Sulla relazionalità tra coeredi e Banca.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 29 maggio 2020, n. 9784.

di Donato Giovenzana

 

Parte ricorrente, in qualità di erede legittimo della madre, ha lamentato che l’intermediario si era rifiutato di procedere allo svincolo pro quota delle somme e dei titoli caduti in successione, nonostante avesse prodotto l’atto di successione unitamente ad un atto notorio. Parte ricorrente ha chiesto accertarsi il suo diritto ad ottenere la liquidazione pro quota delle somme e dei titoli relativi ai rapporti caduti in successione. L’intermediario, nelle proprie controdeduzioni, ha eccepito di non aver proceduto al riparto tra gli eredi delle giacenze e dei titoli ed alla chiusura dei rapporti perché non vi era la sottoscrizione congiunta di tutti gli eredi. Diversamente da quanto affermato da parte ricorrente, l’intermediario ha precisato di non aver ricevuto alcun atto notorio indicante, per ogni rapporto in successione, la quota di ogni erede e, inoltre, di essere stato espressamente diffidato dalla terza erede a non procedere alla liquidazione delle quote stante la sua opposizione al riparto. Per tali motivi, l’intermediario ha chiesto il rigetto del ricorso. Dunque oggetto della controversia risulta l’annosa questione relativa al diritto del coerede alla liquidazione pro-quota delle somme e dei titoli relativi ai rapporti caduti in successione, a fronte del rifiuto della banca di liquidarle perché un altro coerede ha manifestato la propria opposizione. 

L’Abf milanese ha precisato che sul tema è intervenuta anche una sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite, la n. 24657 del 28 novembre 2007, che ha chiarito come i crediti del de cuius non si dividano automaticamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrino a far parte della comunione ereditaria, specificando, tuttavia, che ciascuno dei partecipanti ad essa può agire singolarmente per far valere l’intero credito ereditario comune o anche la sola parte di credito proporzionale alla quota ereditaria, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri coeredi; ha precisato, inoltre, che la partecipazione al giudizio degli altri coeredi può essere richiesta dal convenuto debitore in relazione ad un concreto interesse all’accertamento nei confronti di tutti, della sussistenza o meno del credito. 

Dello stesso avviso il Collegio di Coordinamento Abf, che, nella pronuncia n. 27252/2018, ha altresì specificato che il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente ha efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente. L’Abf meneghino ha osservato peraltro che, a ragionar diversamente, si finirebbe con l’attribuire all’arbitrio del coerede opponente, la possibilità di paralizzare le legittime pretese creditorie dell’intera comunione ereditaria. Ciò detto, ha, tuttavia, considerato che, nel caso di specie, il ricorso non poteva trovare accoglimento. Parte ricorrente, infatti, non agendo per l’intero credito ereditario, bensì per la liquidazione pro-quota delle somme ereditate, avrebbe dovuto produrre l’atto notorio necessario per l’esatta quantificazione delle quote di competenza spettanti agli eredi.

Ciò considerato, facendo applicazione del principio dell’onere della prova come desumibile dall’art. 2697 c. c., la domanda del ricorrente non ha potuto essere accolta. Inoltre, secondo il Collegio, l’opposizione dell’intermediario alla liquidazione della quota era giustificata per via delle disposizioni contrattuali relative ai rapporti di conto corrente e di dossier titoli sottoscritti dai defunti genitori del ricorrente, laddove prevedono il necessario concorso di tutti i cointestatari e degli eventuali eredi in caso di opposizione di uno di essi, inviata alla Banca anche con semplice lettera. Per il che il ricorso è stato rigettato.

 

Qui la decisione.

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