Buoni Fruttiferi Postali serie “Q” e la tutela del legittimo affidamento del cliente sulla validità dei tassi di interesse stampati sul titolo.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 29 ottobre 2019, n. 23880.

di Marzia Luceri 

 

 

 

 

Il ricorrente, cointestatario di un Buono Fruttifero Postale appartenente alla serie “Q/P”, lamentava l’erroneità del conteggio, da parte dell’intermediario, degli interessi maturati per il periodo che va dal 21esimo al 30esimo anno.

Con riferimento al caso di specie, il Collegio ha proceduto, in primo luogo, ad indicare con chiarezza la serie di appartenenza del buono in oggetto data l’apposizione di timbri afferenti diverse serie.

Per l’emissione del buono, l’intermediario ha utilizzato un modulo cartaceo della serie “O” sul quale, dopo aver sbarrato la predetta serie, ha apposto, sul fronte e sul retro, prima due timbri indicanti la serie “P” e, in seguito, altri due timbri indicanti la serie “Q/P”.

Il Collegio, vista la data di sottoscrizione del buono, ha precisato come lo stesso fosse stato emesso in data successiva al D.M. 13 giugno 1986, ossia quando la serie “P” non risultava essere più in corso. Afferma che, successivamente all’emanazione del summenzionato decreto, i tassi di tutte le serie precedenti sono stati convertiti ai tassi della serie «Q», a decorrere dal 1° gennaio 1987.

Pertanto, dopo aver confermato la serie di appartenenza del buono come indicata dal ricorrente, procede all’esame della questione giuridica oggetto del ricorso, ossia all’accertamento delle condizioni di rimborso del BFP per gli ultimi dieci anni[1].

Come evidenziato dal ricorrente, il timbro apposto a tergo del buono (ovverosia quello riferibile alla serie “Q/P”, per le ragioni precedentemente segnalate) prevedeva esclusivamente i tassi di interesse per i primi vent’anni, senza nulla disporre con riguardo ai rendimenti per il periodo dal 21esimo al 30esimo anno; pertanto, alla luce del legittimo affidamento circa l’applicazione delle condizioni di rimborso indicate sul retro del buono, per il periodo di riferimento, dovrebbe trovare applicazione l’originaria dicitura stampata sul modulo cartaceo della serie “O”[2].

Diversamente, al momento della riscossione del buono, l’intermediario ha applicato il tasso di interesse come previsto dal D.M. 13.06.1986 per i buoni appartenenti alla serie “Q” (pari al 12%).

Ai fini che qui interessano, il Collegio ha richiamato il consolidato orientamento arbitrale espresso nella decisione n. 5674/2013 del Collegio di Coordinamento, secondo il quale con la sola eccezione dell’attribuzione alla parte pubblica dello jus variandi dei tassi di interesse mediante decreti ministeriali successivi all’emissione, “il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli … si forma … sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti”; pertanto, pur ammettendo la modificazione delle condizioni del contratto – anche in senso peggiorativo per il risparmiatore – per mezzo dei decreti ministeriali non antecedenti alla sottoscrizione del titolo, deve escludersi “che le condizioni alle quali l’amministrazione si obbliga possano essere invece, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all’atto stesso della sottoscrizione del buono”.

Quindi, in ultima analisi, sulla base di quanto affermato nella sentenza della Cass. Civ. Sez. Un., n. 13979 del 15.06.2007 – argomentata nella sopracitata decisione del Collegio di Coordinamento – può ritenersi ingenerato un legittimo affidamento del cliente sulla validità dei tassi di interesse riportati sul titolo, qualora il decreto ministeriale modificativo dei tassi sia antecedente alla data di emissione del buono fruttifero. Ne consegue che, al fine di tutelare tale affidamento, dovranno trovare applicazione le condizioni stampate sul titolo stesso[3].

Pertanto, in conclusione, il presente Collegio ha accolto il ricorso, dichiarando che, con riferimento al periodo che va dal 21esimo al 30esimo anno successivi a quello di emissione, l’intermediario sarà tenuto al pagamento degli importi calcolati sulla base delle condizioni originariamente riportate sul retro del buono in oggetto, tenendo conto di quanto già corrisposto.

 

 

 

Qui il testo della decisione.


[1] Sul punto, v. A. Zurlo, Buoni fruttiferi serie “Q”: la prevalenza dell’indicazione sul retro del titolo sul decreto ministeriale modificativo dei tassi di interesse, in questa Rivista, https://www.dirittodelrisparmio.it/2020/02/04/buoni-fruttiferi-serie-q-la-prevalenza-dellindicazione-sul-retro-del-titolo-sul-decreto-ministeriale-modificativo-dei-tassi-di-interesse/.

[2] Per il periodo di riferimento, al titolare del buono, spetterebbe un valore lordo fisso per ogni successivo bimestre maturato fino al 31 dicembre del 30esimo anno solare successivo a quello di emissione.

[3] Cfr. ABF, Collegio di Bologna, n. 6527-8474-10937 del 2016.

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