Rapporti bancari e successione.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 3 marzo 2020, n. 3584.

di Donato Giovenzana

 

Le questioni sottoposte all’esame del Collegio attengono, in estrema sintesi, agli effetti del decesso del titolare sui rapporti di conto corrente e di deposito titoli intrattenuti con l’intermediario ed ai conseguenti diritti degli eredi.  

In relazione al merito della controversia, ai fini della decisione in ordine alla domanda di “annullare e/o porre nel nulla tutti gli addebiti operati sul conto corrente in data successiva alla morte (del de cuius) in quanto incompatibili con la cessazione del rapporto contrattuale per effetto della morte del contraente”, per l’Abf meneghino, soccorre il principio di diritto enunciato, sulla scorta di un articolato percorso argomentativo, dal Collegio di Coordinamento n. 24360/2019, secondo cui “il contratto di conto corrente bancario non si estingue automaticamente per effetto della morte del correntista, ma in conseguenza di una espressa manifestazione di volontà da parte degli eredi. Resta fermo che il comportamento della banca debba essere improntato a correttezza e buona fede anche nei confronti degli eredi”.   Nel caso di specie, l’“espressa manifestazione di volontà da parte degli eredi” è individuabile, stando alla documentazione prodotta dal ricorrente, nella lettera con cui è stata presentata all’ intermediario “domanda di consegna della quota di spettanza dei beni ereditari, costituiti (…) da quanto presente nel conto corrente n. **142 (…) e da quanto custodito nel contratto di amministrazione e custodia n. ******245”.  

Ritiene pertanto il Collegio, in linea con il consolidato orientamento dell’Arbitro, che, in parte qua, la controversia possa essere risolta tenendo presente la diligenza dell’intermediario nell’eseguire l’ordine di chiusura impartito dal ricorrente relativamente al conto corrente (e al deposito titoli), in relazione al quale, in assenza di una disciplina contrattuale che deroghi espressamente alla disciplina di cui all’art. 1855 c.c., deve essere individuato in quindici giorni il tempo ritenuto ragionevole per procedere all’adempimento delle formalità necessarie per la chiusura del rapporto.   Né tiene, al riguardo, la giustificazione dell’intermediario circa l’impossibilità di procedere alla stessa se non con richiesta a mani congiunte di tutti i coeredi (v., infatti, in senso contrario i principi enunciati dal Collegio di Coordinamento n. 27252/2018).  

Conclusivamente, pertanto, ogni addebito operato dall’intermediario sul conto corrente di cui si discute per operazioni successive al quindicesimo giorno e fino al momento dell’effettiva chiusura del rapporto dovrà essere rimborsato, in tal senso dovendosi pertanto accogliere la domanda proposta del ricorrente.

 

Qui la decisione.

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