Commissione di estinzione anticipata, tra legittimità e onere probatorio: la pronuncia del Collegio di Coordinamento.



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Nota a ABF, Collegio di Coordinamento, 31 marzo 2020, n. 5909.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

 

Con la presente decisione, il Collegio di Coordinamento ha enunciato un principio interpretativo, al fine di allineare la giurisprudenza arbitrale con riguardo all’individuazione dei requisiti di legge richiesti per l’addebitabilità, a carico del cliente, della commissione per estinzione anticipata ex art 125 sexies, comma 2, T.U.B. e del relativo onere probatorio.

 

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La controversia oggetto del ricorso e l’ordinanza di rimessione.

Dopo aver estinto anticipatamente un contratto di finanziamento, da restituire mediante cessione del quinto dello stipendio, il ricorrente chiedeva l’accertamento del proprio diritto alla restituzione di tutte le commissioni e degli oneri assicurativi non maturati, nonché della commissione di estinzione anticipata.

Resisteva l’intermediario chiedendo il rigetto del ricorso, sull’assunto che il rimborso dei costi recurring e dei ratei non maturati delle relative polizze assicurative fosse stato già regolarmente eseguito in sede di estinzione anticipata[1].

Il Collegio meneghino, dopo aver esaminato la controversia, ha ritenuto opportuno rimettere il presente ricorso all’esame del Collegio di Coordinamento, al fine di stabilire se il diritto dell’intermediario ex all’art. 125 sexies, commi 2 del T.U.B. debba essere subordinato alla dimostrazione, da parte dello stesso, dei costi effettivamente sostenuti e direttamente collegati al rimborso anticipato del credito.

Per l’appunto, la summenzionata norma definisce la commissione di estinzione anticipata quale “indennizzo equo ed oggettivamente giustificato per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito”,a cui il finanziatore avrebbe diritto.

In particolare, il Collegio rimettente ha voluto precisare come la tale disposizione normativa trovi la propria fonte nel diritto europeo e, precisamente, nell’art. 16 della Direttiva 2008/48/CE sul credito ai consumatori, dalla cui lettura è possibile evincere la volontà del legislatore europeo di trovare, attraverso la previsione del summenzionato indennizzo, un bilanciamento tra il risparmio di cui gode il consumatore per effetto dell’estinzione anticipata del suo debito e la perdita eventualmente sopportata dal finanziatore che abbia fatto affidamento sui flussi finanziari previsti dal piano di rimborso.

È stato evidenziato, altresì, come la complessità di tale bilanciamento si rifletta nell’articolazione della disciplina europea, la quale ha provveduto a definire i presupposti e le modalità di esercizio del summenzionato diritto, al fine di circoscriverne la portata sia sotto il profilo dell’an che del quantum[2].

Tuttavia, a seguito dell’esame dei lavori preparatori della Direttiva 2008/48/CE, il Collegio meneghino ha sottolineato come il tema dell’indennizzo per l’estinzione anticipata avesse rappresentato una delle questioni più controverse nella fase di elaborazione della direttiva[3].

Ciò che ha colpito maggiormente l’organo rimettente è stata la circostanza per cui, nonostante le numerose modifiche, una volta approvata la direttiva, dalla Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione della stessa, non sia emersa alcuna difficoltà applicativa dell’indennizzo.

Inoltre, è stato rilevato come nessuna questione interpretativa relativa all’art 16, parr. 2 e ss. sia stata posta all’esame della Corte di giustizia dell’Unione europea; solo con la sentenza c.d. “Lexitor” dell’11 settembre 2019, è stato posto all’esame della CGUE il summenzionato articolo. In particolare, ai fini che qui interessano, nell’ordinanza di rimessione, è stata evidenziata la circostanza per cui, in tale sentenza, sia stata confermata l’applicabilità della commissione di estinzione anticipata: “il fatto di includere nella riduzione del costo totale del credito i costi che non dipendono dalla durata del contratto non è idoneo a penalizzare in maniera sproporzionata il soggetto concedente il credito. Infatti, occorre ricordare che gli interessi di quest’ultimo vengono presi in considerazione, da un lato, tramite l’articolo 16, paragrafo 2, della direttiva 2008/48, il quale prevede, a beneficio del mutuante, il diritto ad un indennizzo per gli eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito, e, dall’altro lato, tramite l’articolo 16, paragrafo 4, della medesima direttiva, che offre agli Stati membri una possibilità supplementare di provvedere affinché l’indennizzo sia adeguato alle condizioni del credito e del mercato al fine di tutelare gli interessi del mutuante” [4].

