Nei rapporti di conto corrente la designazione del foro competente non può trarsi da argomenti presuntivi.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 6 ottobre 2020, n. 21362.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte, l’art. 29 c.p.c., comma 2, prevede che l’accordo delle parti su un determinato foro attribuisce al giudice designato la competenza esclusiva solo se ciò è espressamente stabilito.

Il thema disputandum  è se, date due clausole sulla competenza, una in cui non v’è l’espressa indicazione dell’esclusività del foro prescelto e l’altra che invece la contiene, possa intendersi che le parti abbiano comunque inteso indicare il foro come esclusivo.


È regola in sede di legittimità che la designazione convenzionale di un foro, in deroga a quello territoriale stabilito dalla legge, attribuisce al foro designato dalle parti la competenza esclusiva soltanto se risulta, ai sensi dell’art. 29 codice di rito, comma 2, un’enunciazione espressa, che non può trarsi quindi da argomenti presuntivi e non deve lasciare adito ad alcun dubbio sulla comune intenzione delle parti di escludere la competenza dei fori ordinari.


Questa regola significa che la indicazione della esclusività del foro deve risultare inequivoca e che non può trarsi invece per via argomentativa.

Nella fattispecie, secondo la Cassazione, il giudice di merito ha tratto la convinzione che il foro sia stato voluto come esclusivo dalla circostanza che la seconda delle clausole sulla competenza, quella che espressamente indica l’esclusività del foro convenuto, è contenuta nella parte del contratto dedicata alle “principali clausole contrattuali”.
Il Giudice del merito ha dunque ricostruito la volontà delle parti utilizzando un criterio argomentativo, quello della collocazione della clausola che contiene il riferimento espresso alla esclusività.

L’esclusività del foro convenuto viene ricavata dal tribunale per via argomentativa, ossia attraverso una interpretazione più o meno sistematica del contratto, in base alla quale date due clausole, di cui una non prevede l’esclusività del foro e l’altra sì, quest’ultima conferisce il suo contenuto all’altra proprio perché è una clausola principale.
A prescindere dall’erronea supposizione che la clausola guida sia principale rispetto all’altra, è il criterio in sé che non soddisfa.

L’indicazione della esclusività del foro prescelto deve essere univoca, ossia non lasciare adito a dubbi: ed univoca vuol dire che non può ricavarsi per via argomentativa, ossia postulando che, sebbene una delle due stipulazioni sul foro competente non contenga riferimento alcuno alla esclusività, quel riferimento deriva da un’altra clausola che invece lo contiene, e ciò attraverso un medio fallace, ossia che la clausola guida sia contenuta tra le clausole principali.


Si intende che in questo modo il significato della clausola non è ritenuto univoco ma è ricavato, per via argomentativa (e l’argomento è quello topografico), da un’altra clausola.

Invece, giusta la regola richiamata sopra, l’esclusività deve essere enunciata in modo espresso e non deve lasciare dubbi sulla volontà delle parti di escludere altri fori. Questa regola vale sia che la scelta del foro sia contenuta in una clausola, sia che invece il contratto contenga più clausole sul foro prescelto. In caso di pluralità di clausole relative al foro competente, per poter ritenere che le parti lo hanno voluto come esclusivo, occorre che l’esclusività sia espressa in ogni clausola che contiene la scelta del foro; solo in tal caso la scelta del foro può ritenersi esclusiva in modo non equivoco.


Al contrario, la presenza nel contratto di clausole che espressamente indicano il foro come esclusivo e di altre che non prevedono l’esclusività, rende equivoca la volontà contrattuale, nel senso che da un lato sembra che le parti abbiano voluto escludere altri fori indicando come esclusivo quello prescelto, mentre, per altro verso, sembra che quella esclusione non vi sia. Equivocità che, di per sé, impedisce di ritenere la scelta come volta ad escludere altri fori e che non può essere risolta in via argomentativa.

Per tali motivi la Corte ha accolto il ricorso, dichiarando la competenza del Tribunale civile di Pesaro, con compensazione delle spese di lite.

 

 

Qui la pronuncia.

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