrice del cliente ha l’onere di produrre in giudizio i relativi estratti conto a partire dalla data della sua apertura, non potendo pretendere l’azzeramento delle eventuali risultanze del primo degli estratti utilizzabili, in quanto ciò comporterebbe l’alterazione sostanziale del medesimo rapporto, che vede nella banca l’esecutrice degli ordini impartiti dal cliente, i quali si concretizzano in operazioni di prelievo e di versamento ma non integrano distinti e autonomi rapporti di debito e credito tra cliente e banca, rispetto ai quali quest’ultima possa rinunciare azzerando il primo saldo”.

Per la Cassazione il principio trova applicazione, per assoluta identità di ratio, anche nella vicenda de qua, non valendo ad operare una distinzione l’offerta di prova documentale del rapporto bancario fatta iniziare da un estratto conto positivo, anziché a zero o negativo; anche per esso, infatti, è proprio l’incompletezza dello sviluppo del rapporto a precludere non solo la prova della prospettata coincidenza fra saldo contabile finale e importo del credito vantato, ma altresì e prima la stessa allocazione dell’onere della prova in capo alla controparte; la terzietà dell’organo concorsuale, invero, esige che una rappresentazione difensiva di contestazione del corredo probatorio della domanda di credito le sia innanzitutto opponibile non solo per data certa quanto piuttosto per esaustività rappresentativa.

 

Qui la pronuncia.

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