 

La decisione del Collegio di Coordinamento.

Alla luce dell’articolato iter legislativo prodromico all’emanazione della Direttiva 2008/48/CE, nonché dal tenore letterale della stessa, il Collegio di Coordinamento ha ritenuto identificabili una serie di elementi utili al conseguimento di un’interpretazione adeguata dell’art. 16, parr. 2 e ss.

In particolare, il paragrafo 2 dell’art. 16 della Direttiva statuisce che l’indennizzo sia parametrato ai “costi direttamente collegati al rimborso anticipato de credito” sopportati dal finanziatore, e che lo stesso sia “equo e oggettivamente giustificato”; sul punto, tuttavia, la disposizione normativa europea non prevede i criteri necessari per la determinazione di tali requisiti e, pertanto, ad avviso del Collegio di Coordinamento, sembrerebbe essere rimessa ai legislatori nazionali la possibilità di precisarne il contenuto, al momento del recepimento della direttiva[5].

Dopo aver esaminato ed interpretato la normativa europea, il Collegio di Coordinamento ha orientato la propria indagine giuridica verso la normativa interna, ovverosia l’art. 125 sexies, commi 2-3, T.U.B., evidenziando come tale disposizione normativa riproduca sostanzialmente il contenuto dell’art. 16, parr. 2 e ss. della Direttiva.

In particolare, oltre alla definizione della commissione di estinzione anticipata richiamata nella parte inziale del presente elaborato, l’identità di contenuto tra l’art. 125 sexies T.U.B. e la normativa europea si rinviene sotto il profilo della determinazione del quantum della medesima commissione e dell’individuazione delle fattispecie in cui tale indennizzo debba escludersi.

Per quanto attiene al profilo dell’onere probatorio, il Collegio di Coordinamento ha richiamato, e brevemente argomentato, i tre indirizzi interpretativi più diffusi tra i Collegi arbitrali, al fine di dirimerne i contrasti, individuando l’orientamento conforme alla disciplina europea.

Secondo il primo indirizzo interpretativo, qualora il consumatore contesti la legittimità dell’importo addebitato a titolo di commissione di estinzione anticipata, l’intermediario dovrebbe provare l’effettiva corrispondenza tra la somma richiesta al cliente e i cosi specificatamente sostenuti a fronte di tale estinzione[6]. Da ciò ne consegue che i requisiti di equità e oggettiva giustificatezza impongono ai Collegi arbitrali di verificare l’effettiva corrispondenza tra le passività sostenute dall’intermediario in sede di estinzione anticipata e la commissione addebitata al consumatore[7]; gli stessi Collegi dovranno verificare l’assolvimento di tale onere probatorio in capo all’intermediario.

Il secondo orientamento arbitrale, affermatosi recentemente nelle pronunce del Collegio di Milano, prevede che il rispetto dei limiti previsti nell’art. 125-sexies, commi 2 e 3 del TUB, [concreta] l’osservanza dei criteri di equità e adeguatezza che il legislatore ha inteso fissare per la determinazione dell’indennizzo a favore dell’intermediario, apparendo poco probabile, secondo una valutazione legale tipica ex ante, che la perdita subita dal finanziatore per effetto della estinzione anticipata del rapporto sia inferiore alla soglia predeterminata dalla legge[8]. Pertanto, contrariamente al primo orientamento, viene ritenuto legittimo l’addebito dell’indennizzo per il solo fatto che i limiti previsti all’art. 125 sexies, commi 2-3, T.U.B vengano rispettati. In tale circostanza, la valutazione di legittimità della commissione si basa sull’id quod plerumque accidit: l’estinzione anticipata del contratto di credito genera di regola delle passività per l’intermediario-creditore, il cui ammontare si potrebbe presume corrispondente all’importo definito in via forfetaria dal contratto nei limiti di legge. Alla luce di quanto poc’anzi affermato, dovrebbe giungersi alla conclusione per cui l’intermediario non debba dar prova di aver effettivamente sostenuto dei costi direttamente collegati al rimborso, nonché del loro preciso ammontare.

Diversamente dai primi due, il terzo indirizzo interpretativo afferma che, ai fini dell’assolvimento dell’onere probatorio, sia sufficiente l’indicazione, da parte dell’intermediario, delle attività poste in essere in occasione dell’estinzione anticipata del prestito e le strutture interessate, sostenendo la legittimità dell’addebito[9].

Alla luce di quanto finora trattato, nonché in ragione di una linearità espositiva, sembrerebbe opportuno anticipare la conclusione a cui è giunto il presente Collegio con riguardo ai quesiti posti nell’ordinanza di rimessione, richiamando di seguito il principio di diritto enunciato:

La previsione di cui all’art. 125 sexies, comma 2, T.U.B. in ordine all’equo indennizzo spettante al finanziatore in caso di rimborso anticipato del finanziamento va interpretata nel senso che la commissione di estinzione anticipata prevista in contratto entro le soglie di legge è dovuta a meno che il ricorrente non alleghi e dimostri che, nella singola fattispecie, l’indennizzo preteso sia privo di oggettiva giustificazione. Restano salve le ipotesi di esclusione dell’equo indennizzo disposte dall’art. 125 sexies, comma 3, T.U.B.”.

Da una prima lettura di tale principio, sembrerebbe evincersi che il Collegio di Coordinamento si sia conformato al secondo dei tre orientamenti suesposti.

Il ragionamento logico giuridico che ha condotto il presente Arbitro all’enunciazione del suddetto principio potrebbe dirsi fondato principalmente su un’interpretazione letterale del testo normativo, sia europeo che interno.

In primo luogo, ad avviso del Collegio, la previsionedi “un indennizzo equo ed oggettivamente giustificato per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito” ai sensi dell’art. 125 sexies, comma 2, T.U.B. – conformemente a quanto statuito nell’art. 16 della Direttiva 2008/48/CE – sembrerebbe essere finalizzata a compensare lo stesso creditore dei costi diretti derivanti da un’estinzione anticipata del contratto di finanziamento, sia in termini di lucro cessante che di danno emergente[10].

Inoltre, rinviando alla previsione percentuale relativa al quantum della commissione, il Collegio ritiene che l’equo indennizzo debba considerarsi generalmente giustificato laddove si attesti in una percentuale pari o inferiore a quella massima indicata dalla legge[11]. Precisa, altresì, che l’indennità, così forfetariamente determinata dal legislatore interno, deve essere valutata come oggettivamente equa perché conforme a una norma di legge che, a sua volta, non appare in contrasto con il testo della Direttiva n. 2008/48/CE.

Quindi, alla luce di tali considerazioni, il Collegio ritiene che la previsione normativa dell’art. 125 sexies del T.U.B. sia assolutamente trasparente e comprensibile, essendo indicata in un numero percentuale; inoltre, il calcolo dell’indennizzo che vi si conformi in concreto risulta a sua volta trasparente e comprensibile anche in corso di rapporto, se così già rappresentato nella fase precontrattuale e contrattuale.

Per concludere, come si evince dalla lettura del principio enunciato nella presente decisione, con riguardo all’assolvimento dell’onere di provare la legittimità della commissione, il presente Arbitro asserisce quanto segue: qualora venga impugnata, da parte del cliente, l’efficacia della clausola contrattuale che contempla la misura dell’indennizzo entro le soglie di legge, lo stesso è tenuto ad allegare e dimostrare che, nel caso specifico, tale indennizzo non sia causalmente giustificato, così che la sua concreta operatività verrebbe altrimenti ad alterare l’equilibrio dei diritti delle parti che l’art. 125 sexies TUB ha inteso astrattamente assicurare, ancor più a seguito della sentenza “Lexitor” della CGUE, e che la clausola negoziale predisposta dall’intermediario avrebbe dovuto conformemente garantire.

Sul punto, quindi, il Collegio di Coordinamento si pone in totale conformità con quanto asserito dal secondo indirizzo interpretativo corrente nella giurisprudenza arbitrale.

 

 

Qui la decisione.


