Contratto di mutuo: legittima l’applicazione del piano di ammortamento “alla francese”



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Corte d’Appello di Roma, sent. n. 731/2020

di Pierpaolo Verri


La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza in commento, si è espressa sulla legittimità del piano di ammortamento alla francese in un contratto di mutuo con garanzia ipotecaria.

Introducendo il tema, la Corte individua che nel piano di ammortamento alla francese, a fronte di un capitale preso a prestito al momento iniziale, il debitore deve corrispondere N rate di importo costante R comprensive di interessi, calcolati al tasso I. In concreto, la costruzione del piano di ammortamento avviene secondo i seguenti criteri:

  1. Ciascuna rata costante è costituita da una quota-interessi decrescente e da una quota-capitale crescente;
  2. La quota-interessi si ottiene moltiplicando per il tasso I il debito residuo del periodo precedente, tenendo presente che al tempo zero il debito residuo coincide con quello iniziale e, pertanto applicando la formula dell’interesse semplice (Interessi = Capitale x tasso x tempo);
  3. La quota-capitale è la differenza fra la rata del prestito e la quota-interessi dello stesso periodo;
  4. Il debito estinto alla fine del periodo è dato dalla somma del debito estinto alla fine del periodo precedente e della quota-capitale versata;
  5. Il debito residuo, che al tempo zero coincide con il debito iniziale si calcola per differenza fra il debito iniziale e quello estinto.

La conseguenza di tale ricostruzione è che gli interessi sono calcolati sulla quota capitale via via decrescente per il periodo corrispondente a ciascuna rata, al tasso nominale indicato in contratto e che gli interessi conglobati nella rata successiva sono a loro volta calcolati unicamente sulla residua quota di capitale, ovverosia sul capitale originario detratto l’importo già pagato con la rata o le rate precedenti.

La Corte, pertanto, non ritiene di doversi discostare dall’orientamento giurisprudenziale prevalente, ovvero quello per cui l’ammortamento alla francese non comporta l’applicazione di interessi anatocistici. Parimenti, non ritiene che rilevino problemi di determinatezza delle pattuizioni contrattuali, ciò poiché una volta che è stato raggiunto l’accordo tra le parti sulla somma mutuata, sul tasso, sulla durata del prestito e sul rimborso mediante un numero predefinito di rate costanti, la misura della rata discende matematicamente da tali elementi contrattuali. Nel caso di specie, a tal riguardo, la Corte individua come debba escludersi qualsivoglia inadempimento o comportamento scorretto da parte della banca, poiché il piano d’ammortamento riporta analiticamente tutti gli elementi idonei a calcolare la determinazione della quota interesse di ciascuna rata. In tal modo, deve ritenersi escluso qualsiasi “effetto sorpresa” in grado di ricadere a discapito del mutuatario. Sul punto, viene richiamato l’insegnamento della Corte di Cassazione, per cui il requisito della determinabilità dell’oggetto del contratto richiede semplicemente che siano identificati i criteri oggettivi in base ai quali fissare, anche facendo ricorso a calcoli di tipo matematico, l’esatto contenuto delle obbligazioni dedotte, senza alcun margine di incertezza o di discrezionalità, mentre non rileva la difficoltà del calcolo necessario per pervenire al risultato finale né la perizia richiesta per la sua esecuzione. Pertanto, le modalità di determinazione del piano di ammortamento, se non contrastanti con la restante disciplina contrattuale, non possono rilevare sul piano dell’invalidità del contratto.

Con riferimento alla contestazione specifica per la quale nel piano di ammortamento alla francese si anniderebbe un fenomeno anatocistico, la Corte osserva che l’anatocismo viene fatto discendere dalla mera affermazione della maggiore gravosità del piano di ammortamento, determinata dal fatto che gli interessi sono esigibili via via che maturano nel corso dell’ammortamento del mutuo e non al momento della sua estinzione, e dal fatto che la banca non è obbligata a far credito al mutuatario anche del loro importo. Tuttavia, la Corte afferma come tale fenomeno non abbia connessioni con l’anatocismo, bensì sia conseguenza naturale delle modalità determinate in contratto per l’adempimento dell’obbligazione del mutuatario. In virtù di ciò, non sussiste alcun divieto di prevedere l’esigibilità immediata degli interessi maturati nel corso dell’ammortamento. Depongono in tal senso le disposizioni del codice civile di cui agli artt. 1820 e 2948 n. 4.

Il testo della sentenza: Corte d’Appello di Roma, sent. n. 731/2020

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