Buoni fruttiferi serie “Q”: la prevalenza dell’indicazione sul retro del titolo sul decreto ministeriale modificativo dei tassi di interesse.



4 min read

Nota a ABF, Collegio di Milano, 5 dicembre 2019.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

La controversia ha per oggetto la contestazione dell’importo rimborsato al cliente o comunque da rimborsare per i titoli ancora non riscossi, poiché asseritamente non corrispondenti a quanto risultante dal prospetto presente sul retro del titolo, con particolare riferimento al periodo intercorrente tra il 21esimo e il 30esimo anno.

Il ricorrente, contitolare di n. 3 buoni fruttiferi postali, appartenenti alla categoria “Q”, rilevava di non aver riscosso due titoli, dal momento che l’importo corrisposto dall’intermediario risultava inferiore rispetto alle condizioni stampigliate su detti buoni.

Il resistente, per contro, deduceva di aver applicato le ritenute fiscali sulle somme restituite ed eccepiva l’afferenza della contestazione a profili relativi alla normativa tributaria; più nello specifico, sarebbe dovuta rilevare la disciplina di cui all’art. 7, terzo comma, del D.M. 23 giugno 1997, ai sensi della quale gli interessi maturati per i primi vent’anni, in relazione ai buoni di serie “Q”, sono da capitalizzare annualmente, al netto della ritenuta fiscale.

I Collegi territoriali, invero, si sono già occupati dei buoni fruttiferi della serie “Q” e, in molti casi, hanno dichiarato la propria incompetenza per materia, in quanto questione riferita alla corretta applicazione della ritenuta fiscale, tema, in quanto tale, estraneo alla competenza arbitrale.

Nel caso di specie, tuttavia, la richiesta del ricorrente attiene, più correttamente, all’eventuale riconoscimento degli interessi, dal 21esimo al 30esimo anno, sì come riportati testualmente a tergo dei buoni; con riferimento a tale periodo, l’intermediario – resistente dichiarava nei propri atti di dover corrispondere un tasso del 12%, in regime di capitalizzazione semplice, al netto della ritenuta del 12,50% sugli interessi, come indicato nel D.M. 13 giugno 1986.

La normativa de qua indica, effettivamente, per i buoni serie “Q” un tasso d’interesse del 12%, per il periodo attenzionato, ma, al contempo, sui buoni oggetto del ricorso, emessi successivamente allo stesso Decreto, è riportato un valore lordo fisso, “per ogni successivo bimestre maturato fino al 31 dicembre del 30° anno solare successivo a quello di emissione”. Il Collegio precisa ulteriormente che il D.M. 23 giugno 1997, all’art. 7 dispone testualmente: “Per i buoni delle serie ordinarie contraddistinte con le lettere Q, R ed S emessi fino al 31 dicembre 1996 a favore di qualsiasi soggetto, gli interessi continueranno, per i primi venti anni di vita del titolo, ad essere capitalizzati annualmente al netto della ritenuta fiscale”. In altri termini, il Decreto in questione nulla indica in relazione al calcolo degli interessi dell’ultimo decennio, modificando, quindi, per i buoni serie “Q”, la capitalizzazione annuale degli interessi, al netto della ritenuta fiscale anziché al lordo, solamente per i primi venti anni. 

Conseguentemente, per il periodo successivo, ovverosia dal 21esimo al 30esimo anno, il D.M. 13 giugno 1986 indica per i buoni della serie “Q” un tasso di interesse pari al 12%, mentre i buoni nella tabella stampata a tergo indicano un valore lordo fisso. Sulla questione, pare necessario evidenziare come si sia ormai consolidato l’orientamento espresso dal Collegio di coordinamento di questo Arbitro[1], che, senza soluzione di continuità con i principi enunciati dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione[2], ha riconosciuto che “con la sola eccezione dell’attribuzione alla parte pubblica dello jus variandi dei tassi di interesse mediante decreti ministeriali successivi all’emissione, il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti: se si può ammettere che le condizioni del contratto vengano modificate (anche in senso peggiorativo per il risparmiatore) mediante decreti ministeriali successivi alla sottoscrizione del titolo, si deve invece escludere che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga possano essere invece, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all’atto stesso della sottoscrizione del buono”.

Ne consegue che, qualora il decreto ministeriale modificativo dei tassi sia antecedente alla data di emissione del buono fruttifero, si deve correttamente ritenere che si possa essere ingenerato un legittimo affidamento nel cliente circa la validità dei tassi di interesse riportati sul titolo e che tale affidamento debba essere tutelato. In tal guisa, come già a più riprese sostenuto dalla giurisprudenza arbitrale[3], al ricorrente devono essere applicate le condizioni riprodotte sul titolo stesso. Qualora, per contro, i titoli siano stati emessi antecedentemente al decreto ministeriale modificativo dei tassi, vanno applicate le condizioni stabilite da tale decreto modificativo[4].

In conclusione, il rendimento del titolo, per il periodo dal 21esimo al 30esimo anno, esplicitamente indicato nella postilla in calce alla tabellina degli interessi pattuiti, stampata sul retro dei buoni fruttiferi, deve considerarsi prevalente rispetto al rendimento indicato dal D.M.13 giugno 1986 (tasso di interesse pari al 12%). D’altro canto, il decreto de quo, come evidenziato, ha corretto la capitalizzazione da lorda a netta, ma solo per i primi venti anni di vita dei titoli, non disponendo nulla con riferimento agli ultimi dieci. Al ricorrente devono, quindi, essere riconosciute, a titolo di interessi per gli anni in contestazione, le condizioni contrattualmente convenute e descritte sui titoli stessi, nei limiti della domanda, al netto delle ritenute fiscali e di quanto eventualmente già riscosso.

 

 

Qui il testo integrale della decisione.


[1] Cfr. ABF, Collegio di coordinamento, n. 5676/2013.

[2] Il riferimento è a Cass. Civ., Sez. Un., 15 giugno 2007, n. 13979, in dejure.it.

[3] Cfr. ABF, Collegio Milano, n. 4580/2015; ABF, Collegio Milano, n. 5653/2015; ABF, Collegio Napoli, n. 882/2014; ABF, Collegio Napoli, n. 5577/2013; ABF, Collegio Roma, n. 2659/2015; ABF, Collegio Roma, n. 5328/2014.

[4] Cfr. ABF, Collegio di Roma, n. 2664/2014.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap