Sulla retrocedibilità dei costi sostenuti, in caso di estinzione anticipata del finanziamento.



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Nota a Trib. Pavia, Sez. III, 12 novembre 2020 (segnalazione dell’Avv. Marco Campanella)

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Senza soluzione di continuità con l’orientamento recentemente espresso dal Tribunale di Milano[1], il giudice pavese, con la sentenza in oggetto, conferma la retrocedibilità di tutti i costi sostenuti dal cliente, in caso di estinzione anticipata del finanziamento.

Secondo il Tribunale di Pavia, l’interpretazione data dalla sentenza Lexitor postula che il riferimento operato dal legislatore alla «vita residua del contratto» sia un’indicazione operativa, più che di sostanza. Tale precisazione vale, infatti, a indicare il metodo di calcolo utilizzabile per la determinazione della quota di costi da restituire.

Se, dunque, oggetto della restituzione risulti il «costo totale del credito», ovvero la generalità dei costi sopportati dal consumatore senza distinzione alcuna, viene previsto che il calcolo della quota retrocedibile degli stessi debba effettuarsi su base proporzionale: in particolare, sarà oggetto di restituzione il costo totale del credito calcolato in proporzione alla vita residua del credito stesso.

Proprio la definizione di «costo totale del credito» è ciò che si scontra con le ulteriori considerazioni svolte da parte ricorrente, in merito all’ingiustificato arricchimento che si verificherebbe in capo al consumatore in caso di rimborso dei costi di intermediazione. È, difatti, lo stesso TUB, all’art. 121, lett. e), a prevedere letteralmente che nel «costo totale del credito» debbano essere ricomprese anche le commissioni.

Del pari, anche la doglianza su una eventuale lesione dei principi di certezza del diritto e di legittimo affidamento, derivante dall’applicazione retroattiva della Lexitor, non è meritevole di accoglimento e condivisione. Invero, i principi de quibus sono equiordinati all’esigenza di tutela del cliente – consumatore, costituendo interessi ugualmente tutelati e tutelabili, all’interno dell’ordinamento. Il potere di limitare le proprie decisioni temporalmente compete esclusivamente alla stessa Corte di Giustizia, che sarà chiamata a effettuare un bilanciamento tra gli interessi in gioco.

In tal guisa, in assenza di un rapporto qualificabile come esaurito, appare ragionevole sostenere che i giudici unionali abbiano ritenuto prevalente l’interesse all’effettiva tutela del consumatore. La circostanza per cui l’affidamento degli operatori finanziari possa dirsi legittimo, in quanto fondato su un’interpretazione della norma interna di costante applicazione in seno alla giurisprudenza non può scientemente assurgere a elemento efficacemente ostativo della lettura proposta: difatti, i giudizi nazionali, onde garantire la piena efficacia del diritto comunitario (rectius, unionale), possono «modificare, se del caso, una giurisprudenza nazionale consolidata se questa si basa su un’interpretazione del diritto nazionale incompatibile con gli scopi di una direttiva»[2].

Ne consegue, quindi, la retrocedibilità di tutti i costi sostenuti dal cliente – consumatore, ivi inclusi quelli up front (comprensivi dei costi di intermediazione).

 

 

 

Qui la pronuncia.


[1] Il riferimento è alle tre ordinanze nn. 27398, 27406 e 27411 del Tribunale di Milano, già annotate in questa Rivista, con commento di P. Verri, Sull’applicazione dei principi della sentenza Lexitor nell’ordinamento italiano, 24 novembre 2020, Sull’applicazione dei principi della sentenza Lexitor nell’ordinamento italiano | Diritto del risparmio.

[2] Cfr. CGUE, n. 679/2020.

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