[1] Nel caso di specie, l’intermediario dichiarava l’avvenuto rimborso dei premi relativi alle polizze di assicurazione rischio impiego e rischio vita da parte delle compagnie assicurative, nel rispetto dei criteri di calcolo indicati nelle Condizioni generali di assicurazione che, in precedenza, erano state accettate dallo stesso ricorrente.

[2] Sul punto si rinvia al Considerando 39 della Direttiva, nonché all’art 5, par. 1, lett. p) e all’art. 16 della stessa, che nel proseguo dell’elaborato verranno richiamati.            

[3] È stato evidenziato che, in considerazione dei diversi approcci a tale indennizzo da parte degli Stati membri, l’art. 16 della Proposta di direttiva è stato oggetto di numerose modifiche. Sul punto il Collegio rimettente ha provveduto ad effettuare una precisa ricostruzione dell’evoluzione normativa della Direttiva.

[4] V. Paragrafo 34 della sentenza dell’11 settembre 2019, C-383, della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

[5] A tal riguardo, si rinvia al Considerando 39 della direttiva, in cui il legislatore europeo ha formulato alcuni criteri generali rivolti ai legislatori nazionali, in particolare: per la determinazione dell’indennizzo si dovrebbe tener conto anche di “eventuali risparmi per il creditore”; il metodo di calcolo dello stesso dovrebbe essere trasparente e comprensibile per i consumatori sia nella fase precontrattuale che nel corso dell’esecuzione del contratto di credito; tale metodo di calcolo dovrebbe essere di facile applicazione per i creditori; il controllo dell’indennizzo da parte dell’autorità responsabili dovrebbe essere agevolato; la determinazione del massimale dell’indennizzo dovrebbe avvenire per mezzo della previsione di un tasso forfettario.

[6] Cfr. ABF, Collegio di Milano, decisione n. 4119/2016, ove si legge “per l’ipotesi di estinzione anticipata del finanziamento, l’art 125-sexies, comma 2, TUB riconosce al finanziatore il diritto all’equo indennizzo nella misura massima dell’1% dell’importo rimborsato in anticipo soltanto – tra le altre condizioni – se tale indennizzo sia oggettivamente giustificato per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato”. Sul punto, vedi anche ABF, Collegio di Napoli, decisione n. 5318/2013, n. 9463/2015, n. 13372/2017, n. 2938/2019; ABF, Collegio di Torino, decisione n. 12646/2017, n. 21000/2018; ABF, Collegio di Bologna, decisione n. 22554/2018.

[7] Pertanto, il rispetto di determinati requisiti – ossia i massimali di legge e le fattispecie in cui il diritto all’indennizzo è escluso – non è sufficiente ad assicurare la legittimità dell’addebito della commissione di estinzione anticipata.

[8] V. ABF, Collegio di Milano, decisione n. 1772/2020.

[9] V. ABF, Collegio di Bari, decisione n. 7085/2018: “in ordine alla richiesta di rimborso della ‘commissione di estinzione’, […] osserva che la [commissione] stessa è stata addebitata nella misura massima prevista in contratto (1% del capitale residuo), sul punto conforme al dettato normativo, e che l’importo rimborsato anticipatamente è superiore ad € 10.000,00” e conclude che “non ha pregio, al riguardo, l’eccezione del ricorrente, basata sulla mancata prova dell’effettiva esistenza di costi ‘direttamente collegati al rimborso anticipato del credito’, avendo l’intermediario elencato le attività poste in essere in occasione dell’estinzione del prestito e le strutture interessate, sostenendo la legittimità dell’addebito”.

[10] Con riguardo al lucro cessante, si intende rinviare ai costi inerenti alla gestione della tesoreria del finanziatore, quali, ad esempio, i costi relativi alla rimodulazione della provvista sul mercato interbancario e della copertura dei rischi derivanti dalla fluttuazione dei tassi d’interesse. In merito al danno emergente, lo stesso è da intendersi in termini di costi amministrativi e di gestione per la richiesta di estinzione anticipata e a tutti i conseguenti adempimenti.

[11] Vale a dire pari allo 0,5% dell’importo rimborsato, se la vita residua del contratto è pari o inferiore a un anno; pari all’1%, se la vita residua del contratto è superiore a un anno.

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