La nullità della clausola di «doppia conversione» nel contratto di mutuo fondiario indicizzato al franco svizzero



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ABF, Collegio di Roma, decisione N. 1036 del 22 gennaio 2020

di Marco Chironi

Con decisione n. 1036/2020 il Collegio di Roma dell’Arbitro Bancario e Finanziario ha affrontato la problematica del difetto di trasparenza della clausola contrattuale che prevede il meccanismo della “doppia conversione” in caso di estinzione anticipata del mutuo.

Parte ricorrente ha adito il Collegio ABF esponendo di aver stipulato, in data 23.4.2008, un contratto di mutuo fondiario indicizzato al franco svizzero (CHF), al tasso Libor.

In occasione dell’estinzione anticipata del contratto di mutuo veniva effettuato il relativo conteggio dal quale emergeva che, a fronte di un capitale erogato di € 150.000,00, risultava un debito residuo pari a € 169.212,87 (di cui € 64.187,60 a titolo di rivalutazione), per un capitale residuo di € 130.482,07. Pertanto, il ricorrente ha sostenuto di aver dovuto “restituire alla banca oltre 20.000,00 euro in più rispetto a quelli che aveva ricevuto”.

Per tali motivi, il ricorrente ha contestato il difetto di trasparenza dell’intermediario sia in fase precontrattuale che contrattuale e per l’effetto, ha invocato la nullità sia delle clausole di estinzione anticipata e conversione del mutuo, sia di quelle relative al calcolo degli interessi.

Il Collegio ha preliminarmente osservato che il contratto di mutuo in esame fosse stato stipulato nell’aprile del 2008 e, quindi, anteriormente al termine di decorrenza della competenza temporale dell’Arbitro, stabilito nel 1 gennaio 2009[1]. Pertanto, il Collegio ha ritenuto inammissibili, per incompetenza ratione temporis dell’Arbitro, le domande formulate del ricorrente circa il vizio genetico del contratto.

Diversamente, l’Arbitro può accertare la correttezza del metodo del conteggio estintivo ex art. 7 del contratto[2], che deve comunque essere conforme alle regole di correttezza[3], buona fede[4], trasparenza ed equità[5]. La questione ha ad oggetto il meccanismo di c.d. “doppia conversione” in sede di anticipazione.

Sul punto è stato rammentato il principio consolidato in seno all’ABF[6], secondo cui «la clausola in esame non espone in maniera chiara e trasparente[7] il funzionamento concreto del meccanismo di doppia conversione perché si limita a prospettare che il capitale restituito (…) verranno calcolati in Franchi Svizzeri in base al “tasso di cambio convenzionale e successivamente verranno convertiti in Euro” al tasso di cambio corrente, senza esplicitare chiaramente l’operazione aritmetica».

Per tali motivi, il Collegio ha dichiarato la nullità[8] della clausola contrattuale che prevedeva il meccanismo della “doppia conversione” e, accertando che il capitale residuo dovuto dalla parte ricorrente, in caso di estinzione anticipata, è pari alla differenza tra la somma mutuata e l’ammontare complessivo delle quote di capitale già restituite, ha condannato l’intermediario alla restituzione alla parte ricorrente delle somme percepite in eccesso.


[1] Cfr. Disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari emanate dalla Banca d’Italia.

[2] Il Collegio, infatti, è stato chiamato a valutare la clausola contrattuale non in sé, ma “nella sua applicazione nel rapporto contrattuale, considerando in particolare il comportamento dell’intermediario nella fase di conteggio estintivo che deve comunque essere improntato al principio di correttezza” (cfr. Collegio Roma, dec. nn. 19021/2019 e n. 19657/2018).

[3] Cfr. G. Alpa, Le clausole abusive nei contratti dei consumatori, in Corr. giur., 1993, 641; v. anche P. Sirena, La nuova disciplina delle clausole vessatorie nei contratti bancari di credito al consumo, in Banca, borsa e tit. cred., 1997, 3, 354 ss.

[4] Cfr. Cass. civ., 15 marzo 2004, n. 5240, in Giust. civ., 3, 2002, che, in merito, ha rilevato come “la clausola generale di buona fede e correttezza è operante tanto sul piano dei comportamenti del debitore che del creditore nell’ambito del singolo rapporto obbligatorio (art. 1175 c.c.), quanto sul piano del complessivo assetto di interessi sottostanti all’esecuzione di un contratto (art. 1375 c.c.), specificandosi nel dovere di ciascun contraente di cooperare alla realizzazione dell’interesse della controparte e ponendosi come limite di ogni situazione, attiva o passiva, negozialmente attribuita, determinando così integrativamente il contenuto degli effetti del contratto. Detto principio di correttezza e buona fede (…) richiama nella sfera del creditore la considerazione dell’interesse del debitore e nella sfera del debitore il giusto riguardo all’interesse del creditore, operando, quindi, come criterio di reciprocità, una volta collocato nel quadro dei valori, introdotto dalla Carta costituzionale, deve essere inteso come specificazione degli inderogabili doveri di solidarietà sociale imposti dall’art. 2 Cost.”

[5] Cfr. F. Greco, Profili del contratto del consumatore, Napoli, 2005, 81 ss.

[6] Cfr. Collegio di Coordinamento, decisioni n. 4135 del 20.5.2015 e nn. 5855, 5866 e 5874 del 29.7.2015, consultabili su www.arbitrobancariofinanziario.it. In senso conforme v. Luceri, Nota a ABF, Collegio di Milano, 12 marzo 2020, n. 4543, in questa Rivista; Chironi, ABF, Collegio di Roma, decisione, n. 19607 del 21.09.2018, in questa Rivista.

[7] Nel senso dell’illegittimità della clausola si è espressa altresì l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con Provvedimento n. 27214 assunto nell’adunanza del 13 giugno 2018. In tale occasione è stato affermato che “La clausola in esame non espone in maniera intellegibile il funzionamento di tale meccanismo di conversione della valuta estera in quanto non indica le operazioni aritmetiche da eseguire per realizzare la descritta duplice conversione e non evidenzia il rapporto tra tale meccanismo e quello prescritto da altre clausole al prodotto di mutuo de quo, di modo che il consumatore sia in grado di comprendere e valutare, sulla base di criteri precisi ed intellegibili, le conseguenze economiche che da essa derivano e di assumere le proprie decisioni con prudenza e in piena cognizione di causa e, di conseguenza, fare delle scelte consapevoli e corrette”.

[8] In questi termini, A. Dolmetta, A. Sciarrone Alibrandi, La facoltà di “estinzione anticipata” nei contratti bancari, con segnato riguardo alla disposizione dell’art. 7 legge n. 40/2007, in Riv. dir. civ., 2008, 5, 523 ss. Sul tema cfr. P. L. Fausti, Mutui e clausole vessatorie, in Not., 2007, 5, 509 ss. che, sulla natura della nullità ha affermato che “ritenendo che l’ambito di riferimento della norma sia quello dei contratti con i consumatori, seppur nel senso più ampio già visto, dovrebbe inferirsene la relatività”.

Qui la decisione

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