Nullità della clausola «pari facoltà di rimborso» per sopravvenuto decesso del cointestatario del buono fruttifero postale.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 5 agosto 2020, n. 16683.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

Dopo essere stata condannata dal Tribunale di Cosenza «a rimborsare il 100% del buono postale fruttifero» in contestazione, la società soccombente ha proposto ricorso in Cassazione, articolato in tre motivi, adducendo, nello specifico, la sussistenza di norme imperative contrastanti con la ratio della clausola «pari facoltà di rimborso» apposta sul titolo, qualora, al momento della richiesta di riscossione dello stesso, fosse sopravvenuto il decesso del cointestatario del buono. In altri termini, ad avviso della ricorrente, la suddetta clausola sarebbe affetta da un vizio di nullità parziale, ex art. 1419, co. 1 c.c.

 

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I motivi di ricorso e la decisione del Collegio.

Con il primo motivo, la società lamentava la violazione dell’art. 187 del d.p.r. n.256/1989, secondo il quale «il rimborso a saldo del credito a persona defunta oppure cointestato anche con la clausola della pari facoltà di rimborso a due o più persone una delle quali sia deceduta, viene eseguito con quietanza di tutti gli aventi diritto». Tanto premesso, ad avviso della ricorrente, la previsione della quietanza congiunta di tutti gli aventi diritto avrebbe una duplice finalità: da un lato, tutelare la società debitrice da eventuali pretese degli eredi del cointestatario deceduto e, dall’altro, evitare che il buono cessi la sua fruttuosità a seguito della richiesta di riscossione dello stesso da parte di un solo cointestatario.

A tal riguardo, la Suprema Corte ha rilevato la maggiore pertinenza e il potenziale rilievo del richiamo alla summenzionata normativa, precisando che, tuttavia, la riferibilità della stessa alla fattispecie dei B.F.P. appare tutt’altro che pacifica: l’art. 187 del d.p.r. n.256/1989 riguarderebbe unicamente i libretti di risparmio; quindi, non essendo prevista un’automatica estensione della disciplina scritta per i libretti ai buoni, la stessa applicabilità andrebbe sub specie dimostrata[1].

Con il secondo motivo di ricorso, la ricorrente lamentava la violazione e falsa applicazione della normativa prevista in tema di comunione ordinaria (artt. 1100, 1102 e 1111 c.c.) che, a suo avviso, dovrebbe trovare applicazione «quando la proprietà di un bene, e dunque anche di un diritto di credito, spetta a più persone». In particolare, la società affermava che, nel caso di morte di un cointestatario, il rimborso della propria quota si otterrebbe solo per mezzo dell’attivazione della procedura di scioglimento della comunione ex art. 1111 c.c.

Tuttavia, la Corte evidenzia come il tema della comunione dei diritti reali non sia afferente alla controversia in esame: la conformazione dei buoni fruttiferi postali cointestati rinvierebbe, piuttosto, alla figura della con titolarità dei titoli di credito.

Infine, con il terzo motivo, la ricorrente rinviava alla normativa in materia di imposta sulle successioni e donazioni, lamentando, in particolare, la violazione dell’art. 48, co. 3 e 4 del d.lgs. n.346/1999 che sancisce un vincolo di indisponibilità delle somme depositate, da parte dell’intestatario deceduto, presso un istituto di credito, «sino a quando non sia esibita la dichiarazione di successione o sia dichiarato per iscritto dall’interessato che tale obbligo non sussiste». Conformemente a quanto previsto per il primo motivo, gli Ermellini hanno ritenuto potenzialmente rilevante il richiamo a tale disposizione normativa, evidenziando che, anche in tale circostanza, non appare per nulla scontata la riferibilità della stessa alla fattispecie in esame[2].

Quindi, in base al considerevole rilievo nomofilattico attribuito alla clausola «pari facoltà di rimborso», nonché alla dubbiosa applicabilità della summenzionata normativa alla fattispecie dei buoni fruttiferi, l’organo giudicante ha ritenuto opportuno rimettere l’esame della controversia alla Prima Sezione, al fine di verificare se la portata onnicomprensiva del testo del titolo si scontri effettivamente, oppure no, con l’applicazione di tali disposizioni.

 

 

Qui la decisione.


[1] Sul punto, v. anche D. Giovenzana, Disciplina applicabile per il corretto riconoscimento di BFP emesso nel 1984, in caso di decesso di uno dei due cointestatari, in questa Rivista, https://www.dirittodelrisparmio.it/2020/06/12/disciplina-applicabile-per-il-corretto-riconoscimento-di-bfp-emesso-nel-1984-in-caso-di-decesso-di-uno-dei-due-cointestatari/.

[2] In particolare, si è rilevato come, ai fini dell’imposta di successione, i buoni fruttiferi postali risultino equiparati ai titoli di stato che, come tali, non rientrano nell’attivo ereditario.

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