Applicabilità dell’art. 30 TUF anche a ipotesi diverse dal collocamento fuori sede.



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Nota a ACF, 8 gennaio 2020, n. 2129.

di Antonio Zurlo 

 

 

 

 

Con la recentissima decisione in oggetto, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie certifica l’applicabilità dell’art. 30 TUF anche a ipotesi diverse dal collocamento fuori sede.

Nel caso oggetto di controversia, era pacifica la sottoscrizione di alcuni ordini di acquisto di strumenti finanziari non già presso una filiale dell’intermediario, ma presso l’esercizio commerciale della ricorrente. Il resistente si era limitato, infatti, solo a mettere in discussione l’applicabilità dei precetti dettati dall’art. 30 TUF, in riferimento a fattispecie ulteriori e diverse dal collocamento fuori sede, come, per l’appunto, nel caso dell’attenzionata raccolta di un ordine di acquisto di titoli, poi eseguito sul mercato[1].

Per stabilire se dalla disposizione de qua possa o meno farsi discendere l’applicazione restrittiva, sì come evocata dall’Intermediario, o, per converso, quella estensiva proposta dalla ricorrente[2], il Collegio, senza soluzione di continuità, richiama l’indirizzo espresso dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione[3], in ossequio al quale il diritto di recesso, accordato all’investitore dal sesto comma dell’art. 30 TUF, e la correlata previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, trovano applicazione anche laddove la vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d’investimento diverso dal collocamento, se sia ricorrente la stessa esigenza di tutela, ovverosia evitare che l’investitore, colto di sorpresa, possa risolversi a un investimento non sufficientemente meditato[4].

Tenendo in debita considerazione i rassegnati principi, l’ACF conclude per l’applicabilità estensiva della norma dell’art. 30 TUF, anche, quindi, nel caso, come quello di specie, ad avvenire fuori sede sia stata la sottoscrizione dell’ordine di acquisto, nell’ambito di un servizio di esecuzione di ordini: anche in siffatta ultima evenienza, difatti, è scientemente rinvenibile quella medesima esigenza di tutela dell’investitore, che rischia di essere sorpreso dall’improvvisa visita al proprio domicilio di un consulente per proporgli la sottoscrizione di un ordine di acquisto di strumenti finanziari (da eseguire, successivamente, sul mercato).

 

 

Qui il testo integrale della decisione.


[1] Più nello specifico, l’Intermediario eccepiva, in punto di diritto: a) l’inapplicabilità, al caso di specie, degli artt. 30 e 31 TUF, atteso che le operazioni contestate non erano state eseguite nell’ambito del servizio di collocamento, essendosi, viceversa, trattato di acquisti eseguiti sul mercato secondario; b) che i due acquisti si erano verificati a distanza di dieci giorni l’uno dall’altro, sicché nella specie non si sarebbe potuto ritenere che la ricorrente fosse stata colta di sorpresa da una proposta improvvisa della consulente.

[2] La ricorrente, segnatamente, sottolineava che gli ordini erano stati sottoscritti nel luogo ove esercitava la propria attività commerciale (per giunta su sollecitazione di un consulente finanziario operante per l’Intermediario), senza aver ricevuto alcuna informazione in ordine alla possibilità di esercitare il diritto di recesso ex art. 30 TUF; circostanza che, per l’appunto, avrebbe dovuto determinare la nullità dell’operazione di investimento contestata.

[3] Il riferimento è a Cass. Civ., Sez. Un., 3 giugno 2013, n. 13905, con nota di R. Ghetti, I “contratti di collocamento” nell’art. 30, comma 6 t.u.f., in Giurisprudenza Commerciale, fasc. 6, 2014, 965. V. anche A. Tucci, L’offerta fuori sede nella stagione del nichilismo giuridico., in Banca Borsa Titoli di Credito, fasc. 5, 2014, 524.

[4] Cfr. ACF, 31 ottobre 2018, n. 1022 e ACF, 14 ottobre 2019, n. 1917.

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