Pratica forense anticipata: il responso delle Sezioni Unite.



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Nota a Cass. Civ., Sez. Un., 3 novembre 2020, n. 24379.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

 

Descrizione delle circostanze fattuali.

Il Consiglio Nazionale Forense (d’ora innanzi, CNF), con decisione del 16 dicembre 2019, aveva rigettato il ricorso di una studentessa, avverso la delibera del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano, di rigetto dell’istanza di iscrizione anticipata nel registro dei praticanti, per svolgere il tirocinio prima del conseguimento del diploma di laurea (ai sensi della «Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense», di cui, segnatamente, all’art. 41, sesto comma, lett. d) della l. n. 247/2012). La ricorrente sosteneva di avere diritto a tale iscrizione anticipata, dal momento che era iscritta all’ultimo anno del corso di laurea magistrale in Giurisprudenza e, al contempo, aveva ultimato gli esami, essendo, peraltro, in procinto di ultimare la tesi di laurea.

Il CNF rilevava che l’interessata, pur essendo in regola con gli esami dei primi quattro anni, fosse fuori corso da due anni, sicché non poteva consequenzialmente trovare applicazione la disposizione invocata, che, per contro, richiedeva la regolarità della iscrizione all’ultimo anno del corso, da intendersi come rispetto della durata legale del corso stesso (nel senso che l’inizio dello svolgimento del tirocinio debba avvenire al quinto anno di iscrizione e non negli anni successivi).

Avverso questa decisione la studentessa ricorrente proponeva ricorso per cassazione; il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano svolgeva attività difensiva.

 

I motivi di ricorso.

Con il primo motivo si denunciava la violazione e falsa applicazione degli artt. 3 e 4 della convenzione – quadro, stipulata il 24 febbraio 2017 tra il CNF e la Conferenza Nazionale dei Direttori di Giurisprudenza, per cui, ai fini dell’ammissione all’anticipazione del tirocinio, è prescritto soltanto che il richiedente sia in regola con gli esami di profitto dei primi quattro anni e abbia ottenuto crediti nei sette principali settori scientifico – disciplinari, non essendo, invece, richiesto che l’iscrizione avvenga al quinto anno del corso di laurea.

Il secondo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2 della convenzione stipulata il 12 marzo 2018 tra l’Ordine degli Avvocati di Milano e l’Università frequentata dalla ricorrente, che pone il solo requisito qualitativo della media dei voti agli esami (27/30) e non anche quello quantitativo inerente al numero degli anni di iscrizione.

Il terzo e il quarto motivo denunciano, rispettivamente, la violazione dell’art. 3 l. n. 241/1990, in tema di motivazione dei provvedimenti amministrativi (che si assume omessa, «erronea, carente, confusa e perplessa» ed «eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche»), e degli artt. 41, sesto comma, lett. d), l. n. 247/2012, e 5, quarto comma, D.M. 17 marzo 2016, n. 70, per avere richiesto un requisito di ammissione al tirocinio anticipato (ovverosia, il non essere fuori corso) non previsto dalla legge, che, in particolare, non fa riferimento al «quinto anno» o all’«ultimo anno del corso legale» (bensì solo all’«ultimo anno del corso di studio»), ai fini dell’iscrizione anticipata nel registro dei tirocinanti.

 

La decisione del Collegio.

A giudizio delle Sezioni Unite, i rappresentati motivi, reciprocamente connessi e da esaminare congiuntamente, sono infondati. Invero, le critiche illustrate dalla ricorrente non scalfiscono la correttezza in diritto della decisione impugnata, le cui argomentazioni si fondano sul dato testuale del richiamato art. 41, sesto comma, l. n. 247/2012, per cui «Il tirocinio può essere svolto: (…) per non più di sei mesi, in concomitanza con il corso di studio per il conseguimento della laurea, dagli studenti regolarmente iscritti all’ultimo anno del corso di studio per il conseguimento del diploma di laurea in giurisprudenza». Il riferimento all’«ultimo anno del corso di studio», diversamente da quanto sostenuto da parte ricorrente, non può essere inteso come ultimo anno, qualunque esso sia, del corso di studio, ma, per converso, necessariamente come l’ultimo del corso legale al quale si sia «regolarmente iscritti» e che, appunto, è il quinto anno.

Questa conclusione è, peraltro, indirettamente avvalorata dallo stesso D.M. n. 70/2016, che, all’art. 5, quarto comma, fa riferimento alla «durata legale del corso» proprio con riferimento allo studente praticante che non consegua il diploma di laurea «entro i due anni successivi», imponendogli di «chiedere la sospensione del tirocinio per un periodo massimo di sei mesi, superato il quale, se non riprende il tirocinio, è cancellato dal registro e il periodo di tirocinio compiuto rimane privo di effetti».

A una opposta conclusione non può pervenirsi alla luce delle due convenzioni sopra indicate, stipulate ai sensi dell’art. 40, primo comma, l. n. 247/2012, la cui eventuale violazione non è censurabile in termini di violazione di norme di diritto, a norma dell’art. 360, n. 3, c.p.c., non potendosi scientemente riconoscere a esse né la natura, né, tantomeno, le caratteristiche proprie delle norme di legge.

Tratta, infatti, di atti negoziali di cui la legge prevede l’adozione nell’ottica della «piena collaborazione tra le facoltà di giurisprudenza e gli ordini forensi» (art. 40, secondo comma), ai quali è possibile riconnettere, al più, un valore di fonte normativa integrativa, non essendo tuttavia (le disposizioni convenzionali ivi previste) suscettibili di affermarsi come regole autonome di carattere generale, vincolanti e derogative del precetto legislativo.

Da ultimo, la questione relativa all’affermata impossibilità di presentare la domanda di ammissione al tirocinio anticipato prima che fosse tardivamente stipulata la convenzione tra l’Ordine degli Avvocati di Milano e l’Università di appartenenza, a causa del ritardo nell’emanazione del D.M. n. 76/2016, non è comunque rilevante, poiché inidonea a superare il fatto impeditivo, non specificamente contestato, che la stessa studentessa, al momento della domanda, fosse fuori corso e, dunque, non legittimata a ottenere l’iscrizione anticipata. L’art. 41, sesto comma, lett. d), l. n. 247/2012, prevedendo l’anticipazione del tirocinio «nel caso previsto dall’art. 40», condiziona il relativo diritto degli studenti regolarmente iscritti all’ultimo anno del corso di studio al fatto che siano stipulati gli accordi tra i Consigli dell’Ordine degli Avvocati e le Università, per la disciplina dei rapporti reciproci.

La censura di violazione della Direttiva n. 2000/78/CE, in tema di discriminazioni, oltre che nuova e, comunque, formulata in modo astratto, poco comprensibile, è inidonea a confutare l’interpretazione della normativa offerta dal CNF, che appare, contrariamente, coerente con la ratio legis di consentire agli studenti più impegnati nello studio, in regola con gli esami e non fuori corso, di anticipare l’ingresso nel mondo del lavoro.

 

 

Qui la pronuncia.

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