Contratto assicurativo con clausole claims made: il controllo non è di meritevolezza.



4 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. III, 13 novembre 2019, n. 29365.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

*******************************

Nel caso di specie, la Corte d’Appello di Roma, con la sentenza gravata, aveva accertato e dichiarato la nullità della clausola contenuta nella polizza assicurativa della responsabilità civile professionale, in base alla quale venivano fissate limitazioni all’operatività della garanzia, con riferimento alla data di presentazione della richiesta risarcitoria da parte del soggetto danneggiato (c.d. clausola claims made). Nello specifico, i giudici di secondo grado avevano affermato che tale clausola, subordinando l’effettività della copertura assicurativa alla doppia condizione della verificazione del danno (causato dall’assicurato) e della proposizione della domanda di risarcimento nel periodo di durata dell’assicurazione, costituisse un patto atipico, immeritevole di tutela ai sensi del secondo comma dell’art. 1322 c.c., concorrendo a realizzare un ingiusto e sproporzionato vantaggio dell’assicuratore e ponendo, specularmente, l’assicurato in una condizione di indeterminata e non controllabile soggezione[1].

Nei motivi di ricorso, la Compagnia assicuratrice evidenziava che la clausola claims made contenuta nella polizza di assicurazione non prevedesse che, ai fini della copertura, tanto il danno causato dall’assicurato quanto la richiesta di risarcimento, formulata dal terzo danneggiato, dovessero essere avvenuti nel periodo di durata dell’assicurazione, essendo, invero, la garanzia operativa anche con riferimento agli accadimenti avvenuti nel biennio anteriore. Sosteneva, altresì, la piena liceità, sotto il profilo causale, della medesima clausola, richiamando, in tal guisa, la più recente giurisprudenza di legittimità.

La Terza Sezione Civile ritiene meritevoli di condivisione le doglianze. Il pronunciamento gravato, difatti, a giudizio del Collegio, non è conforme ai principi di diritto enunciati, a Sezioni Unite, in relazione alla validità e all’operatività delle clausole claims made, contenute nei contratti di assicurazione della responsabilità civile. Un siffatto modello assicurativo, convenzionalmente derogatorio dell’archetipo delineato dall’art. 1917, primo comma, c.c., è riconducibile al tipo dell’assicurazione contro i danni e, pertanto, non è assoggettabile al controllo di meritevolezza, di cui all’art. 1322, secondo comma, c.c., bensì alla verifica, ai sensi del primo comma della prefata disposizione codicistica, della rispondenza della conformazione del tipo, operata attraverso l’adozione delle suddette clausole, ai limiti imposti dalla legge, da intendersi come l’ordinamento giuridico nella sua complessità, comprensivo delle norme di rango costituzionale e sovranazionale.

L’indagine deve, quindi, riguardare, innanzitutto, la causa concreta del contratto, sotto il profilo della liceità e dell’adeguatezza dell’assetto sinallagmatico rispetto agli specifici interessi perseguiti dalle parti, non arrestandosi al momento della genesi del regolamento negoziale, ma investendo anche la fase precontrattuale (con un riscontro del corretto adempimento, da parte della Compagnia assicuratrice, degli obblighi di informazione sul contenuto delle claims made) e quella, successiva, dell’attuazione del rapporto (controllando l’eventuale inserimento di clausole abusive); ne consegue che la tutela invocabile dal soggetto assicurato possa esplicarsi, in termini di effettività, su diversi piani, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili di volta in volta implicati[2].

La Corte territoriale, discostandosi dai rassegnati principi, aveva affermato che la clausola claims made rendesse atipico il contratto di assicurazione e che, conseguentemente, la pattuizione fosse soggetta al controllo di meritevolezza e non alla verifica della causa in concreto del contratto tipico (e, segnatamente, della liceità e dell’adeguatezza del sinallagma, rispetto agli interessi perseguiti dalle parti) nonché del rispetto dei soli limiti normativamente imposti, ex art. 1322, primo comma, c.c.[3]. Ponendo in essere una violazione degli artt. 1917, 1932 e 1322 c.c., come sostenuto dalla ricorrente.

 

 

Qui il testo integrale dell’ordinanza.  


[1] In tal senso, Cass. Civ., Sez. III, 28 aprile 2017, n. 10506, con nota di N. de Luca, Richieste postume e immeritevolezza delle claims made. Nomofilachia o disorientamento?, in Banca Borsa Titoli di Credito, fasc. 6, 2017, 682; v. anche C. Boiti, Alcune riflessioni sulla distinzione tra giudizio di liceità e giudizio di meritevolezza e clausole claims made., in Giurisprudenza Commerciale, fasc. 6, 2018, 978.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 24 settembre 2018, n. 22437, con nota di A. Zurlo, Clausole claims made: la meritevolezza cede il posto all’adeguatezza contrattuale, in Diritto.it, 9 ottobre 2018, https://www.diritto.it/clausole-claims-made-la-meritevolezza-cede-posto-alladeguatezza-contrattuale/; Cass. Civ., Sez. Un., 6 maggio 2016, n. 9140, con nota di A. Guarneri, Le clausole claims made c.d. miste tra giudizio di vessatorietà e giudizio di meritevolezza, in Responsabilità Civile e Previdenza, fasc. 4, 2016, 1238B.

[3] Il Collegio rileva, pur tuttavia, come tale verifica debba ragionevolmente essere intesa come estesa a tutti i limiti ricavabili dall’intero ordinamento, eventualmente tenendo conto anche della fase delle trattative precontrattuali e di quella dell’attuazione del rapporto, nonché di eventuali clausole abusive inserite nel regolamento contrattuale, laddove necessario in relazione agli specifici rimedi invocati dalle parti.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap