L’ordinanza di sequestro conservativo transfrontaliero su conti bancari



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a cura del dott. Marco Leo


Lo scorso 18 ottobre 2020 il Consiglio dei Ministri italiano ha adottato in via definitiva lo schema di Decreto Legislativo che mira a conformare la disciplina processuale italiana al Regolamento UE n. 655/2014 – già direttamente applicabile a decorrere dal 18 gennaio 2017 – che ha istituito la procedura per l’ordinanza europea di sequestro conservativo, di seguito OESC, su conti correnti bancari esistenti negli Stati membri dell’Unione onde facilitare il recupero dei debiti in materia civile e commerciale.

L’introduzione nel tessuto giuridico europeo dell’istituto de quo è avvenuta in seguito alla presa di coscienza dell’assenza di unitarietà giuridica negli Stati membri che, ostacolando il recupero dei crediti stranieri, ingenerava sfiducia negli operatori economici e si frapponeva ad un ottimale sviluppo del mercato europeo. Pertanto, l’obiettivo perseguito è quello di meglio garantire una omogenea protezione giuridica a tutti gli operatori economici dell’Unione verso i propri debitori.

Preliminarmente è opportuno sottolineare che la procedura de quo è prevista in alternativa a quelle già esistenti nei vari Paesi comunitari e non intende sostituirsi agli strumenti nazionali già in vigore finalizzati all’ottenimento di un risultato sostanzialmente equiparabile, che restano allo stesso modo in vigore ed esperibili.

Questa particolare forma di sequestro conservativo appare essere di rilevante importanza in quanto soddisfa concretamente una specifica esigenza di cui è portatore il soggetto creditore: impedisce al debitore di disporre delle somme indicate nell’ordinanza disponibili sul suo conto corrente estero e inibisce allo stesso di effettuare transazioni attraverso tale conto. In altre parole, la banca cui è indirizzata l’ordinanza EAPO dovrà assicurare che la somma presente sul conto corrente e indicata nell’ordinanza non sia oggetto di disposizione da parte del debitore.

Gli effetti prodotti dall’ordinanza EAPO sostanzialmente coincidono con quelli di un tipico provvedimento nazionale equivalente e, ai sensi dell’art. 5 del Decreto Legislativo, si esegue in Italia secondo la disciplina di cui all’art. 678 c.p.c. per il pignoramento presso terzi successivamente alla sua notificazione al debitore.

La principale peculiarità  consiste nella sua adoperabilità solo nei casi di coinvolgimento di paesi esteri: condicio sine qua non per l’esperibilità della procedura è che il giudice esecutore o il paese di domicilio del creditore debba trovarsi in uno Stato membro differente da quello nel quale il conto corrente del debitore è aperto. 

Passando ad analizzare i profili più squisitamente processuali, secondo la disciplina in esame, la procedura OESC è esperibile sia prima dell’instaurazione del giudizio di merito sia durante lo stesso o dopo che il creditore abbia ottenuto una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico che impongono al debitore un obbligo di pagamento e l’autorità giudiziaria competente va generalmente individuata in quella competente a statuire nel merito della pretesa.

La normativa prevede che se la domanda è depositata prima dell’instaurazione del procedimento di merito, il creditore deve avviare lo stesso ed è tenuto a fornirne entro 30 giorni prova all’autorità giudiziaria presso la quale è stata depositata la domanda di EAPO e la mancata ricezione della prova dell’avvio del procedimento di merito comporta la cessazione degli effetti dell’ordinanza EAPO.

Svolgendosi la procedura in esame inaudita altera parte, il debitore ne viene a conoscenza solo dopo che il provvedimento di sequestro conservativo europeo abbia prodotto i suoi effetti e ciò accade proprio per garantire la finalità cui tende: evitare che possa disporre dei propri fondi e sottrarli al sequestro.

È evidente come la disciplina miri precipuamente a soddisfare l’interesse del creditore alla celerità del procedimento di sequestro tuttavia, allo stesso tempo, risulta chiara la necessità di contemperare il contrapposto interesse del debitore ad esercitare il proprio diritto di difesa. Pertanto, il regolamento UE n. 655/2014, nell’ottica del debitore, prevede vari meccanismi di difesa tra i quali la possibilità di esperire varie forme di impugnazione o la possibilità di opporsi all’OESC non appena avuta notizia. 

Tra questi, particolarmente importante appare essere l’obbligo di costituzione di garanzia da parte del creditore che l’autorità giudiziaria è chiamata ad imporre al creditore nel caso in cui lo stesso non abbia ancora ottenuto una decisione giudiziaria o altro titolo esecutivo che accertino il suo credito.

I mezzi di ricorso avverso l’OESC sono disciplinati dal Capo 4 del Regolamento in esame il quale prevede che per il ricorso è competente il giudice che ha emesso la stessa ordinanza e stabilisce che l’autorità giudiziaria competente per il procedimento di opposizione all’esecuzione dell’OESC da parte del debitore è il tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza.

Inoltre è previsto che i procedimenti di impugnazione di cui all’art. 37 del Regolamento – cioè quelli riguardanti l’impugnazione delle decisioni emesse nei giudizi di ricorso contro l’OESC (art. 33 reg.), di ricorso contro l’esecuzione dell’OESC (art. 34 reg.) o di revisione dell’OESC su richiesta del debitore, del creditore o d’ufficio, tanto nel senso della modifica quanto nel senso della revoca della stessa (art. 35 reg.) – debbano svolgersi secondo la procedura stabilita dall’art. 669-terdecies c.p.c. in materia di reclamo contro i provvedimenti cautelari. 

La stretta similitudine che sussiste tra l’OESC ed il tradizionale sequestro conservativo di cui al c.p.c. è ravvisabile anche nella necessità che sussistano i due requisiti del fumus boni iuris e periculum in mora.

In particolare, il primo requisito, da provare in assenza di un titolo esecutivo già esistente, impone al creditore di dimostrare l’esistenza di elementi idonei a far ritenere presumibile l’esistenza di un diritto che necessita di tutela attraverso il provvedimento di sequestro.

Diversamente, il periculum in mora riguarda l’urgente necessità di un’ordinanza di sequestro conservativo visto il rischio concreto che la successiva esecuzione del credito vantato sia compromessa o resa sostanzialmente più difficile. Si allude alla possibilità che il debitore, versando in una situazione di difficoltà economica, proceda a disperdere o rendere difficili da rintracciare le proprie somme di denaro.

Infine, appare utile sottolineare un ulteriore importante profilo: agli effetti dell’art. 492-bis del codice di procedura civile, quando il debitore non ha la residenza, il domicilio o la dimora in Italia, ovvero quando la persona giuridica non ha la sede in Italia è competente il presidente del Tribunale di Roma.

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