L’adeguamento unilaterale delle condizioni contrattuali.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 17 febbraio 2020, n. 3861.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Le circostanze fattuali.

Un correntista aveva citato innanzi al Tribunale di Pesaro la propria Banca, chiedendo l’accertamento della nullità della clausola di conto corrente relativa all’anatocismo trimestrale, nonché la restituzione delle somme illegittimamente addebitate, in costanza della sua applicazione. L’Istituto, costituendosi, aveva eccepito l’infondatezza della domanda. Il giudice di prime cure, in parziale accoglimento della pretesa attorea, condannava la Banca convenuta al pagamento delle somme indebitamente corrisposte dall’attore a titolo di interessi anatocistici.

La Corte d’Appello di Ancona, accogliendo parzialmente l’impugnazione formulata dall’Istituto e, quindi, riformando la sentenza di primo grado, condannava l’appellato alla restituzione della somma percepita, dichiarando la legittimità degli interessi, sì come addebitati nel corso del rapporto. Avverso tale pronunciamento, il correntista formulava ricorso per cassazione, denunciando, ai fini che qui interessano, la violazione e falsa applicazione dell’art. 25 del D.L. n. 342/99, anche in relazione agli artt. 1283 c.c., 117 e 118 TUB.

 

La decisione della Corte.

Più nello specifico, il ricorrente deduceva che la Corte territoriale avesse riconosciuto la legittimità degli interessi anatocistici, dopo aver ritenuto correttamente applicata la delibera CICR del 9 febbraio 2020, senza, tuttavia, tenere in debita considerazione la circostanza per cui, a seguito della declaratoria di incostituzionalità dell’art. 25, terzo comma, D.lgs. 4 agosto 1999, n. 342[1], fosse venuta meno l’applicabilità del provvedimento de quo.

La Prima Sezione Civile reputa meritevole di accoglimento il motivo di ricorso. Difatti, l’adeguamento contrattuale unilaterale (presupposto dai giudici del gravame), non poteva avere luogo, poiché, in ossequio a quanto disposto dall’art. 7, secondo comma, della prefata delibera, possibile solo laddove “le nuove condizioni contrattuali non [avessero comportato] un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate. Circostanza di sicuro non rinvenibile nel caso dell’applicazione sopravvenuta di condizioni anatocistiche, ancorché paritarie e bilaterali, riferite agli interessi a debito del correntista, evidentemente peggiorative delle condizioni regolatorie precedenti[2].

Solo un nuovo espresso accordo delle parti avrebbe, quindi, potuto legittimamente introdurre una clausola anatocistica nel contratto.

 

 

Qui il testo integrale dell’ordinanza.


[1] Il riferimento è a Corte Cost., 17 ottobre 2000, n. 425, con nota di G. M. Santucci, Riflessioni sulla nuova derogabilità del divieto di anatocismo., in Giurisprudenza Commerciale, fasc. 2, 2001, 179. V. anche G. Mucciarrone, L’anatocismo bancario: tra usi, interventi governativi e clausola Nub., in Banca borsa tit. cred., fasc. 1, 2001, 1.

[2] Il correntista, peraltro, proprio a seguito della richiamata declaratoria di illegittimità costituzionale, ha diritto alla totale esclusione dell’anatocismo sugli interessi a suo debito. 

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