L’eventuale competenza della Sezione specializzata, in caso di acquisto di titoli azionari.



Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 25 novembre 2019, n. 30622.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Il discrimen, ai fini dell’individuazione della competenza in capo alle Sezioni specializzate, è rappresentato dal legame diretto della controversia con i rapporti societari e le partecipazioni sociali.

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Il procedimento innanzi al Tribunale.

Il ricorrente aveva convenuto innanzi al Tribunale di Rimini la Banca resistente, chiedendo la nullità del contratto – quadro di investimento, stipulato inter partes, e/o dei singoli ordini di acquisto, ovvero il loro annullamento (per errore essenziale ovvero per dolo); in subordine, la risoluzione dei medesimi per inadempimento della convenuta.

L’Istituto di credito, nella comparsa di costituzione, aveva eccepito il difetto di competenza funzionale del Tribunale adito, ravvisandola nel Tribunale di Bologna, Sezione specializzata per le imprese, dal momento che l’attore, in qualità di titolare di azioni, era da considerarsi socio dell’allora convenuta.

Il giudice di prime cure, accogliendo l’eccezione, aveva dichiarato la propria incompetenza funzionale, a favore dell’indicato Tribunale di Bologna, Sezione specializzata per le imprese, rilevando, a tal riguardo, che, ai sensi dell’art. 3, secondo comma, lett. b), D.lgs. n. 168/2003, la competenza delle sezioni specializzate si [dovesse rinvenire] non solamente ove si disquisisca in ordine ai diritti dei soci in quanto tali (ossia ai diritti strettamente derivanti dalla partecipazione sociale), ma, più in generale, ogniqualvolta la questione attenga a rapporti giuridici endosocietari o comunque connessi alla dinamica della vita della società. Più nello specifico, le circostanze fattuali oggetto della controversia, apparentemente al confine fra la materia societaria e il diritto finanziario (stante la richiesta attorea di una pronuncia di nullità di più operazioni di acquisto di azioni societarie), non potevano essere assoggettate a quell’orientamento della giurisprudenza di legittimità che, in fattispecie non dissimili, avevano escluso la competenza delle Sezioni specializzate, poiché con caratteri parzialmente differenti dall’ipotesi ordinaria, rispetto alla quale si era venuto a formare il prefato indirizzo ermeneutico. Trattavasi, segnatamente, di azioni emesse dalla stessa Banca convenuta, che concentra[va] in sé sia il ruolo di intermediario finanziario, sia di società titolare del capitale oggetto di acquisto: era venuto, quindi, in rilievo in via diretta (e non solo in via mediata) il rapporto societario e l’attore aveva agito, consequenzialmente, non solo in qualità di investitore, ma anche in qualità di socio.

A giudizio del Tribunale non poteva, peraltro, essere taciuta l’ulteriore circostanza per cui la normativa del TUF sarebbe potuta venire in rilievo unicamente per invocare la nullità del contratto – quadro, dovendosi, per converso, richiamare le regole civilistiche in relazione ai singoli ordini di acquisto delle azioni (in quanto frutto di una specifica pattuizione e non meramente consequenziali al contratto quadro).

 

Il motivo di ricorso.

Avverso siffatto provvedimento, l’attore proponeva ricorso per cassazione, presentando un’istanza di regolamento necessario di competenza, ex art. 42 c.p.c. La Banca resisteva, depositando memoria difensiva.

Con l’unico motivo, il ricorrente deduceva la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 3, secondo comma, lett. a) e b), D.lgs. n. 168/2003, avendo l’ordinanza gravata erroneamente ritenuto che le richiamate previsioni normative siano attributive alle Sezioni specializzate in materia d’impresa della competenza a risolvere tutte le controversie promosse contro l’Intermediario finanziario, in relazione alla distribuzione dei titoli dallo stesso emessi. L’azione giudiziale, sì come precisato dalla stessa parte, era finalizzata all’ottenimento della restituzione dell’indebito oggettivo incamerato dalla Banca e/o il risarcimento del danno patito e che, a livello di causa petendi, si sorregge[va] sulla nullità del contratto quadro d’investimento, sull’annullabilità delle singole operazioni di investimento e sugli illeciti o inadempimenti commessi dall’intermediario finanziario nella fase precontrattuale (con riferimento, nello specifico, ai doveri di informazione, nonché all’inadeguatezza dell’investimento consigliato).

 

La decisione della Corte.

La Sesta Sezione Civile ritiene meritevole di accoglimento il ricorso.

Come già rilevato in precedenti pronunciamenti, nella formulazione complessiva della norma dell’art. 3 D.lgs. n. 168/2003 (e successive modifiche) risulta posto l’accento su quel che costituisce l’oggetto della controversia, che deve essere influenzato in via diretta dalla questione societaria, e in tal senso milita nella lett. a) il riferimento ai “rapporti societari”, così come nella previsione della lett. b) l’attinenza alle partecipazioni sociali e ai diritti inerenti. In altri termini, la disposizione normativa de qua ha inteso valorizzare, ai fini dell’individuazione della competenza delle Sezioni specializzate, il legame diretto della controversia con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, riscontrabile alla stregua del petitum sostanziale, identificabile in funzione soprattutto della causa petendi, per l’intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio.

Ne consegue una delimitazione coerente con l’esigenza di evitare l’ampliamento eccessivamente incerto della competenza societaria delle sezioni specializzate[1].

Ciò posto, il Collegio ritiene che i motivi addotti dal Tribunale di Rimini, assunti quali elementi sintomatici di una presunta differenza ontologica della fattispecie esaminata, non possano costituire ragioni giustificative di una deviazione dalle regole base, appena sopra ribadite, né, tantomeno, di uno spostamento di competenza, dal giudice ordinario alle Sezioni specializzate.

Di tal guisa, la circostanza che gli acquisti avessero riguardato titoli azionari emessi dallo stesso Intermediario proponente l’operazione è da assumersi nella sua neutralità, sotto il profilo del radicamento della competenza funzionale.

Che il ricorrente, acquistando i titoli della Banca, ne sia diventato (anche) socio, non può, in nessun caso, eludere la constatazione che ciò sia avvenuto sulla base (e in esecuzione) di un contratto di intermediazione finanziaria, intercorso tra le parti, a mezzo di appositi ordini di acquisti. Né, parimenti, l’acquisto della qualità di socio può ragionevolmente aggiungere un quid pluris alla fattispecie, essendo, invero, conseguenza del tutto fisiologica di tutti gli investimenti in titoli azionari.

Da ultimo, si rivelano inconferenti sia la circostanza che siano state poste in essere molteplici operazioni di acquisto (ininfluente sulla causa petendi o sul petitum sostanziale dell’azione), che la subordinazione dell’effettivo e pieno acquisto della qualità di socio a una delibera del consiglio di amministrazione della Banca (che è evento comune all’intero fenomeno delle società cooperative e, al contempo, non incide sulla sussistenza o sullo svolgimento dei rapporti di intermediazione finanziaria).

 

Qui il testo integrale dell’ordinanza.


[1] In questi termini, Cass. Civ., Sez. VI, 4 aprile 2017, n. 8738, con nota di G. Romano, Trasferimento di partecipazioni sociali e competenza del tribunale delle imprese, in Ilsocietario.it, 13 ottobre 2017.

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