Pagamento erroneo di assegno non trasferibile e mediazione obbligatoria.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 20 maggio 2020, n. 9204.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte “investita” – inter alia – della eccezione di improcedibilità della domanda attorea per mancato esperimento del tentativo di mediazione obbligatorio, ha precisato, nel respingerla, che non può  ritenersi che la fattispecie concretamente in esame (erroneo pagamento, da parte della banca negoziatrice, di un assegno non trasferibile a soggetto diverso dall’effettivo beneficiario) rientri nell’ambito dei “contratti bancari” presi in considerazione dalla norma dell’art. 5 comma 1 d.lgs. n. 28/2010 (nella versione introdotta dall’art. 84 comma 1 lett. b. decreto legge n. 69/2013, conv. nella legge n. 98/2013).   Ed invero, secondo gli Ermellini, l’assegno rientra propriamente nel novero dei servizi di pagamento, secondo quanto previsto dall’art. 2 lett. g) d Igs. 27 gennaio 2010, n. 11, con disposizione che in sé stessa prescinde dal carattere “bancario” del soggetto che venga a prestare il relativo servizio.   D’altronde, la stessa convenzione di assegno, se può anche trovarsi inserita nel corpo di “contratti bancari”, mantiene pur sempre una sua propria autonomia, sia sotto il versante funzionale, che sotto quello strutturale.

 

 

Qui la pronuncia.

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