C/c intestato a soggetto defunto: configurabilità dell’ institutio ex re certa.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 22 agosto 2019, n. 19907.

di Donato Giovenzana.

 

La vertenza sottoposta all’attenzione del Collegio Abf di Bologna si inserisce in un contesto di litigio in merito alla spettanza dell’attivo di un conto corrente intestato a soggetto defunto, relativamente al quale il testamento (olografo) della defunta nulla dice; il negozio testamentario contiene, infatti, una serie di assegnazioni di diritti particolari a due soggetti, tra cui il ricorrente. È ben noto in dottrina come in giurisprudenza che, specie laddove il testamento fosse stato confezionato dal de cuius, l’attribuzione di diritti particolari, in particolare laddove essi fossero quasi esaustivi, come nel caso di specie, dell’asse ereditario, non necessariamente si può qualificare come attribuzione di legati (art. 588 c. 1), potendo essere qualificate come attributive della quota ereditaria e dunque della qualifica di erede (art. 588 c. 2 c.c.).   Orbene, nel caso di specie, il ricorrente, anche a mezzo di successivo atto notarile di accertamento, ritiene che il testamento contenesse appunto una c.d. institutio ex re certa e, sulla base di una dottrina – invero non pacifica ma sicuramente autorevolmente argomentata – ritiene che si sia prodotto effetto espansivo tipico dell’istituzione di erede, effetto dunque che coinvolgerebbe anche i cespiti non indicati nel fascio di attribuzioni specifiche contenute nel testamento.   L’intermediario, invece, ritiene non conforme a corretto comportamento bancario l’accordare al richiedente l’attivo del conto corrente non contemplato nel testamento, giacché esso conterrebbe unicamente legati e dunque, per i cespiti non indicati in esso, si dovrebbe aprire la successione ab intestato, con legittimazione a richiedere la somma a tutti i chiamati.   Il Collegio l’ABF,  organo sfornito di poteri di ermeneutica testame, rileva tuttavia che la domanda attorea risulta del pari meritevole di tutela, in quanto, nella documentazione acclusa al ricorso, emerge infatti che il ricorrente, quand’anche fosse semplice legatario, avrebbe ugualmente diritto alla chiamata all’eredità ab intestato (e dunque anche per i beni non indicati nel testamento), giacché trattasi di nipote di sorella premorta (cfr. artt. 467 e ss.) di soggetto deceduto senza coniuge, né figli né ascendenti. In ragione di ciò, egli avrebbe diritto al riconoscimento dell’intero residuo attivo del conto corrente, come lo stesso ha richiesto, giusta l’insegnamento recente del Collegio di Coordinamento (decisione n. 27252/18) a mente del quale “il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente”.   Per il che, il Collegio ritiene che il ricorrente abbia diritto, senza entrare nel merito dell’interpretazione del testamento ma anche per il solo fatto di essere chiamato astrattamente ab intestato, al pagamento dell’intero dell’attivo del conto corrente, rimanendo questione interna, e solo eventuale, ai coeredi (testamentari o ab intestato non rileva per l’intermediario) la distribuzione di detto attivo.

 

 

Qui il testo integrale della decisione.

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