Sull’applicazione dei principi della sentenza Lexitor nell’ordinamento italiano



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Nota a Trib. Milano n. 2020/27398; Trib. Milano n. 2020/27406; Trib. Milano n. 2020/27411

di Pierpaolo Verri

 

 

 

 

Il Tribunale di Milano, con tre ordinanze, si è espresso in merito a tre reclami, presentati dal medesimo soggetto reclamante nei confronti di tre differenti intermediari, esaminando la questione relativa all’applicabilità, nelle controversie fra banche e consumatori, della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 11.09.2019, C383/18, c.d. Lexitor

Il Collegio milanese, nel motivare le ordinanze, si è soffermato sul contenuto della sentenza della CGUE e sulle contestazioni mosse da parte degli intermediari, con riferimento alla possibilità, da parte della sentenza Lexitor, di produrre effetti nell’ordinamento nazionale. In sintesi, la CGUE, con la pronuncia menzionata, statuì che “L’art. 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore”. 

I punti di maggiore interesse delle ordinanze sono tre, oggetto di partita analisi.

SULLA DISTINZIONE FRA COSTI UP FRONT E RECURRING

Una delle motivazioni addotte dagli intermediari a sostegno delle proprie ragioni concerne la circostanza per la quale nei contratti di finanziamento viene effettuata una distinzione tra costi up front e recurring. Una tale partizione, desumibile chiaramente dal tenore letterale del contratto, comporta, secondo la ricostruzione prospettata dagli istituti di credito, che il consumatore abbia sempre piena contezza di quali sono quei costi afferenti alla fase preliminare all’erogazione del credito (up front) e quei costi che, di contro, maturano nel corso del rapporto contrattuale (recurring). Con riferimento a tale distinzione, i costi up front dovrebbero considerarsi non rimborsabili, poiché appunto relativi ad un momento prodromico alla concessione del finanziamento, mentre sarebbero retrocedibili gli oneri recurring non maturati in seguito all’estinzione anticipata del contratto da parte del consumatore.

Tale argomentazione tuttavia, è stata già ampiamente respinta dalla CGUE, le cui motivazioni vengono richiamate dal Collegio milanese. I punti 31-33 della Sentenza Lexitor, precisano che non può “ammettersi la presa in considerazione dei soli costi presentati dal soggetto concedente il credito come dipendenti dalla durata del contratto, dato che […] i costi e la loro ripartizione sono determinati unilateralmente dalla banca e che la fatturazione di costi può includere un certo margine di profitto”. Osserva sul punto il Tribunale che la stessa divisione dei costi in due tipologie distinte, per causa e/o tempo di maturazione è in grado di pregiudicare l’effettività del diritto del consumatore. Si richiamano le motivazioni della CGUE contenuta nella Sentenza Lexitor, la quale ha avuto modo di chiarire che “il margine di manovra di cui dispongono gli istituti creditizi nella loro fatturazione e nella loro organizzazione interna rende, in pratica, molto difficile la determinazione, da parte di un consumatore o di un giudice, dei costi oggettivamente correlati alla durata del contratto”. Per tali motivi, al fine di limitare la riduzione del costo totale del credito, in seguito all’estinzione anticipata del finanziamento, non ha rilevanza la circostanza che nei contratti predisposti dagli intermediari venga effettuata una distinzione fra costi up front e recurring.

SULL’EFFICACIA VINCOLANTE DELLA SENTENZA LEXITOR

Secondo una ulteriore argomentazione esposta dagli istituti di credito, la Sentenza Lexitor non potrebbe avere efficacia vincolante nei confronti del giudice italiano poiché la direttiva europea, e quindi anche la sentenza che la interpreta, non ha efficacia diretta tra i privati ma “vincola lo stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi” (art. 288 TFUE). 

Tale argomento, invero, è stato esaminato anche dal Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario, il quale, con la celebre decisione 26525/2019, ha statuito il seguente principio: “A seguito della sentenza 11 settembre 2019 della Corte di Giustizia Europea, immediatamente applicabile anche ai ricorsi non ancora decisi, l’art. 125 sexies TUB deve essere interpretato nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front”.

Nel caso di specie, il Collegio milanese rappresenta che se da un lato è vero che le direttive europee non possono dispiegare efficacia orizzontale e pertanto non possono applicarsi direttamente ai rapporti tra privati, dall’altro, nel caso di specie, è ineludibile la circostanza per cui l’art. 125 sexies del TUB costituisce una fedele trasposizione nell’ordinamento nazionale di quanto previsto dalla direttiva 2008/48/CE. Di tal modo, l’art. 125 sexies non può che interpretarsi in conformità alla dir. 2008/48/CE, in ossequio all’obbligo di interpretazione conforme che costituisce corollario del principio di leale collaborazione degli stati membri. 

La natura vincolante dell’interpretazione del diritto comunitario adottata dalla Corte di Giustizia, come avvenuto nel caso della sentenza Lexitor, è riconosciuta, peraltro, anche dalla Corte di Cassazione, la quale ha affermato che tale interpretazione ha efficacia erga omnes nell’ambito del territorio comunitario e che a tali sentenze deve essere attribuito valore di ulteriore fonte del diritto comunitario. Pertanto, conclude il Tribunale, “la sostanziale continuità di significato tra art. 16 par. 1 dir. 2008/48/CE e art. 125-sexies TUB rende oggi necessario e doveroso, dal punto di vista dell’interprete italiano, recepire l’interpretazione indicata dalla Corte di giustizia”. 

SULL’EFFICACIA RETROATTIVA DELLA SENTENZA LEXITOR

Infine, un’ultima censura mossa dagli intermediari concerne l’asserita irretroattività della pronuncia Corte di Giustizia, la cui interpretazione, secondo tale ricostruzione, avrebbe mera efficacia ex nunc. Il Tribunale respinge la contestazione, precisando che “non è possibile limitare l’effetto delle pronunce della Corte che in quanto dichiarative o di interpretazione autentica hanno effetto retroattivo”. Si fa salva, chiaramente, la circostanza puramente eccezionale in cui sia la stessa Corte di Giustizia a decidere di limitare ex nunc gli effetti della propria decisione. 

Queste le ordinanze annotate: 2020/27398; 2020/27406; 2020/27411

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